Energy Release 2.0 anticipa energia alle imprese energivore a un prezzo lontano dai 278 €/MWh medi

65 euro al megawattora. È il prezzo a cui il GSE anticiperà energia rinnovabile alle imprese energivore per 36 mesi. Per capire quanto pesa, basta un confronto: nel primo semestre 2025, secondo i dati di Confindustria, le imprese italiane hanno pagato in media 278 €/MWh contro i 216 della media europea. Non è un refuso: è il cuore dell’Energy Release 2.0, la misura di cui la Gazzetta Ufficiale ricostruisce i passaggi formali. E spiega perché la domanda sia arrivata in fretta: dalle graduatorie risultano 683 richieste per 79,34 TWh.

Il meccanismo, in sintesi, è uno scambio: il GSE cede l’energia nella sua disponibilità alle imprese energivore in cambio dell’impegno a realizzare impianti da fonti di energia rinnovabili. Il periodo di anticipazione dura 36 mesi, un arco lungo in cui l’energia a 65 €/MWh serve a dare ossigeno ai consumi industriali mentre si costruiscono nuovi impianti.

Una cifra che spiega la fila: 65 €/MWh

Il prezzo anticipato è talmente distante dal costo medio pagato dall’industria italiana da rendere il meccanismo molto richiesto. Secondo i dati del GSE ripresi da pv magazine, sono state inviate 683 richieste per 79,34 TWh; in posizione utile ne sono rientrate 600 per 70,84 TWh. Sono numeri imponenti: oltre 79 TWh di domanda su un meccanismo che, per costruzione, non assegna energia a pioggia ma la lega all’obbligo di restituire e di investire in nuova capacità rinnovabile.

Ma la domanda record è solo metà della storia. La distanza tra quei 79 TWh richiesti e i contratti effettivamente firmati passa da una sequenza di passaggi regolatori che ne definiscono il perimetro.

Regole in ritardo e un vincitore solo: i vincoli veri

Il primo vincolo è procedurale. Il decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica 23 luglio 2024, n.268 è stato ammesso alla registrazione dalla Corte dei conti il 20 ottobre 2025 con il n. 2580; lo stesso giorno è stato registrato con il n.2579 il decreto ministeriale 29 luglio 2025, n.204. Prima ancora, la Commissione europea, con comunicazione del 27 giugno 2025, aveva descritto le modifiche ritenute necessarie alla misura di cui all’art.1, comma 2, del decreto-legge n.181 del 2023 affinché l’attuazione fosse compatibile con le norme applicabili in materia di aiuti di Stato.

Il risultato è che il decreto Energy Release è stato aggiornato in esito alle interlocuzioni con la Commissione Europea, come si legge nella nota del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e solo dopo la registrazione alla Corte dei Conti è stato pubblicato sul sito del Mase. A monte, il bando per l’assegnazione dell’energia elettrica nella disponibilità del GSE era stato pubblicato dal GSE il 14 novembre 2024.

I costi del GSE non sono neutrali per i beneficiari. Alla loro copertura si provvede con un corrispettivo a carico dei soggetti ammessi al meccanismo di anticipazione triennale, nei limiti di 1,5 milioni di euro l’anno, secondo le modalità previste dall’art.25 del decreto-legge 24 giugno 2014, n.91, convertito dalla legge 11 agosto 2014, n.116.

C’è poi un dato che concentra l’attenzione: la procedura competitiva ha consentito a un solo aggiudicatario di acquisire l’obbligo della restituzione da parte di 21 energivori/aggregatori per un totale di 1.734.184,000 MWh. In altre parole, la fila è enorme, ma la procedura competitiva ha prodotto un unico aggiudicatario.

Cosa firmare, cosa aspettare

La domanda sulla convenienza reale si sposta sugli atti concreti attesi nelle prossime settimane. Entro la metà di novembre il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica approverà le regole operative aggiornate del GSE, insieme agli schemi contrattuali che disciplineranno l’anticipazione e la successiva restituzione dell’energia rinnovabile a 65 €/MWh. È in quei documenti che si capirà quanto il prezzo anticipato si traduca davvero in un vantaggio industriale: tempi di restituzione, obblighi di realizzazione dei nuovi impianti, garanzie richieste e costi amministrativi possono cambiare il valore effettivo dell’offerta.

Il contesto resta quello del divario europeo. Sempre secondo i dati di Confindustria, nel primo semestre 2025 la Germania pagava 242 €/MWh, la Francia 183 e la Spagna 171, contro i 278 dell’Italia. Il prezzo di 65 €/MWh dell’Energy Release 2.0 è una promessa molto più bassa, ma va verificata sui contratti, non solo sul listino.

Il punto di chiusura è quindi semplice: il meccanismo non si gioca più sul prezzo, ma sulla capacità di restituire energia costruendo nuovi impianti. Chi firma oggi deve guardare agli schemi contrattuali e ai tempi di restituzione, perché è lì che si decide se 65 €/MWh sia un costo industriale sostenibile o solo un numero più basso della bolletta.