Il calo è dello 0,8 per cento, ma i trasporti spingono le emissioni fuori traiettoria del 4 per cento

Meno 0,8 per cento nell’anno in cui l’UE ammorbidisce le proprie regole climatiche: dopo il crollo dell’8 per cento del 2023, il nuovo dato sa di resa, e i trasporti spingono l’Unione fuori traiettoria del 4 per cento. Secondo l’analisi di gennaio 2026 di CREA, nel 2025 le emissioni di CO2 dell’UE sono diminuite dello 0,8 per cento su base annua. Un rallentamento che, letto insieme alle stime più recenti, dice più dei titoli: la transizione europea sta perdendo slancio proprio mentre le regole si fanno più morbide.

Il rallentamento dietro il -0,8%

Il dato del 2025 va verificato prima di essere usato come arma politica. Le stime di CREA reggono il confronto con quelle del Global Carbon Budget: nel periodo 1990-2024 le stime annuali delle emissioni di CO2 dell’UE differivano in media del 2,02 per cento in termini assoluti. Nel 2024 CREA stimava 2.261 milioni di tonnellate di CO2, contro i 2.313 del Global Carbon Budget: 53 milioni di tonnellate di differenza, pari al 2,27 per cento. Le revisioni tipiche al primo punto di pubblicazione di gennaio, negli anni 2020-2024, erano dello 0,23 per cento, con un massimo dello 0,55 per cento. E la direzione della variazione annuale coincideva in 32 dei 34 anni comparabili, il 94,1 per cento.

Numeri che confermano il rallentamento. Nel 2023 le emissioni di CO2 da combustibili fossili avevano registrato un calo annuo dell’8 per cento, toccando i livelli più bassi dai primi anni Sessanta. Era il secondo calo più ripido mai osservato dopo quello del 2020, influenzato dalla pandemia di COVID-19. Nel 2024, secondo le stime del rapporto ‘Trends and projections’, le emissioni nette totali di gas serra dell’UE erano scese di un ulteriore 2,5 per cento. Poi, nel 2025, il freno: meno 0,8 per cento. Non è una correzione di rotta, è un’inerzia.

La retromarcia che aggrava il divario

Se il ritmo delle riduzioni rallenta, la risposta politica non è stata correggere la rotta ma alleggerire gli obblighi. Secondo CREA, l’aumento delle emissioni dai trasporti ha portato le emissioni totali dell’UE fuori traiettoria del 4 per cento, per effetto del maggiore consumo di petrolio per il trasporto. Il settore che continua a crescere è lo stesso in cui l’UE ha scelto di rallentare le regole.

Secondo il Climate Action Tracker, l’Unione ha indebolito diverse politiche climatiche già concordate: la messa al bando delle auto a combustibili fossili dal 2035, il rallentamento delle riduzioni nell’ambito dell’EU ETS, l’uso di crediti internazionali per l’obiettivo 2040 e le disposizioni di conformità nel regolamento sul metano. Il quadro è quello di un’accelerazione nominale degli obiettivi accompagnata da un’attuazione reale che arretra. Se la traiettoria è già sbagliata del 4 per cento e le regole si ammorbidiscono, cosa resta a cittadini e imprese? Il rischio di pagare i costi della transizione senza avere più le certezze normative che avevano appena cominciato a orientare gli investimenti.

Washington accelera mentre Bruxelles frena

Il quadro europeo si complica ulteriormente se si guarda oltreoceano. Secondo le proiezioni del Global Carbon Budget, nel 2025 le emissioni degli Stati Uniti erano previste in crescita dell’1,9 per cento. Da una parte l’UE che riduce sempre meno, dall’altra gli Stati Uniti che aumentano. La competitività climatica non è un tema retorico: se il principale concorrente economico non frena le emissioni, il costo delle politiche europee rischia di ricadere interamente su famiglie e imprese del continente, senza un beneficio globale proporzionato.

Il calo dello 0,8 per cento non è una vittoria: è un campanello d’allarme. Dopo il crollo dell’8 per cento del 2023, la transizione europea ha perso slancio. E le scelte di indebolimento delle regole, invece di correggere la traiettoria, aggravano il distacco dal percorso necessario. Resta aperta la domanda: se l’UE frena le regole mentre le emissioni statunitensi salgono, chi pagherà il conto della transizione — i cittadini, le imprese o il clima?