Bando regionale: 3 milioni di euro a fondo perduto fino al 40%.
La bolletta sale, il preventivo per il fotovoltaico è sul tavolo, ma il salto sembra troppo grande. Da oggi, 30 settembre, per le piccole e medie imprese dell’Emilia-Romagna quel salto può accorciarsi. Alle 10 di oggi si apre la finestra per chiedere il contributo del bando regionale per l’utilizzo di fonti rinnovabili nelle imprese: risorse complessive per 3 milioni di euro, contributo a fondo perduto fino al 35% della spesa ammissibile e un tetto massimo di 100.000 euro. Le domande vanno trasmesse tramite Sfinge 2020 entro le 13 del 16 novembre 2026.
Un aiuto concreto, non un miracolo
Su una spesa ammissibile di 200mila euro, il 35% vale 70mila euro; su 150mila, 52.500. Non è un azzeramento della bolletta, ma un taglio netto al costo iniziale dell’impianto. Le risorse disponibili sono 3 milioni di euro: una cifra che orienta la platea senza illudere. Il contributo massimo di 100mila euro, poi, mette un confine chiaro alle aspettative. Il bando è stato istituito con delibera di Giunta n. 1284 del 27 luglio scorso, e già da questa mattina le imprese possono presentare domanda.
La misura è rivolta alle piccole e medie imprese singole di qualunque forma giuridica: quindi anche una ditta individuale con un capannone, un ristorante o un piccolo stabilimento. Il punto, però, non è solo quanto si può ottenere. È perché la Regione mette questi soldi proprio adesso.
Il ritardo che spiega il bando
La risposta sta nei numeri dell’energia, non nella generosità. Nel 2024 in Italia la quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili era pari al 19,4%, in aumento rispetto al 19,2% del 2023. Il target per il 2030 assegnato all’Italia dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima inviato alla Commissione Europea a luglio 2024 è il 39,4%. In pratica, per arrivare all’obiettivo serve più del doppio della quota attuale.
Il divario non è solo una questione di grandi impianti o di politica nazionale. L’obiettivo dichiarato dal Patto per il Lavoro e per il Clima è generare sviluppo sostenibile, lavoro e imprese di qualità, accompagnare la transizione ecologica e contrastare le disuguaglianze economiche, sociali, di genere, generazionali e territoriali. In questa cornice, il bando regionale è uno strumento selettivo: non serve a finanziare chiunque, ma chi presenta un progetto serio e commisurato.
La selezione: come non restare fuori
Il bando non è a sportello: i progetti si confrontano. La procedura è valutativa a graduatoria e i programmi di investimento devono avere spese ammissibili non inferiori a trentamila euro e non superiori a un milione di euro, come indicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. A parità di merito, vince chi ha il progetto più solido e la documentazione più pronta.
Qui sta la differenza con il nuovo sportello nazionale: l’intensità massima è del 30% per le medie imprese e del 40% per le micro e piccole imprese. Il bando regionale, invece, parte da una base del 35% della spesa ammissibile, ma può salire di cinque punti percentuali fino al 40% in presenza dei requisiti premiali. Conviene quindi guardare bene i requisiti premiali prima di compilare la domanda: possono fare la differenza in graduatoria e far passare il contributo dal 35% al 40%.
Le domande si presentano tramite Sfinge 2020 dalle ore 10 del 30 settembre alle ore 13 del 16 novembre 2026. Non serve affrettarsi all’ultimo giorno; serve presentarsi con un preventivo chiaro, una spesa ammissibile ben circoscritta e, se possibile, almeno un requisito premiale.
Per una PMI con un progetto tra 30mila e 1 milione di euro, il momento di decidere è adesso: la finestra chiude il 16 novembre e il contributo può ridurre il tempo di rientro dell’impianto. Il tetto c’è già; serve solo la domanda giusta.




