Il progetto francese da 3 miliardi di euro punta su un impianto DRI che non prevede conversioni graduali dal gas
C’è un dettaglio che distingue Fos-sur-Mer da quasi tutti gli altri progetti europei: l’impianto di riduzione diretta ordinato da GravitHy è progettato per funzionare dal primo giorno con idrogeno al 100%, senza passare dal gas naturale. Non è una conversione progressiva, è una scommessa secca sulla chimica del processo. Nei giorni scorsi il progetto francese ha formalizzato l’ordine per un impianto DRI a idrogeno, con operazioni previste entro la fine del 2030 nella località di Fos-sur-Mer, in Francia.
Un impianto nato per il 100% idrogeno
Per capire la portata dell’ordine conviene partire dal processo. GravitHy ha commissionato a Danieli un impianto di riduzione diretta Energiron a Fos-sur-Mer progettato per produrre 2 milioni di tonnellate di HBI all’anno utilizzando idrogeno al 100% come gas riducente. In un impianto di questo tipo il gas riducente ha il compito di estrarre l’ossigeno dal minerale di ferro; la differenza è che qui il gas è idrogeno puro, non syngas o gas naturale. Sul sito sarà prodotto idrogeno tramite elettrolisi dell’acqua, alimentata da elettricità rinnovabile e a bassa emissione di carbonio, fino a 120.000 tonnellate all’anno, con una capacità installata di elettrolizzatori fino a 720 MW. L’investimento complessivo è stimato in circa 3 miliardi di euro per una produzione di 2 milioni di tonnellate di ferro a basso carbonio all’anno, secondo la scheda del progetto Fos-sur-Mer.
La vera partita, però, non è tecnica: è sapere se quell’idrogeno costerà abbastanza poco da rendere l’HBI competitivo.
Il paradosso della competitività: verde perché tassato
La scommessa tecnica si regge su un’assunzione economica controintuitiva. Se l’idrogeno fosse già oggi più conveniente del gas naturale, GravitHy non avrebbe bisogno di attendere l’inizio del prossimo decennio per chiudere il divario: le proiezioni del progetto, riportate da un’analisi di Argus Media, indicano che all’inizio del prossimo decennio GravitHy potrà essere competitiva contro le importazioni di HBI a base di gas naturale, grazie a CBAM, a un ETS rafforzato e ad altri fattori.
Il punto è che la competitività non nasce dal prezzo dell’energia in ingresso: nasce dal costo del carbonio applicato alle alternative. CBAM e un sistema ETS più stringente spostano l’equilibrio economico a favore dell’HBI prodotto senza emissioni fossili, perché rendono più onerosa la strada basata sul gas naturale. È un paradosso solo apparente: l’industria diventa verde non perché l’idrogeno sia già economico, ma perché le alternative fossili vengono progressivamente tassate. L’amministratore delegato di GravitHy ha confermato che l’impianto opererà a idrogeno dal primo giorno a Fos-sur-Mer, rendendo la scelta del Danieli 100% H2 Energiron una scommessa distintiva sui costi e sulla disponibilità dell’idrogeno. Resta da chiedersi se questa scommessa sia isolata o se indichi una direzione per l’intero settore siderurgico europeo.
Fos-sur-Mer contro Boden: due modi di scommettere sull’idrogeno
Per capire se il modello GravitHy è replicabile serve un confronto diretto con l’altro grande progetto europeo. Stegra (ex H2 Green Steel) a Boden, in Svezia, è il progetto comparabile più vicino, con una produzione target di 5 milioni di tonnellate all’anno di acciaio verde entro il 2030, secondo la scheda tecnica di CINEA. La filosofia è diversa: a Fos-sur-Mer si punta su un impianto che dal primo giorno lavora solo con idrogeno, mentre altrove — già dal 2020, con l’impianto pilota della joint venture Hybrit tra LKAB, SSAB e Vattenfall — si procede per step successivi, validando il processo a scale intermedie. Non è una differenza di principio ma di allocazione del rischio: chi parte subito con idrogeno puro scommette sul prezzo e sulla disponibilità dell’idrogeno, chi procede per gradi distribuisce il rischio tecnico su più passaggi. La domanda finale per chi progetta e gestisce impianti è dove concentrare il rischio: sul processo o sul prezzo dell’energia.
Per chi installa o gestisce impianti siderurgici, la lezione di GravitHy è che la scelta del 100% di idrogeno non è un dettaglio impiantistico ma una decisione di portafoglio. Sposta il rischio dal processo al costo dell’idrogeno e alla tenuta nel tempo di CBAM ed ETS: se il carbon pricing regge, l’HBI europeo a idrogeno può reggere il confronto con le importazioni a gas naturale; se si indebolisce, il progetto resta esposto al solo divario di costo energetico. A Fos-sur-Mer la scommessa è stata firmata, a margine di un ordine industriale che non lascia spazio a conversioni graduali.




