Dieci progetti per 76 GWh superano il primo filtro dell’autorità britannica Ofgem

Cosa significa progettare 100 GWh di batterie di lunga durata quando la produzione annuale di Tesla, il più grande produttore mondiale di sistemi di accumulo, si è fermata a 46.7 GWh nel 2025? È un balzo di scala che costringe a ripensare non solo i numeri, ma l’architettura stessa della rete. Il portafoglio annunciato da NatPower UK — 12.5 GW di potenza e 100 GWh di capacità complessiva tra batterie di lunga durata e generazione rinnovabile — non è un traguardo simbolico: è un moltiplicatore che ridisegna le gerarchie del mercato dello storage.

La scommessa delle batterie ‘long-duration’

Per capire la portata di questi numeri serve una distinzione tecnica. Le batterie agli ioni di litio installate finora sulla rete — anche quelle su larga scala — operano tipicamente su finestre di una o due ore: servono a regolare la frequenza, assorbire i picchi di produzione fotovoltaica di mezzogiorno e restituirli nel tardo pomeriggio. Sono dispositivi di potenza, ottimizzati per erogare tanta energia in poco tempo. Lo storage di lunga durata cambia completamente la funzione: parliamo di sistemi progettati per erogare energia per quattro, otto, fino a dodici ore consecutive — in alcuni casi anche di più. Non si tratta di smorzare un picco, ma di spostare interi blocchi di generazione da un momento della giornata all’altro, o addirittura da un giorno all’altro.

Tuttavia, un portafoglio di progetti sulla carta — per quanto imponente — non basta. La prova del nove arriva dai regolatori, che devono verificare la sostenibilità tecnica ed economica di ogni impianto prima che possa connettersi alla rete.

Il banco di prova di Ofgem

Ed è proprio quello che è successo ieri: dieci progetti targati NatPower UK, per un totale di 9.5 GW e 76 GWh, hanno ricevuto da Ofgem — l’autorità di regolazione britannica per i mercati dell’energia — la conferma di idoneità per accedere alla fase successiva di valutazione all’interno della Long Duration Energy Storage Cap & Floor Window 1. Si tratta del meccanismo che il governo britannico ha introdotto per sostenere proprio lo storage di lunga durata, garantendo un ricavo minimo — il floor — in cambio di un tetto ai profitti — il cap —, in modo da rendere finanziabili tecnologie che altrimenti faticherebbero a competere sui mercati dell’energia di breve termine. Secondo i dati diffusi da NatPower UK, tutti e dieci i progetti presentati hanno superato questo primo filtro tecnico-economico. È un passaggio che trasforma una promessa industriale in qualcosa di molto più concreto: un insieme di impianti che ora entrano nella fase di progettazione esecutiva e autorizzativa.

Superato lo scoglio dell’idoneità, la domanda si sposta su chi dovrà materialmente installare, collaudare e gestire questi sistemi.

Cosa cambia sul campo

Per chi progetta e installa sistemi di accumulo, la notizia non è solo regolatoria: è l’avvio di una fase operativa su scala mai vista nel Regno Unito. Nove virgola cinque gigawatt di potenza distribuiti su dieci progetti significano un volume di cantieri, connessioni alla rete di trasmissione, sistemi di conversione e controllo che richiederà una mobilitazione di competenze tecniche e catene di fornitura senza precedenti per il settore dello storage britannico.

I 76 GWh di capacità che hanno ottenuto il via libera preliminare rappresentano, da soli, un’infrastruttura in grado di assorbire l’equivalente della produzione di diverse grandi centrali per molte ore consecutive, per poi restituirla quando la domanda lo richiede. Per i gestori di rete, questo cambia radicalmente le logiche di dispacciamento: non si tratta più di gestire l’intermittenza minuto per minuto, ma di poter contare su una riserva strategica che sposta il baricentro della programmazione dal breve al medio termine.

NatPower — fondata nel 2019, quindi con una storia relativamente breve — ha costruito questo portafoglio in pochi anni, dimostrando che la velocità di sviluppo nel settore dello storage può essere molto più elevata di quanto si pensasse. È un segnale per l’intera filiera: produttori di batterie, integratori di sistema, studi di progettazione elettrica e imprese di installazione si trovano di fronte a una pipeline di commesse che, se confermata, saturerà la capacità realizzativa del settore per anni.

La domanda non è più se lo storage di lunga durata arriverà, ma chi sarà pronto a installarlo e gestirlo.