Moeve e ArcelorMittal: biogas, idrogeno e biocombustibili per un acciaio a basse emissioni.
A metà ottobre, a poco più di un mese dal comunicato diffuso lo scorso 9 settembre, il dettaglio che conta nella piattaforma G2G — Green Molecules to Green Steel — non è la firma tra Moeve e ArcelorMittal, ma la scelta di chimica industriale che la regge. Secondo il comunicato congiunto di Moeve e ArcelorMittal, la piattaforma non punta sull’idrogeno come unica risposta, bensì su un portafoglio di biogas, biometano, idrogeno rinnovabile e biocombustibili di seconda generazione, per accelerare la transizione a un acciaio a basse emissioni di CO₂ economicamente sostenibile. È questa decisione tecnica, più del nome della partnership, a dire se la decarbonizzazione siderurgica è una promessa industriale o una scommessa di carta.
Non un’unica molecola: il portafoglio G2G
La piattaforma nasce come società paritetica al 50% tra Moeve e ArcelorMittal, con fondi propri per sviluppare i singoli progetti. Sotto il profilo tecnico, la scelta di distribuire la scommessa su più molecole verdi ha una logica industriale precisa: il biometano e il biogas possono essere impiegati nei processi termici con infrastrutture già note, mentre l’idrogeno rinnovabile e i suoi derivati richiedono una maturazione diversa, sul fronte dei costi e della logistica. I biocombustibili di seconda generazione, ottenuti da materie prime che non competono con le colture alimentari, completano un ventaglio che riduce il rischio tecnologico dell’intero passaggio.
A questo disegno partecipa anche Sekuens, l’Agenzia di Scienza, Competitività Imprenditoriale e Innovazione Asturiana, che entrerà nei progetti attraverso i veicoli di finanziamento disponibili e futuri per l’innovazione nella regione. Il terreno spagnolo non è casuale: ArcelorMittal ha in Spagna i due progetti di punta per l’acciaio a basse emissioni in Europa — a Sestao, con prodotti piani XCarb® riciclati e realizzati con energia rinnovabile, e a Gijón, per i prodotti lunghi. Sul fronte energetico, Moeve ha impostato la propria tabella di marcia Positive Motion per guidare la transizione dal 2030, con una nuova raffineria di biocombustibili di seconda generazione già in costruzione e lo sviluppo del Valle Andaluz del Hidrógeno Verde.
Il paradosso dei sussidi restituiti
Ma c’è un fatto che raffredda l’entusiasmo. La stessa ArcelorMittal che investe in Spagna ha restituito 1,3 miliardi di euro di sussidi tedeschi, citando la lentezza della transizione energetica e l’idrogeno verde non competitivo. Il dato va letto dentro un contesto ampio: l’industria siderurgica dell’Unione Europea pesa per il 5% delle emissioni totali del blocco. Non è una nicchia ambientale: è uno dei nodi principali della decarbonizzazione continentale.
Il paradosso è solo apparente. G2G in Spagna e la restituzione dei sussidi in Germania sono due facce dello stesso problema: se l’idrogeno verde costa troppo rispetto alle alternative fossili, nessun progetto regge il confronto con i conti. Il comunicato spagnolo parla esplicitamente di acciaio a basse emissioni economicamente sostenibile — una qualificazione che sposta il baricentro dalla tecnologia al prezzo delle molecole verdi. La restituzione dei 1,3 miliardi tedeschi mostra che, dove quel prezzo non regge, si frena. Non è la chimica a mancare: è la convenienza economica.
Il punto, per chi segue i bilanci del settore, è che il costo delle molecole verdi si misura in euro per MWh, e finché quel numero non scende sotto una soglia accettabile, la decarbonizzazione siderurgica resta legata a sussidi, certificati e strumenti pubblici. Lo scenario tedesco lo dimostra: quando i conti non tornano, nemmeno i miliardi di sostegno bastano a mantenere un progetto aperto.
Il conto per l’Asturia
Se il costo delle molecole verdi resta il vincolo, cosa si porta a casa il territorio asturiano? Sul fronte del risparmio, l’accordo dovrebbe ridurre il consumo energetico annuo fino a 2,1 TWh, pari a oltre il 5% del consumo energetico totale del Principato delle Asturie. Una volta completata la transizione, si stima un taglio di 1 milione di tonnellate all’anno di emissioni di CO₂ dal settore siderurgico della regione.
Sono numeri da impianto, non da comunicato: 2,1 TWh rappresentano una riduzione tangibile del fabbisogno energetico, non un risparmio simbolico. La presenza di Sekuens nei veicoli di finanziamento regionali indica che parte dell’investimento passerà da strumenti pubblici asturiani, non solo da capitale privato. Sul fronte Moeve, la transizione prevede un investimento fino a 8 miliardi di euro, con oltre il 60% destinato ad attività sostenibili.
Tuttavia, quei risultati dipendono dalla disponibilità e dal prezzo delle molecole verdi, non solo dalla firma dell’accordo. La riduzione delle emissioni sarà tanto più concreta quanto più il costo del biogas, del biometano e dell’idrogeno rinnovabile scenderà verso soglie competitive. L’infrastruttura di G2G traccia una strada tecnica, ma la velocità di percorrenza la decide il mercato.
Per chi gestisce un impianto siderurgico, la domanda non è più se decarbonizzare, ma a che prezzo. La piattaforma G2G mostra che l’idrogeno non è l’unica via: biogas, biometano e biocombustibili di seconda generazione offrono alternative concrete. Ma i 1,3 miliardi di euro restituiti in Germania ricordano che la transizione si misura in euro per MWh, non solo in tonnellate di CO₂ evitate.




