Repowering eolico in Abruzzo: 18 turbine al posto di 67, 81 megawatt e +174% di produzione.

Sessantasette turbine per 41 megawatt; diciotto turbine per 81 megawatt. È la matematica del repowering eolico che Edison ha annunciato nel settembre 2024 in provincia di Chieti, come ricostruito da EcoAltoMolise: meno macchine, più capacità, una produzione che cresce del 174 per cento. Non si aggiunge un parco accanto a un altro: si smontano le pale vecchie e si installano macchine di nuova generazione sugli stessi crinali. Una trasformazione che è ingegneria, ma anche risposta pratica alla necessità di far crescere le rinnovabili senza occupare nuovo territorio.

Da 67 a 18: la matematica del nuovo eolico

Il progetto riguarda quattro impianti eolici nell’Alto Vastese. L’annuncio del settembre 2024 indicava una durata dei lavori di circa un anno: la dismissione di 67 turbine per una potenza totale di 41 MW e l’installazione di 18 turbine di nuova generazione per circa 81 MW. In media, gli impianti ricostruiti sono progettati per produrre 125 GWh all’anno, con un incremento del 174 per cento rispetto alla produzione precedente: un volume equivalente al fabbisogno di oltre 46.000 famiglie e a circa 54.000 tonnellate di CO2 evitate ogni anno.

Il punto di partenza è il dato tecnico: non si aggiunge, si sostituisce. In termini di densità di potenza, il salto è netto: si passa da circa 0,6 MW per turbina a 4,5 MW per turbina. Ogni nuova macchina fa il lavoro di diverse pale vecchie. Ma il salto di efficienza ha un costo e una storia industriale: quanto è costato e chi altro sta facendo la stessa scelta?

Oltre Edison: investimenti, certificazioni e concorrenza

La risposta arriva guardando ai bilanci e alle strategie industriali. Nel 2019 Edison ha realizzato il primo intervento di integrale ricostruzione nei comuni di Castiglione Messer Marino, Schiavi d’Abruzzo e Roccaspinalveti: 112 pale dismesse, 29 nuove installate. Nel 2021 è seguito un secondo intervento negli impianti di Castiglione Messer Marino e Roccaspinalveti non coinvolti nella prima fase: 47 turbine sostituite con 13 di nuova generazione, potenza complessiva incrementata di 1,5 volte e produzione annua di energia verde raddoppiata. Questi ultimi interventi hanno ottenuto la massima certificazione di sostenibilità dal protocollo statunitense Envision: la prima in Europa per il repowering eolico. La certificazione attesta l’attenzione di Edison all’efficientamento delle risorse in ogni fase del processo, dallo sviluppo alla progettazione, dalla costruzione all’esercizio dell’impianto.

Secondo quanto riportato da ElettricoMagazine, l’intervento è condotto in due fasi — la prima tra il 2019 e il 2021, la seconda tra il 2025 e il 2026 — e ha richiesto un investimento complessivo superiore ai 200 milioni di euro. Nel piano presentato nel settembre 2024, Edison indicava investimenti per almeno 5 miliardi di euro al 2030 per portare il proprio installato green dagli allora 2 GW a 5 GW, facendo salire la produzione da fonti rinnovabili al 40 per cento del mix di generazione; a questo si aggiunge l’obiettivo di realizzare almeno 500 MW di accumuli, come i pompaggi idroelettrici, nel Mezzogiorno. Sul fronte competitivo, ERG indica oltre 275 MW di repowering già in esercizio e più di 200 MW in sviluppo.

Ma se il repowering conviene a tutti, perché servono appelli per semplificare le procedure?

Fine lavori 2025, orizzonte 2030: a che punto siamo davvero?

Come riportato da ChietiToday, lo scorso dicembre il governatore Marco Marsilio spiegava che la sostituzione integrale degli impianti avrebbe prodotto un raddoppio della potenza generata con un quarto delle pale presenti. La previsione indicava la conclusione entro dicembre 2025: nelle parole del governatore, «avremo solo 18 pale distribuite sul territorio di tre comuni confinanti».

Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, l’eolico è una fonte importante per decarbonizzare il sistema elettrico; il repowering, aggiunge, permette di sostituire turbine obsolete con turbine di ultima generazione, molto più efficienti e performanti. La richiesta al Governo Meloni è quindi netta: «semplificare e snellire gli iter autorizzativi, con regole chiare e tempi certi, a partire dai progetti di repowering». Resta da capire se questo modello possa diventare una regola per l’eolico italiano o se resterà un caso legato a contesti favorevoli. La risposta, sul campo, resta da scrivere.

Il repowering eolico non è una scommessa tecnologica: è la sostituzione di pale vecchie con pale nuove, con più energia e meno turbine. Per chi installa e gestisce impianti, il trade-off è concreto: efficienza e minore impatto da un lato, iter autorizzativi da snellire dall’altro. È lì che si decide se il modello abruzzese resta un caso o diventa una regola.