La siccità ha spinto la centrale di Paks al 12% e la Romania ha deviato acqua verso Cernavoda

Vi ricordate quelle settimane di agosto con il condizionatore acceso giorno e notte e la bolletta che faceva paura? La storia vera di quell’estate non sta nella bolletta, ma nel Danubio sceso ai minimi storici e in una centrale nucleare ungherese che viaggiava intorno al 12% della capacità. In quei giorni la Commissione europea ha convocato una riunione ad hoc del gruppo di coordinamento per l’elettricità con i paesi dell’UE, la rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione dell’elettricità, i centri regionali di coordinamento e il Segretariato della Comunità dell’energia per discutere la sicurezza dell’approvvigionamento nell’Europa centrale e sud-orientale.

Caldo, secca e una centrale quasi spenta

Ma quanto era esteso il problema? E cosa dicevano i numeri della domanda?

I numeri di un’estate sotto stress

Non si è trattato di un caso isolato. Secondo i dati raccolti da Ember, durante le ondate di calore iniziate a fine giugno la domanda giornaliera di energia è aumentata fino al 28% in Italia, 23% in Ungheria, 14% in Francia e 13% in Spagna rispetto alla settimana del 13-19 giugno, quando le temperature erano più vicine alle medie stagionali. Anche la domanda di picco è salita: fino al 17% in Ungheria, 14% in Italia, 11% in Spagna e 9% in Francia.

La riunione convocata dalla Commissione si è svolta in quel contesto di temperature elevate persistenti e livelli idrici minimi record. Secondo il resoconto pubblicato dalla Commissione europea l’11 agosto, esperti della Commissione, dei paesi UE, di Ucraina, Moldova, del Segretariato della Comunità dell’energia e di ENTSO-E hanno confermato che la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico era stabile e che non c’erano rischi di adeguatezza a breve termine, ma la situazione sarebbe rimasta tesa nelle settimane successive. Il gruppo ha inoltre sottolineato l’importanza di preservare i flussi d’acqua del Danubio quando vengono pianificate o realizzate iniziative nazionali di intervento nel fiume per alzare i livelli e sostenere la produzione di energia.

Resta una domanda aperta: se il fiume non risale, chi paga il conto?

La partita dell’acqua: Romania contro Ungheria

Mentre in Ungheria si rischiava lo spegnimento totale di Paks, a sud-ovest della centrale di Cernavoda, in Romania, le autorità hanno fatto esplodere una formazione rocciosa per deviare più acqua nel ramo orientale del Danubio, dove si trova l’impianto nucleare. Inoltre, decine di tonnellate di roccia sono state scaricate nel fiume per incanalare più acqua in quel ramo.

È il paradosso di un’estate in cui, lungo lo stesso fiume, un paese deviava acqua per salvare una centrale mentre l’altro rischiava di dover spegnere la propria. La Commissione ha fatto sapere che avrebbe continuato a monitorare la situazione in tutta Europa, sostenendo azioni coordinate dove necessario e mantenendo una comunicazione regolare con i paesi dell’UE, ENTSO-E e il Segretariato della Comunità dell’energia.

Non è un allarme immediato, ma una lezione chiara: l’elettricità che diamo per scontata dipende da un fiume. Per famiglie e imprese conviene prepararsi a estati sempre più calde e a bollette che ballano con la siccità: efficientamento, flessibilità e uno sguardo attento ai livelli del Danubio.