Dopo l’asta deserta del 2024, i CfD a due vie riportano Vattenfall nei siti danesi.
Vi siete mai chiesti perché l’eolico offshore — promesso da anni come uno dei pilastri della transizione — resti più spesso sulla carta che in mare? La risposta non sta nella tecnologia, ma nel modo in cui le aste vengono disegnate. Lo dimostra quello che è successo in Danimarca lo scorso agosto, quando il Paese ha tenuto un’asta offshore per due siti con una capacità totale di 1,8 GW, come documentato da un’analisi di WindEurope. Ad aggiudicarsi entrambi i siti è stata Vattenfall, con offerte di 67,42 euro per megawattora per Nordsøen Midt e 72,50 euro per megawattora per Hesselø.
La scommessa che torna a correre
Il dato colpisce perché non era scontato. A dicembre 2024 l’ultima asta offshore danese non aveva attirato alcun offerente; l’asta offshore danese da 3 GW si era chiusa senza alcuna offerta. Eppure la Danimarca copre già il 24% della sua domanda elettrica con l’eolico offshore, secondo quanto riporta WindEurope. Un Paese abituato a costruire turbine in mare, in altre parole, si era ritrovato con un’asta deserta. Perché solo adesso qualcosa si è mosso?
Il design che decide il destino
La risposta è nel meccanismo, non nel vento. Nel 2024 il problema non era la risorsa eolica: era il modo in cui lo Stato aveva impostato la gara. Nel tender del 2024, chi partecipava era tenuto a versare allo Stato un pagamento concessorio fisso per 30 anni e restava pienamente esposto alla volatilità dei prezzi dell’elettricità. Il fallimento dell’asta è stato ricondotto proprio al design, incluso un meccanismo di “negative bidding” senza limite. In pratica, chi costruiva doveva pagare per il diritto di usare l’area marina, senza alcuna rete di sicurezza sui ricavi.
Il ritorno ai Contratti per Differenza a due vie ha spostato il rischio prezzo dallo sviluppatore a un equilibrio condiviso con lo Stato. Non è un dettaglio per addetti ai lavori: vuol dire che se i prezzi dell’elettricità crollano, il produttore non resta da solo a rimetterci; se salgono molto, una parte del beneficio torna allo Stato. È questo il punto da guardare quando si leggono le notizie sulle aste offshore: il design decide se un progetto passa dalla carta alla costruzione.
Due parchi, una regola nuova
La risposta è nei numeri e nei luoghi. Il progetto eolico offshore Hesselø si trova nel Kattegat, tra Danimarca e Svezia, a circa 30 km dalla costa, con una capacità minima installata di 800 MW. Il progetto North Sea I Mid è nel Mare del Nord, a circa 20 km al largo di Hvide Sande, con una capacità minima di 1.000 MW. Sommati fanno almeno 1,8 GW di nuova capacità.
Il contesto aiuta a capire perché questo risultato è un segnale. Non è un problema solo danese: aste offshore in Danimarca, Germania e Paesi Bassi si sono concluse senza offerte. Al North Sea Summit di Amburgo, i governi si erano impegnati a installare collettivamente 15 GW di eolico offshore all’anno nel periodo 2031-2040. Per arrivarci servono regole che riducano il rischio. Nell’Investment Pact i governi si sono impegnati a garantire pianificazione e sicurezza degli investimenti e a ridurre il rischio sui progetti eolici offshore, incluso l’impegno a fare dei CfD a due vie lo standard per il design delle aste.
Non aspettatevi bollette più basse domani. Ma quando il rischio prezzo è condiviso, l’eolico offshore passa dalla carta alla costruzione: i due parchi danesi sono il banco di prova di una regola che potrebbe sbloccare altri progetti.




