La regia unica di Confservizi e il rischio di omologare i servizi pubblici locali
Un modulo fotovoltaico da 430 Wp con efficienza del 22,5% e coefficiente di temperatura di -0,28%/°C non si sceglie più guardando solo il costo al watt. A parità di taglia, la differenza fra un pannello che perde il 2% di potenza nei primi sei mesi per degradazione LID e uno che ne perde lo 0,5% si traduce in circa 150 kWh persi per impianto domestico all’anno, quanto basta per erodere il margine di un installatore. È questo il tipo di calcolo che sta ridefinendo il perimetro del valore, ed è esattamente il punto fotografato dall’analisi su il fotovoltaico europeo: le decisioni d’acquisto non si basano più solo sul prezzo. La densità di potenza per metro quadro, la tolleranza positiva, la garanzia lineare sul degrado sono parametri che stanno separando il prodotto industriale dalla commodity.
Lo stesso scarto fra logica di pura efficienza gestionale e qualità dell’infrastruttura reale si sta giocando in questi giorni attorno alla governance dei servizi pubblici locali. Con l’assemblea unanime di Confservizi, convocata per il rinnovo degli organi, è stato nominato presidente Luca Dal Fabbro, che già guida Iren come Presidente esecutivo e ricopre il ruolo di Presidente di Utilitalia. La confederazione — nata dall’unione fra Asstra e Utilitalia — aggrega 600 imprese di servizi pubblici e conta oltre 150mila dipendenti. Una macchina che per peso politico e massa operativa non ha eguali nel rapporto quotidiano con acqua, rifiuti, trasporti ed energia.
L’efficienza come metrica unica: cosa resta fuori
L’accentramento delle deleghe in capo a una figura che lega doppia presidenza e vertice esecutivo di una grande multiutility non è di per sé un difetto: riduce i tempi di decisione, allinea le strategie industriali, compatta la rappresentanza. Ma nelle prossime delibere dell’Authority dell’Energia (Arera) — che sta lavorando a un riassetto con una nuova divisione Consumatori — si misurerà se questa regia unica saprà leggere la granularità dei nuovi servizi o tenderà a omologarli. Il tema non è nominale: l’efficientamento centralizzato, con misure aggregate di costo medio per utenza, rischia di diventare l’alibi per rinviare l’innovazione decentrata che richiede investimenti più frammentati dove il ritorno non si modella su logiche di scala.
Il dato che fa da cartina al tornasole sta in un’altra cifra, tecnica e poco raccontata.
Quasi 4.900 istruttorie, ma quanto valgono davvero?
Stando ai dati del Gestore dei Servizi Energetici, le configurazioni di autoconsumo diffuso censite sono quasi 4.900. Sembra un segnale di vitalità, ma è un passo lento se si guarda alla potenza attivabile media per configurazione — spesso sotto i 50 kW — e alle tonnellate di moduli già in circolazione su coperture industriali e condomini che restano semplici impianti passivi senza gestione collettiva. Qui il problema è un trade-off esatto: la tariffa premio per l’energia condivisa nelle CER premia chi autoconsuma ma richiede un impianto regolatorio e contrattuale che le piccole municipalità e le PMI non hanno la forza tecnica di sostenere. La nuova divisione Consumatori dell’Arera potrebbe semplificare il quadro, ma solo se evita di replicare la logica del controllo ex post pensata per i grandi operatori e adotta invece procedure leggere, quasi digital-first, ispirate alle sandbox normative sperimentate in altri Paesi europei.
Chi installa ha bisogno di regole, non di alibi dimensionali
Per chi oggi installa e fa O&M su impianti distribuiti, il segnale da cogliere è duplice. La crescente attenzione ai parametri qualitativi dei moduli — tolleranza, bifaccialità, garanzie produttore — continuerà a erodere la quota di mercato dei pannelli generici, alzando il valore della progettazione. Parallelamente, il nodo vero non sarà il costo della tecnologia ma la prevedibilità amministrativa su configurazioni collettive e comunità energetiche. La regia unica di Confservizi può servire a questo scopo solo se userà la sua leva sulle 600 imprese associate per costruire procedure condivise di interconnessione e gestione dei flussi, anziché difendere architetture tariffarie pensate per grandi carichi di base. Il mercato non ha bisogno di un efficientamento che faccia da paravento, ma di un’integrazione orizzontale dove il kilowattora condiviso pesi quanto quello immesso in rete.




