L’europa punta sull’elettrificazione mentre negli usa emergono strategie opposte tra california e atlantico

Hai presente quei tre o quattro euro in più sulla bolletta dell’elettricità, arrivati quasi senza accorgertene? A volte non è solo il costo della materia prima a salire, ma il prezzo che paghiamo per un sistema che non riesce a smarcarsi da ciò che importa.

I numeri dicono che oggi la dipendenza energetica europea è una falla aperta nel bilancio del continente: bastano 337 miliardi di euro spesi solo nel 2025 per la bolletta energetica dell’UE nel 2025 a rendere evidente che ogni ritardo nella produzione interna si traduce in un esborso colossale. Per questo la Commissione Europea il 22 aprile 2026 ha messo sul tavolo il piano AccelerateEU, che punta a rendere l’elettricità fatta in casa l’opzione più economica, tagliando l’IVA su pompe di calore e veicoli elettrici.

«L’elettrificazione è un imperativo strategico per l’indipendenza, la sicurezza e la prosperità dell’Europa. Deve avvenire immediatamente e su larga scala», ha dichiarato la CEO di WindEurope Tinne van der Straeten.

L’accelerazione europea e la causa californiana

Mentre Bruxelles corre, Washington frena.

Ma gli Stati Uniti non si muovono compatti: la California ha avviato una battaglia legale che ci tocca da vicino, perché mette in discussione non solo un parco eolico, ma la possibilità di ammortizzare investimenti pubblici già fatti. Lo Stato ha notificato al Dipartimento degli Interni e a Golden State Wind la causa legale sul progetto Morro Bay, dopo che nell’aprile 2026 il governo federale ha accettato la cancellazione del contratto di locazione per il progetto eolico galleggiante di Morro Bay da 2 GW, riconoscendo al promotore una compensazione di 120 milioni di dollari.

Non è solo una rinuncia industriale, ma un precedente che scardina i conti pubblici: l’accordo obbliga Golden State Wind a investire una cifra equivalente in progetti fossili fuori dallo Stato, una mossa che la California considera una violazione diretta dell’Outer Continental Shelf Lands Act, e che rischia di vanificare oltre 100 milioni di dollari di investimenti pubblici in porti e infrastrutture di trasmissione già stanziati.

Mentre una costa fa causa, l’altra pianifica

La sorpresa arriva dalla costa atlantica, dove la politica energetica cambia segno. Un blocco di nove Stati — Massachusetts, Connecticut, Delaware, Maine, Maryland, New Jersey, New York, Rhode Island e Vermont, più il District of Columbia — sta esplorando una rete comune di trasmissione offshore lungo la costa atlantica. La coalizione di nove Stati ha già prodotto i tre rapporti della Northeast States Collaborative, chiedendo un approccio standardizzato per rendere interoperabili i futuri impianti eolici tra le diverse regioni.

Non è un semplice esercizio di coordinamento. Weezie Nuara, vice segretaria per l’energia del Massachusetts, ha chiarito che questi documenti servono a far lavorare Stati, operatori di rete e industria dentro un framework condiviso, mentre il segretario Rebecca Tepper ha sottolineato che la definizione di standard tecnici comuni serve a ridurre i costi e accelerare l’integrazione tra le reti dei singoli Stati.

E in bolletta cosa arriva?

Per un’impresa o una famiglia italiana questa doppia dinamica americana non è un film lontano. Se l’Europa riesce a rendere stabile e programmabile la produzione eolica offshore, il prezzo dell’elettricità smette di ballare al ritmo del gas importato. E se negli Stati Uniti una parte del Paese decide di standardizzare la trasmissione mentre l’altra impugna i contratti, i costruttori di turbine e cavi troveranno nell’Atlantico un solo interlocutore affidabile, accelerando tecnologie che poi arriveranno anche sui nostri mercati a minor costo. La prossima volta che vedrete un annuncio di maxi investimenti pubblici per l’eolico in mare, la domanda da farvi non è se il progetto sia bello, ma se esiste una rete di trasmissione già pensata per non far lievitare gli oneri di sistema. La differenza in bolletta, alla fine, sta lì.