Blackout iberico 2025: rete fragile, Lisbona corre ai ripari per gestire gli squilibri.

Ad aprile 2025 il Portogallo aveva circa 13 MW di capacità BESS operativa: l’obiettivo è 750 MW. Il divario è di quasi sessanta volte. A fine luglio 2026 sono arrivati i primi annunci concreti, come mostrano i progetti di Prosalia ed EDP: ma il baricentro, a guardare i numeri, è soprattutto spagnolo. Il punto di partenza è il più scomodo possibile — pochissima capacità installata, un obiettivo ambizioso e concorrenti regionali un passo avanti.

Quei 13 MW vanno letti alla luce di quello che è successo nell’aprile 2025. Il blackout che ha spento la penisola iberica non è stato un incidente delle rinnovabili, come ha chiarito l’indagine ripresa da PV Tech: le cause sono tre — capacità di controllo insufficiente della rete, oscillazioni anomale di tensione e frequenza, disconnessione impropria di alcuni impianti di generazione. Tradotto: il sistema iberico non aveva abbastanza strumenti per assorbire uno squilibrio improvviso. Non è un dettaglio: distingue un incidente congiunturale da un problema strutturale di gestione, che si affronta con investimenti in flessibilità. Ed è qui che le batterie entrano in gioco, perché restituiscono alla rete proprio quella flessibilità che ad aprile 2025 non c’era.

La risposta politica, per la verità, era arrivata qualche mese prima del blackout. A gennaio 2025 il Ministero dell’Energia portoghese ha stanziato 100 milioni di euro per 43 progetti di stoccaggio energetico, per un totale di 500 MW da installare entro la fine del 2025, con i vincitori del programma — finanziato dal Piano di Ripresa e Resilienza portoghese — annunciati nello stesso mese. Il fatto che il bando fosse già pronto a gennaio 2025 dice che la necessità di stoccaggio era riconosciuta da tempo: il blackout ha solo alzato la posta, trasformando un tema di pianificazione in un’emergenza. Ma la distanza tra i 13 MW operativi e l’obiettivo di 750 MW resta un salto di oltre un ordine di grandezza, non un semplice raddoppio. I 500 MW del bando, per quanto rilevanti, sono solo una parte della risposta: il resto si gioca sulla capacità di portare i progetti fino all’esercizio reale.

Spagna avanti, Portogallo a inseguire

La risposta concreta è arrivata a fine luglio 2026, ma con un baricentro che guarda soprattutto oltre confine. EDP ha aggiunto un sistema di accumulo da 36 MW di potenza e 72 MWh di capacità al progetto Las Lomillas, in Spagna: un impianto che combina solare ed eolico. Secondo EDP, si tratta del primo progetto di questo genere nell’intera penisola iberica. Un primato da soppesare per quello che è: il primo con questa combinazione specifica, non il primo impianto di accumulo in assoluto. Con la piena ibridazione di Las Lomillas, EDP ha superato 260 MW di capacità ibridata in Spagna. Sempre secondo EDP, l’azienda ha ormai quasi 1 GW di capacità ibridata tra Portogallo e Spagna, con una ripartizione di circa 75:25 tra i due Paesi. EDP è un’azienda con sede in Portogallo: che il suo progetto più innovativo sia nato in Spagna è di per sé un indicatore.

Il dettaglio tecnico aiuta a capire la differenza tra annunci e realtà: 36 MW indicano la potenza che il sistema può erogare in un dato istante; 72 MWh l’energia che può restituire prima di scaricarsi, pari a circa due ore di erogazione piena. Il progetto di Prosalia, per il quale Trina Storage — parte del gruppo fotovoltaico Trinasolar — ha fornito le unità di accumulo, è stato invece dimensionato per una durata di quattro ore. Sono due filosofie diverse, che rispondono a esigenze di rete diverse. Ma al di là della tecnica, il confronto geografico resta impietoso: le iniziative più avanzate e più visibili insistono sul lato spagnolo della frontiera, mentre il Portogallo fatica a trasformare i megawatt annunciati in capacità operativa. Il divario non è solo di numeri: è di maturità progettuale.

Il numero da tenere d’occhio dopo l’estate

Da qui in avanti, il giudizio sul mercato portoghese si misura su un unico parametro: quanti dei 750 MW obiettivo saranno effettivamente in esercizio nei prossimi mesi. I progetti annunciati a fine luglio, per quanto concreti, non spostano da soli il quadro: contano i megawatt collegati alla rete, non quelli presentati alla stampa. Finché i numeri operativi resteranno nell’ordine della decina, ogni annuncio andrà letto per quello che è — un passo intermedio, non un traguardo.

Il numero da guardare resta 750 MW: finché i megawatt operativi non smetteranno di essere a una cifra, ogni nuovo progetto annunciato sarà solo una promessa in un sistema che non può più permettersi blackout.