Il sorpasso del GNL è un vincolo fisico: mancano le rinnovabili e il prezzo dell’elettricità frena la domanda
Il gas naturale non è più soltanto una voce di import. È diventato il primo canale di approvvigionamento italiano. Non grazie a un nuovo metanodotto, ma a una nave rigassificatrice ormeggiata a Ravenna. Secondo l’analisi pubblicata dalla Staffetta Quotidiana, nel 2025 in Italia sono diminuiti i consumi di petrolio e di prodotti petroliferi, mentre sono aumentati quelli di gas naturale. Le lavorazioni delle raffinerie sono calate leggermente e i consumi di energia elettrica sono rimasti stabili, con il gas che resta la prima fonte. Il bilancio si chiude così: diversificazione degli approvvigionamenti in corso, decarbonizzazione al palo.
La novità strutturale è il sorpasso del GNL. Secondo l’analisi trimestrale ENEA sul primo semestre 2025, l’entrata in funzione del rigassificatore di Ravenna ha portato le importazioni di GNL a superare il gas algerino come prima fonte di approvvigionamento italiana, raggiungendo il 35% del totale. È un sorpasso di tipo nuovo: non un gasdotto che cambia i flussi, ma una capacità di rigassificazione che sposta il baricentro dell’import dal Mediterraneo alle navi metaniere. Per la sicurezza energetica è una buona notizia. Per il bilancio emissivo, però, è solo gas che cambia bandiera.
Il gas avanza, le rinnovabili restano indietro
Il bilancio del 2025, ricostruito nell’analisi trimestrale ENEA sull’anno 2025, mette in fila le contraddizioni del sistema. Le rinnovabili crescono, ma restano in ritardo significativo: circa il 20% dei consumi finali contro il 25% previsto, ovvero circa 23 Mtep contro i 29 Mtep indicati nel PNIEC. In parallelo il gas aumenta del 2% e, rispetto alle attese, anche il petrolio viaggia al +20% rispetto allo scenario PNIEC. Tradotto in linguaggio impiantistico: la quota fossile non arretra, cambia soltanto provenienza.
Il risultato è un sistema che si diversifica ma non si decarbonizza. Il percorso di diversificazione degli approvvigionamenti è proseguito, con il GNL che diventa la prima fonte di import. Ma se le rinnovabili dovrebbero coprire quella differenza, i numeri dicono che mancano ancora 6 Mtep. E finché il gas tiene la prima linea, il prezzo dell’energia non segue la logica dell’abbondanza.
116 €/MWh: il macigno che frena la domanda
Il gas abbonda nei porti italiani, ma il suo costo si trasferisce in bolletta e sulle linee produttive. Nel 2025 il prezzo dell’elettricità in Italia resta tra i più alti in Europa: 116 €/MWh contro i 90 della Germania e i 65 della Spagna. In termini percentuali, l’elettricità italiana costa il 29% in più di quella tedesca e il 78% in più di quella spagnola. È un differenziale che sulle industrie energivore pesa come un macigno: pagano l’energia molto più cara dei concorrenti europei, a parità di tecnologia installata.
Il quadro europeo aiuta a leggere i numeri italiani. Nel 2025 i consumi energetici europei sono rimasti stagnanti per il terzo anno consecutivo, con l’energia primaria intorno a 1.210 Mtoe. Nonostante questo, il PIL europeo è cresciuto dell’1,6%: si produce un po’ di più con meno energia. Ma i prezzi del gas restano ancora elevati, con un +70% rispetto al pre-crisi, e l’industria energivora segna una contrazione del 3%. È il segnale di un continente che non ha ritrovato una domanda energetica solida, proprio perché il costo del gas continua a funzionare da freno.
Emissioni stazionarie: il conto che non torna
Se l’industria energivora arretra e i consumi europei sono fermi, le emissioni dovrebbero scendere quasi automaticamente. Invece il quadro emissivo italiano è stazionario. È questo il punto più critico del bilancio 2025: per centrare gli obiettivi al 2030 servirebbe un taglio annuo delle emissioni del 6–7% fino al 2030, un ritmo raggiunto solo in pochi anni eccezionali negli ultimi decenni. Non è un problema di tecnologia disponibile: gli strumenti ci sono. È un problema di velocità di esecuzione.
I numeri spiegano perché i conti non tornano. Le rinnovabili mancano all’appello: circa 23 Mtep contro i 29 previsti dal PNIEC. Il petrolio è più alto del 20% rispetto allo scenario atteso. Il gas segna un +2%. La stagnazione economica europea, insomma, non ha generato il calo emissivo sperato: il sistema si è fermato, ma la curva delle emissioni no.
La domanda, a questo punto, non è tecnica ma di priorità: riuscirà l’Italia a conciliare sicurezza del gas, prezzi dell’elettricità e decarbonizzazione senza un cambio di passo drastico? Sui numeri del 2025, no. Non con questo mix di fonti, non a questo ritmo di installazione.
Per chi installa e gestisce impianti, il 2025 non è un anno perso: è la prova che la transizione non si decide solo con i GW installati, ma con il prezzo dell’elettricità e il costo del gas. Il sorpasso del GNL è un vincolo fisico, non una scelta: finché le rinnovabili non copriranno la differenza, ogni anno perso si trasformerà in tagli più dolorosi. Non è una lettura emersa dal nulla: già nel settembre 2022, nel rapporto sul Life Cycle Assessment dell’energia elettrica, Bruno Notarnicola figurava come consigliere scientifico del Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani sulle tematiche del Life Cycle Assessment nel campo dell’energia e dei trasporti.




