Nel 2025 nessun nuovo parco eolico galleggiante è entrato in funzione, ma le fabbriche danesi hanno già avviato la produzione

Zero megawatt. È la capacità eolica offshore galleggiante aggiunta a livello globale nel 2025: per la prima volta in un decennio, nessun nuovo parco è entrato in funzione. Lo scorso anno ha interrotto una serie di installazioni che durava ininterrottamente dal 2015, secondo i dati del Global Wind Energy Council (GWEC). Un numero che stride con il movimento nelle fabbriche. Proprio mentre il mercato taceva, le linee produttive in Danimarca si accendevano per una scommessa industriale che guarda oltre la pausa.

L’anno zero del floating wind

Il dato, secco, è questo: nel corso del 2025 non è stata aggiunta nuova capacità eolica offshore galleggiante a livello globale. Lo ha certificato il GWEC, fotografando la prima battuta d’arresto in dieci anni. Dal 2015 in poi, anno dopo anno, qualche megawatt di pale galleggianti era sempre stato connesso alla rete. Il 2025 ha scritto zero.

Non si tratta di un dettaglio tecnico. L’eolico galleggiante è la frontiera che dovrebbe aprire allo sfruttamento del vento in acque profonde – dal Mediterraneo all’Atlantico, dal Mar del Giappone alla costa californiana – dove le fondazioni fisse non arrivano. Un mercato potenziale enorme, ma che ha bisogno di ridurre i costi e dimostrare affidabilità su scala commerciale. Il silenzio del 2025 dice che quel passaggio non è ancora avvenuto. Dice anche che la distanza tra la maturità tecnica e la maturità di mercato può essere profonda. Eppure, proprio mentre le turbine in mare non giravano, qualcosa si muoveva a terra.

La scommessa TetraSub: produrre nel vuoto

Oltre un anno fa, nell’estate del 2025, l’azienda norvegese Stiesdal ha avviato la produzione della prima fondazione eolica galleggiante TetraSub. È la variante semi-sommergibile del concetto Tetra, pensata per acque tra i 50 e i 200 metri di profondità – la fascia in cui si gioca la gran parte dei futuri parchi galleggianti. Una fabbrica che parte, mentre gli ordini non arrivano. Il paradosso è solo apparente: Stiesdal sta preparando la capacità produttiva per quando il mercato si sbloccherà. Ma non è una scommessa nel buio.

La tecnologia ha un pedigree. Il dimostratore TetraSpar, commissionato nel 2021 da un consorzio che include Shell, RWE, TEPCO e la stessa Stiesdal, ha costantemente fornito una disponibilità superiore al 98% – un dato che in termini di affidabilità operativa parla da solo. Non è una turbina sperimentale che funziona a intermittenza: è un sistema che produce con regolarità da quattro anni. La fondazione TetraSub che ora esce dalla fabbrica è l’evoluzione commerciale di quel dimostratore.

Chi resta in gioco?

Stiesdal non è sola in questa attesa. La tecnologia WindFloat, sviluppata da Principle Power, ha già superato la soglia del terawattora di energia prodotta: dal 2011, quando il primo prototipo fu connesso alla rete, i progetti che la utilizzano hanno generato oltre 1 TWh. Un traguardo simbolico che misura non la potenza installata ma l’energia effettivamente immessa in rete – il parametro che conta per chi investe. WindFloat ha un vantaggio temporale, TetraSub ha un dimostratore con performance operative eccellenti e una linea produttiva già avviata.

In mezzo c’è un mercato che nel 2025 ha preso fiato. Le ragioni della pausa sono multiple: costi ancora alti, incertezze regolatorie in diversi paesi, catene di fornitura da costruire. Ma la pausa non è un’arresa. Le due tecnologie – TetraSub e WindFloat – rappresentano approcci diversi allo stesso problema: rendere l’eolico galleggiante una commodity industriale, ripetibile e a costi decrescenti. Chi arriverà prima a scalare davvero?

Resta una domanda aperta: chi trasformerà per primo la maturità tecnica in una pipeline di ordini concreti? Il 2026 sarà l’anno della verifica. Entrambe le tecnologie hanno dimostrato di funzionare. Entrambe hanno bisogno che qualcuno firmi contratti per parchi da centinaia di megawatt, non per singoli dimostratori. La prossima boa è il costo sotto il milione di euro al MW: basterà a sbloccare il mercato? È il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi. Perché la tecnologia, a quanto pare, è già pronta. Il mercato, invece, ha appena preso un anno sabbatico.