La tecnologia tra le dieci innovazioni emergenti a Dalian, ma mancano dati su diffusione e remunerazione.

Immaginate di collegare l’auto alla colonnina e vedere il contatore girare al contrario: non è un prototipo da startup, è la direzione indicata dal World Economic Forum per reti in cui edifici, veicoli e fabbriche smettono di essere solo consumatori. Nel suo rapporto annuale sulle tecnologie emergenti c’è spazio per l’idea di everything-to-grid, come segnalato da Enlit.

La rete inverte il flusso

Al centro c’è un cambio di prospettiva. Il concetto di everything-to-grid ruota attorno all’idea che edifici, veicoli, fabbriche e perfino data center possano essere utilizzati come fornitori di energia alle reti elettriche, non solo come consumatori. Non si tratta di aggiungere nuova capacità di generazione, ma di cambiare il ruolo degli asset esistenti: da carichi passivi a risorse attive. La differenza è tra potenza installata e capacità realmente utilizzabile: avere una batteria o un impianto fotovoltaico non equivale ancora a immettere energia in rete in modo continuo e programmabile. E il prezzo a cui quell’energia viene valorizzata è un’altra variabile ancora.

Il punto non è soltanto tecnico, è anche di mercato. Se un veicolo elettrico può restituire energia alla rete solo in determinati momenti, la sua disponibilità va contrattualizzata, non data per scontata. E la potenza nominale di una batteria non coincide con l’energia che può essere restituita senza degradare la batteria stessa. Ma chi ha promosso questa idea come tendenza globale, e con quale autorevolezza?

La vetrina di Dalian

La risposta arriva da una sede precisa: l’Annual Meeting of the New Champions di Dalian, dove il WEF ha pubblicato il rapporto martedì 23 giugno. Era la 14ª edizione della serie Top 10 Emerging Technologies, lanciata sotto il tema ‘Innovating at Scale’. Non è un dettaglio: la vetrina è in Cina, non in un laboratorio o in un impianto pilota. Il WEF pubblica questa lista ogni anno; la presenza dell’everything-to-grid segnala che il tema è entrato nel radar delle istituzioni, ma non dice ancora nulla sulla sua diffusione reale.

Il fatto che il WEF abbia scelto di inserirla in una lista globale, e non in un documento tecnico di un gestore di rete, dice qualcosa sul suo stadio di maturazione: è ancora una categoria da osservatorio, non una tecnologia venduta a catalogo. Resta da capire se la cornice di Dalian è un punto di partenza per il mercato o solo un’apparizione in classifica.

Resilienza o suggestione?

Calata nel sistema elettrico reale, l’affermazione dei sostenitori va verificata su scala, non solo sulla carta. Il salto da consumatore a fornitore attivo non è una questione di etichetta: richiede che l’energia immessa in rete da un edificio, da un veicolo o da una fabbrica sia disponibile quando serve, misurabile con precisione e remunerata in modo chiaro. Un impianto fotovoltaico sul tetto di un capannone ha una certa potenza installata; la quantità di energia effettivamente ceduta alla rete dipende da quando e come viene attivata. La resilienza, poi, non è una grandezza unica: può riguardare la risposta a un picco di domanda, la riduzione delle perdite di rete o la continuità di servizio in caso di guasto. Se l’everything-to-grid vuole incidere su questi fronti, deve dimostrare di poter essere attivato in tempi brevi e su base diffusa.

I sostenitori del concetto affermano che l’everything-to-grid potrebbe migliorare la resilienza energetica e ridefinire il significato di energia rinnovabile. È un’affermazione ampia, che finora vive più nelle intenzioni che nei contratti. Non ci sono ancora numeri pubblici su quanti edifici, veicoli o fabbriche siano realmente connessi come fornitori attivi, né su quali tariffe o meccanismi di remunerazione li rendano convenienti. Senza questi elementi, la resilienza resta una promessa da verificare, non un risultato misurabile.

La domanda aperta, quindi, è se i prossimi mesi porteranno i primi casi concreti di fornitura distribuita o solo nuove voci di classifica. Il passaggio da una voce in un rapporto a un mercato funzionante non è automatico: dipende da standard di misura, accordi con i gestori di rete e condizioni economiche che oggi non sono ancora visibili nel dibattito pubblico.

Il dato da osservare nei prossimi mesi è il numero di edifici, veicoli e fabbriche realmente connessi come fornitori attivi: finché quel numero non si muove, il ‘tutto in rete’ resta un titolo da classifica.