A Napajedla l’impianto produce idrogeno con l’energia solare del tetto, fino a 100 chilogrammi al giorno
Chi in Cechia ha mai valutato un’auto a idrogeno si è sempre scontrato con una domanda pratica: dove faccio il pieno? Finora la risposta è stata quasi sempre «altrove». A Napajedla, nella regione di Zlín, è in arrivo una risposta diversa: secondo l’annuncio di Solar Global diffuso a fine agosto, la nuova stazione di rifornimento a idrogeno di Napajedla sarà l’unica in Repubblica Ceca a permettere alle auto di fare il pieno a piena pressione di riempimento. Non è una promessa generica: il sito è legato a un impianto di produzione vero, alimentato da un fotovoltaico proprio.
Dove si fa il pieno? L’eccezione di Napajedla
Il progetto si chiama SG Hydrogen ed è, come spiegano i promotori, il primo progetto ceco di elettrolizzatore commerciale per la produzione di idrogeno verde con l’elettricità del proprio tetto solare. La tecnologia scelta è un elettrolizzatore a membrana polimerica, di tipo PEM: secondo H-TEC SYSTEMS ha una potenza nominale di 225 kilowatt e può produrre fino a 100 chilogrammi di idrogeno al giorno. L’energia necessaria alla produzione arriverà da un impianto fotovoltaico su tetto da 600 kilowatt.
Il punto di riferimento fisico è il centro di sviluppo e logistica di Solar Global nella zona industriale di Napajedla, in cui il gruppo ha investito più di 100 milioni di corone ceche. In pratica, chi abita nella regione di Zlín non dovrà più guardare lontano: il pieno, a quella pressione, si fa qui. Ma un distributore, per quanto moderno, si regge solo se produrre idrogeno costa meno di quanto si pensi.
Il costo del primo chilo: numeri che cambiano le scelte
Per capire se conviene, bisogna guardare i numeri dietro il primo chilo. Negli ultimi dieci anni i progressi tecnologici hanno ridotto del 60% il costo degli elettrolizzatori: il componente che rendeva proibitivo il primo chilo comincia ad avere prezzi più accettabili. È la variabile che, più di ogni altra, decide se l’idrogeno verde diventa una scelta di mobilità o resta una curiosità da laboratorio.
L’impianto di Napajedla aiuta a tradurre il dato in pratica quotidiana. In una giornata, stima Solar Global, l’elettrolizzatore può produrre idrogeno sufficiente a percorrere circa 8.000 chilometri con un’auto a idrogeno. Non basta a ribaltare il mercato nazionale, ma è un test reale su cosa significhi riempire serbatoi con l’energia solare raccolta sul tetto.
Il contesto nazionale va nella stessa direzione. Entro il 2030 l’obiettivo è produrre circa 20.000 tonnellate di idrogeno rinnovabile all’anno: per riuscirci serviranno nuovi elettrolizzatori per 400 MWe. Anche il sostegno pubblico ha già messo le fondamenta: la produzione del primo chilogrammo di idrogeno del Paese è stata finanziata dal Fondo ambientale statale della Repubblica Ceca, e il ministero dell’ambiente ha sostenuto quattro elettrolizzatori attraverso il fondo ambientale. Il punto, però, è un altro: la vera funzione dell’elettrolizzatore non è solo riempire serbatoi, ma immagazzinare l’energia del tetto.
Una batteria chimica sul tetto: cosa cambia per te
Dai numeri alla funzione. Per un’azienda con un tetto fotovoltaico, l’elettrolizzatore è prima di tutto un accumulatore: la sua destinazione principale è lo stoccaggio di energia. Quando il sole produce più del necessario, l’idrogeno conserva l’eccesso per usarlo dopo. È la stessa logica di una batteria, solo in forma chimica: più lenta, ma capace di tenere l’energia per tempi lunghi.
Per chi cerca un’auto a idrogeno, il dettaglio che conta è la pressione di rifornimento. Nel panorama esistente non tutte le stazioni offrono il pieno alla pressione completa, e questo incide su autonomia e tempi. Una stazione di rifornimento del gruppo ORLEN, descritta in un comunicato del marzo 2023, dispone già di due erogatori con 700 bar per le auto e 350 bar per i veicoli più grandi: un promemoria del fatto che il «pieno vero» per le auto non è un dettaglio scontato.
Sul fronte industriale, lo specialista dell’idrogeno H-TEC SYSTEMS è diventato Quest One e punta a evitare, entro il 2050, l’1% delle emissioni globali di gas serra grazie ai propri elettrolizzatori. Per chi produce o acquista, è un segnale di standardizzazione: i costruttori passano dalla nicchia alla serie, e i costi continuano a scendere.
Non serve aspettare il 2030 per farsi un’idea. Chi guida un’auto a idrogeno o produce energia da fotovoltaico può osservare da vicino un banco di prova reale: a Napajedla il pieno a piena pressione è finalmente a portata di mano, i costi degli elettrolizzatori scendono e la funzione di accumulo rende l’idrogeno interessante anche per chi non pensa affatto all’auto. Il primo passo, come sempre, è guardare i numeri reali: e qui sono in arrivo.




