Dopo il flop dell’asta a offerte negative, i contratti per differenza hanno riportato la competizione nel Mare del Nord

Dicembre 2024: la Danimarca mette all’asta due aree per l’eolico offshore con un meccanismo di offerte negative senza tetto. Non si presenta nessuno. Dodici mesi dopo, la stessa agenzia annuncia i risultati di una gara sorella: due siti, 1,8 gigawatt complessivi, assegnati con rilanci e prezzi competitivi.

In mezzo c’è una decisione di design che ha spento un’asta e ne ha accesa un’altra.

Il 9 giugno 2026 l’Agenzia danese per l’energia ha reso noti gli esiti della più recente nuova gara offshore danese. Vattenfall si è aggiudicata entrambi i lotti: Nordsøen Midt a 67,42 €/MWh e Hesselø a 72,50 €/MWh. Non sono prezzi stracciati, ma sono prezzi veri, sostenuti da un meccanismo che gli investitori riconoscono. La differenza rispetto all’asta offshore danese del 2024 è tutta in quattro lettere: CfD.

Da zero a cinque contendenti

Il governo danese ha sostituito le offerte negative libere con Contracts for Difference bilaterali. In pratica un corridoio di prezzo garantito: se il mercato paga meno della soglia, lo Stato integra la differenza; se paga di più, è lo sviluppatore a restituirla. Un’assicurazione simmetrica che abbatte il costo del capitale senza regalare rendite.

«I Contracts for Difference fanno esattamente questo: riducono i costi di finanziamento e i rischi di realizzazione» ha spiegato Tinne van der Straeten, CEO di WindEurope. «Aiutano i governi a ottenere offerte competitive proprio quando l’elettricità autoprodotta serve a rafforzare la sicurezza energetica, accelerare l’elettrificazione e garantire la competitività industriale.»

I numeri danno ragione al meccanismo. Nordsøen Midt e Hesselø hanno raccolto due e cinque offerte rispettivamente, dopo che l’asta precedente era andata deserta. La Danimarca copre già il 24% della propria domanda elettrica con l’eolico offshore e queste due concessioni porteranno nuova capacità in un sistema che sta diventando esportatore netto verso i vicini affamati di elettroni puliti.

La spinta tedesca e i record britannici

Il risveglio danese arriva in un momento in cui il Mare del Nord sta cambiando marcia. In Germania, nel 2025, il sorpasso tedesco di eolico e solare sui fossili è stato netto: 225 TWh generati dalle due fonti, il 44% del totale elettrico, la prima volta sopra le fossili. Nel primo semestre 2026 il contributo di eolico e fotovoltaico in Italia ha superato il 25% della domanda, con la sola produzione eolica in crescita del 16,4% sullo stesso periodo dell’anno precedente.

Ma è il Regno Unito a mostrare la scala che l’offshore può raggiungere quando le regole sono stabili. Nel 2025 la produzione record di eolico offshore nel Regno Unito ha toccato 52 TWh, il 17,7% di tutta l’elettricità nazionale. Significa che da solo l’offshore ha coperto il 60% della generazione eolica britannica e il 34% di quella rinnovabile. Complessivamente le rinnovabili hanno fornito il 52,1% dell’elettricità del Regno Unito, due punti in più sul 2024.

«Nell’ultima asta ci siamo assicurati una quantità record di eolico offshore che porterà oltre 30 miliardi di sterline di investimenti privati» ha detto Tara Singh, CEO di RenewableUK. «L’asta eolica offshore britannica ha mostrato che l’eolico onshore costa la metà di nuovi impianti a gas e l’offshore è più economico del 40%.»

Il punto non è chi fa più gigawatt, ma chi costruisce un quadro di regole che attiri offerte e tenga i prezzi bassi senza far saltare i bilanci degli sviluppatori. Il Regno Unito lo ha capito prima, e ora raccoglie competizione e investimenti. La Danimarca lo ha appena imparato, dopo aver pagato un anno di vuoto.

Il prossimo numero da guardare

Il governo danese non ha ancora deciso se rendere strutturali i CfD per le aste future. Van der Straeten lo ha detto senza giri di parole: «La Danimarca dovrebbe adottare i CfD come standard per tutte le prossime aste. E dovrebbe rivedere criticamente il calendario attuale. C’è tutto l’interesse a anticipare l’asta del 2028.»

L’industria danese si sta preparando a elettrificare e i paesi vicini premono per importare elettricità. Il successo di Hesselø e Nordsøen Midt dimostra che le aste funzionano se le regole sono simmetriche. Il prossimo numero sul radar è la data della prossima asta danese: se verrà anticipata, vorrà dire che la lezione è stata appresa. Se resterà al 2028, il rischio è che quei 67,42 €/MWh restino un esperimento isolato invece che il nuovo punto di partenza.