HHI sotto 2.000 nel retail elettrico, ma la frammentazione non garantisce concorrenza sana.

1.699. È l’indice che misura la vera temperatura del mercato libero dell’energia: sotto la soglia critica, ma in un equilibrio che si regge su una porta girevole di operatori. A fine luglio e fine agosto, l’elenco Mase delle imprese autorizzate alla vendita di energia elettrica ha aggiunto 19 nuovi nomi; si sono registrate anche 3 reintegrazioni di operatori precedentemente esclusi e 2 cancellazioni. L’elenco dei venditori gas, invece, è cresciuto di 29 nuovi nomi.

Il numero che conta non è quanti sono, ma quanto pesano. Perché dietro l’aggiornamento degli elenchi c’è un mercato in continuo rimescolamento, in cui l’ingresso non è mai un punto di arrivo.

Porta girevole: chi entra, chi esce

Ogni aggiornamento del Mase funziona come una fotografia in movimento: entrano nuovi venditori, rientrano operatori che erano stati esclusi, altri escono di scena. Sul fronte dell’energia elettrica, tra fine luglio e fine agosto, il saldo è di 19 ingressi, 3 reintegrazioni e 2 cancellazioni. Sul gas il movimento è ancora più ampio: 29 nuovi nomi. Non è un dettaglio: significa che la platea dei venditori non è stabile, ma si rimescola di mese in mese.

Eppure l’elenco non basta. Avere tanti nomi non dice quanta concorrenza reale ci sia dietro ogni ragione sociale, né quanto pesino davvero i grandi gruppi rispetto ai nuovi entranti. La domanda resta: quanta pressione competitiva c’è, in concreto, per chi compra elettricità e gas?

1699: il numero che spiazza

La risposta è in un indice: 1.699. Nel 2024, secondo la fotografia Arera, l’indice HHI del mercato retail elettrico italiano è stato pari a 1.699, al di sotto della soglia di 2.000 considerata rappresentativa di mercati con criticità a livello concorrenziale. In altre parole, la concentrazione non viene segnalata come un problema formale. Ma la fotografia Arera del 2024 racconta anche un’altra cosa: nel mercato libero di elettricità e gas cala la quota dei grandi gruppi e i player di dimensioni ridotte esercitano maggiore pressione competitiva in tutti i segmenti.

È il paradosso del mercato retail: un indice sotto la soglia critica convive con un arretramento dei grandi gruppi e una pressione crescente dei piccoli. La frammentazione non è di per sé una garanzia di concorrenza sana. Tanti operatori in elenco possono significare concorrenza viva, ma anche un mercato in cui i venditori si avvicendano rapidamente e il consumatore fatica a orientarsi. La soglia di 2.000 segnala solo che non c’è una criticità di concentrazione; non dice se il mercato funziona davvero per chi lo vive tutti i giorni.

Se i numeri dicono concorrenza, la domanda diventa un’altra: le regole sono all’altezza di proteggerla?

Il cantiere delle regole

Il quadro normativo non è neutro. La liberalizzazione ha radici lontane: l’EVE è stato previsto dalla Legge 4 agosto 2017, n. 124, la legge annuale per il mercato e la concorrenza, nell’ambito del processo di completa liberalizzazione dei mercati finali energetici. Sul gas, la vendita è disciplinata dagli articoli 17 e 18 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 e dal decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica 19 maggio 2025, n. 85. Regole che definiscono chi può entrare e chi può vendere, ma che arrivano dopo un mercato già in movimento, e non sempre viaggiano alla stessa velocità.

Ora tocca a chi sta sul mercato: i nuovi entranti dimostreranno di non essere solo nomi in elenco? E i consumatori sapranno usare un mercato che cambia più in fretta delle regole?