La contea contesta gli impatti cumulativi di più impianti autorizzati in poche settimane, tra cui Beacon Fen da 400 MW

Chi vive in campagna conosce bene questo dubbio. Guardi i campi intorno a casa e ti chiedi se fra qualche anno saranno distese di pannelli e batterie. E ti chiedi se qualcuno abbia mai sommato tutti i progetti in arrivo nella zona. Per chi abita tra Heckington e Sleaford, nel Lincolnshire, quel dubbio è diventato concreto lo scorso 21 agosto. Quel giorno il ministro Curran, a nome del Segretario di Stato, ha concesso l’autorizzazione allo sviluppo per il Beacon Fen Energy Park. Da allora sono passati due mesi. La decisione non è più una notizia fresca, ma è utile per capire due cose: come funziona oggi il sistema britannico per i grandi impianti solari, e dove si è spostato lo scontro.

Cosa è stato approvato, e in quanto tempo

I numeri del progetto sono questi. È un impianto solare fotovoltaico da 400 MW, con un sistema di accumulo a batteria fino a 600 MVA, una sottostazione nell’area e il relativo collegamento elettrico. Il sito si trova 2,5 chilometri a nord di Heckington e 6,5 chilometri a nord-est di Sleaford. L’energia arriverà alla rete attraverso Bicker Fen. Il richiedente è la società Beacon Fen Energy Park Limited. Secondo la scheda ufficiale, il progetto è ora nella fase successiva alla decisione.

Contano anche i tempi. Come ricostruisce la comunicazione del governo britannico sulla decisione, la domanda era stata presentata al Planning Inspectorate già l’8 aprile 2025. Era stata accettata per l’esame il 1° maggio 2025. Dalla presentazione al via libera sono passati poco più di sedici mesi. Il governo sottolinea che Beacon Fen è la 112ª domanda in campo energetico su 180 esaminate finora. Anche questa volta l’esame si è chiuso entro i tempi fissati dal Planning Act 2008, la legge che regola i progetti infrastrutturali di interesse nazionale, i cosiddetti NSIP. Per chi abita nella zona, il messaggio è chiaro: la procedura non si impantana, e la data della decisione si può prevedere con buona approssimazione.

Un progetto dopo l’altro: il ritmo delle approvazioni

Se si allarga lo sguardo oltre i campi di Heckington, si vede che Beacon Fen non è un caso isolato. Secondo l’annuncio diffuso dallo sviluppatore, è il primo grande impianto solare autorizzato con un DCO, l’ordine di autorizzazione allo sviluppo, dal nuovo Segretario di Stato del DESNZ, il dipartimento britannico per l’energia. Il primo, però, di una serie che era già in corsa prima del suo arrivo.

Basta guardare le settimane precedenti. Come riporta un’analisi di settore sull’approvazione di Beacon Fen, nelle sole prime due settimane di luglio il dipartimento aveva approvato il progetto One Earth Solar Farm da 740 MW. Nello stesso periodo erano arrivati il via libera al progetto East Riding da 320 MW e al progetto Dean Moor da 150 MW. In pochi giorni, quindi, sono stati autorizzati più di 1.200 MW. A questi si aggiungono i 400 MW di Beacon Fen ad agosto.

Qui sta il punto della questione. Ogni progetto viene esaminato da solo, con le sue carte, le sue udienze e il suo calendario. E da solo rispetta le regole e i tempi previsti dalla legge. Il ritmo complessivo, però, è veloce. Per chi vive in un’area dove le richieste si concentrano, la domanda cambia. Non conta più soltanto se questo impianto vada bene. Conta che cosa diventa il territorio quando gli impianti sono tre, quattro o cinque nello stesso raggio. Chi tiene il conto?

La contea va in tribunale: cosa cambia per chi vive lì

Nel Lincolnshire qualcuno ha deciso di porre la domanda in modo formale. Il Lincolnshire County Council ha avviato un ricorso giudiziario contro l’approvazione, cioè una judicial review. La tesi è che gli impatti cumulativi dei progetti solari di interesse nazionale concentrati nella contea abbiano avuto troppo poco peso nella decisione. In altre parole, la contea non contesta solo Beacon Fen. Contesta il modo in cui si valuta l’insieme. Il dubbio del residente che guarda i campi intorno a casa diventa così una questione di diritto.

Che cosa può aspettarsi chi vive o lavora nella zona? Per ora conviene restare ai fatti, senza fare previsioni. L’autorizzazione c’è e il progetto è formalmente nella fase post-decisionale. Il ricorso, d’altra parte, porta davanti ai giudici proprio il tema che preoccupa di più chi abita in un’area con molte richieste. Come peseranno i giudici l’effetto d’insieme rispetto alla valutazione del singolo impianto? Dalle fonti disponibili non è possibile dirlo, e sarebbe scorretto anticiparlo. Per un agricoltore che affitta terreni, per un’impresa locale o per una famiglia che sta pensando di comprare casa nei dintorni, la risposta può fare una differenza concreta.

Chi vive vicino a questi progetti dovrebbe quindi tenere a mente due cose. La prima: la procedura NSIP prevista dal Planning Act 2008 ha tempi certi e prevedibili. Beacon Fen e i suoi 112 predecessori energetici lo confermano. Aspettarsi che un progetto si blocchi per lungaggini burocratiche, in genere, è un’illusione. La seconda: gli impatti cumulativi sono il terreno su cui gli enti locali hanno scelto di dare battaglia. Per questo conviene seguire l’esito del ricorso del Lincolnshire. Dirà se, nel valutare un territorio, la somma dei progetti conta quanto ciascun progetto preso da solo.