L’aggravio del 30% sui costi dell’elettrolizzatore a Partinico segna l’avvio della Hydrogen Valley siciliana

L’elettrolizzatore da 1 MW è stato messo in funzione a Partinico lo scorso 30 giugno. Il cantiere si è chiuso nei tempi previsti e la fase di ricerca e sviluppo è ufficialmente partita. Fin qui, la cronaca di un’inaugurazione. Ma il dato che pesa sul futuro della Hydrogen Valley siciliana è un altro: l’investimento iniziale preventivato era di 5,38 milioni di euro e le risorse effettivamente impegnate sono arrivate a circa 7 milioni, con un aggravio del 30% rispetto ai conti di partenza. Di quei 5,38 milioni, 4,8 arrivavano da finanziamento pubblico. Il resto, fino a toccare i 7 milioni complessivi, lo ha messo l’azienda. Un conto salato, prima ancora che il primo chilo di idrogeno verde uscisse dall’impianto.

Il conto salato dell’innovazione

Il progetto porta la firma di Magic Engineering, società con sede proprio a Partinico che ha chiuso il 2025 con oltre 30 milioni di euro di fatturato e più di 100 dipendenti. Numeri che raccontano un’azienda solida, in grado di assorbire lo sforamento senza drammi. Resta la domanda: cosa ha fatto lievitare il budget in modo così marcato? La risposta non sta in un singolo errore di calcolo, ma nella natura stessa della tecnologia scelta e negli standard di purezza richiesti per rendere l’idrogeno utilizzabile in contesti industriali.

Il cuore dell’impianto è un elettrolizzatore fornito da Ansaldo Green Tech che utilizza la tecnologia AEM a scambio anionico, una via di mezzo ancora poco battuta tra gli alcalini tradizionali e i più costosi sistemi a membrana polimerica. L’AEM promette efficienze interessanti e costi operativi contenuti nel lungo periodo, ma richiede materiali e componenti che sul mercato hanno subito rincari significativi negli ultimi due anni. A questo si aggiunge l’obiettivo di produzione dichiarato: oltre 500 kg di idrogeno verde al giorno con una purezza del 99,9%. Raggiungere quel livello di purezza — indispensabile per applicazioni che vanno dalla mobilità alla sostituzione di combustibili fossili nei processi industriali — comporta sistemi di purificazione e controllo che hanno un costo non trascurabile. L’aumento dei costi, in altre parole, non è un incidente di percorso ma il prezzo di una scommessa tecnologica precisa.

L’impianto di Partinico non è un esperimento isolato. A poche decine di chilometri di distanza, sul fronte orientale dell’isola, si gioca una partita parallela che aiuta a leggere la posta in gioco.

Tecnologia, concorrenza e sogni regionali

La risposta va cercata oltre i numeri di Partinico, in un ecosistema che lega innovazione industriale e fondi pubblici in una corsa che coinvolge alcuni dei nomi più solidi della manifattura italiana. Duferco Energia e Ansaldo Green Tech hanno firmato un accordo strategico per la fornitura e messa in servizio di un elettrolizzatore da 1 MW destinato al progetto Hydrogen Valley a Giammoro, nel messinese. L’operazione è sostenuta dal Pnrr attraverso la Regione Siciliana e rappresenta il secondo tassello di un disegno che punta a fare dell’isola un laboratorio nazionale per l’idrogeno verde.

L’impianto di Giammoro sarà speculare per potenza a quello di Partinico — 1 MW di elettrolizzatore — ma sarà alimentato da un parco fotovoltaico da 4 MW, con una produzione attesa di circa 100 tonnellate annue di idrogeno verde. Numeri che, messi in fila, restituiscono la scala reale di questi progetti: significativi per un contesto regionale, ancora lontani da volumi capaci di incidere sui bilanci energetici nazionali. Duferco, dal canto suo, ha ottenuto un finanziamento da 21 milioni di euro da Banco BPM, assistito da garanzia SACE, per il più ampio piano di reindustrializzazione del polo siderurgico di Giammoro. L’idrogeno non è l’unico pezzo in movimento: è l’innesco per trasformare un’area industriale storica in un hub a basse emissioni, con la produzione di acciaio che resta il cliente principale, quello capace di assorbire volumi consistenti e di giustificare gli investimenti.

Il confronto tra Partinico e Giammoro mostra due velocità diverse. Da un lato, una media impresa — Magic Engineering — che accelera con risorse proprie e pubbliche su un progetto di ricerca e sviluppo, pagando il biglietto di ingresso a una tecnologia ancora in fase di maturazione. Dall’altro, un gruppo internazionale — Duferco — che incardina l’idrogeno in un piano di reindustrializzazione più vasto, con finanziamenti bancari e garanzie istituzionali a fare da rete di sicurezza. Due modelli che convivono nella stessa regione, finanziati da bandi diversi, ma che condividono la stessa incognita: i costi di esercizio e la capacità di collocare l’idrogeno prodotto a prezzi che reggano il confronto con le alternative fossili.

La Regione Siciliana, intanto, continua a muovere le sue pedine. Il programma Fesr Sicilia 2021-2027 è il canale principale attraverso cui passano le risorse per le tecnologie pulite, e il fatto che due progetti su scala simile siano stati finanziati in parallelo suggerisce una strategia non episodica. Ma la domanda che resta aperta è se questa molteplicità di iniziative troverà una regia comune, o se ciascun progetto procederà per la propria strada, moltiplicando costi fissi e infrastrutture senza raggiungere la massa critica necessaria a far scendere i costi di produzione.

Il futuro in due progetti (e 10 milioni di scommessa)

Mentre l’elettrolizzatore di Partinico inizia a produrre, un secondo capitolo è già scritto nei bandi regionali. Magic Engineering ha ottenuto un finanziamento superiore a 10 milioni di euro dal programma Fesr Sicilia 2021-2027 per il progetto “H2 P-JUMP”, che lavorerà sulla ricerca di sistemi sicuri e meno costosi per lo stoccaggio dell’idrogeno a pressioni diverse. Non si tratta più solo di produrre: il nodo si sposta su come conservare e trasportare ciò che l’impianto genera, uno degli anelli più deboli e costosi dell’intera filiera.

Il finanziamento è consistente — oltre 10 milioni — e arriva dopo che l’investimento iniziale per l’elettrolizzatore ha già mostrato quanto sia facile sforare i preventivi quando si lavora su tecnologie non ancora standardizzate. Il doppio impegno, su produzione e stoccaggio, rivela una consapevolezza: produrre idrogeno verde è relativamente semplice, farlo a costi che lo rendano una materia prima competitiva è un’altra faccenda. La resa dei conti sarà sui bilanci operativi dei prossimi due o tre anni e sulla capacità di attrarre clienti finali disposti a pagare un premio per l’idrogeno pulito. Al momento, di quei clienti se ne vedono pochi, e la domanda industriale resta concentrata in poche filiere — siderurgia, chimica, trasporto pesante — dove la scala conta più della sostenibilità.

L’idrogeno in Sicilia è realtà, ma la sua competitività dipenderà dai prossimi bilanci, non dai comunicati stampa. L’aggravio del 30% sui costi di Partinico è un campanello d’allarme che suona per tutti gli attori in campo: la corsa è partita, ma il carburante — fatto di capitale paziente e di una domanda ancora da costruire — costa più del previsto. Chi riuscirà a integrare produzione, stoccaggio e utilizzo finale in una filiera corta potrà giocarsela. Chi resterà in attesa del cliente perfetto rischia di trovarsi con un impianto all’avanguardia e nessuno a cui vendere l’idrogeno che produce.