Il dato emerge dal comunicato di Terna sui consumi di giugno, con l’indice IMCEI in crescita da quasi un anno
Il mese di giugno ha regalato all’Italia una cifra che non si vedeva da dieci anni: 28 TWh di elettricità consumata, il valore più alto per il mese di giugno dell’ultimo decennio. Nel comunicato diffuso da Terna sui consumi di giugno, il fabbisogno elettrico risulta in crescita dell’1,8% rispetto a giugno 2025. E il 29 giugno la domanda ha toccato una punta di 57,4 GW, il 3,6% in più sull’anno precedente: un record per il mese. Non è un episodio isolato. È il sintomo di una macchina che accelera mentre il resto d’Europa resta al palo.
Un giugno da record, su una base già alta
I numeri di giugno non arrivano da un anno debole. L’incremento dell’1,8% si confronta con un livello già molto elevato: a giugno 2025 la domanda era cresciuta del 7,5%. Un punto e otto decimi può sembrare poco, visto da solo. Ma si somma a un anno che era già cresciuto parecchio: l’Italia non sta rimbalzando da un crollo, sta aggiungendo consumi su una base già espansa. E questo rende il dato più significativo di quanto sembri a prima vista.
Ma chi sta assorbendo questa elettricità in più? La risposta non è uniforme. Il totale nasconde velocità diverse, e la parte più interessante del racconto è quella industriale.
Il cuore industriale della crescita
Se il totale cresce dell’1,8%, l’industria fa molto di più. Secondo Terna, i consumi elettrici industriali di giugno sono aumentati del 3,1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, segnando il decimo mese consecutivo di crescita. Dieci mesi di aumento ininterrotto non sono un’anomalia statistica: sono una tendenza. E se il comparto industriale cresce del 3,1% a fronte di un totale all’1,8%, vuol dire che altre componenti della domanda crescono meno, o non crescono affatto.
Il contesto più lungo lo fornisce l’indice IMCEI, che Terna elabora sulla base dei consumi di circa mille imprese energivore: fin dal novembre 2024 registra una crescita media annua del 5% sul dato mensile corretto per l’effetto calendario. Non è una parentesi: è quasi un anno e mezzo di accelerazione che parte da lontano e non accenna a fermarsi.
Questa accelerazione italiana stride con il quadro europeo. Ed è qui che il racconto si fa scomodo.
Italia controcorrente: con quale energia?
Nel 2025 la domanda di elettricità dell’Unione europea è rimasta sostanzialmente stagnante. E mentre la domanda non si muoveva, sul lato dell’offerta è successo qualcosa di rilevante: secondo Ember, il 2025 è stato l’anno del primo sorpasso di eolico e solare sui combustibili fossili nella produzione di elettricità dell’UE. Mai prima d’ora le due fonti rinnovabili avevano prodotto più dei fossili in Europa.
Il quadro che ne esce è schizofrenico. L’Italia cresce, l’Europa no. L’Europa, in proporzione, si sposta verso le rinnovabili; l’Italia, intanto, vede salire i consumi industriali mese dopo mese senza che il dato di giugno dica da dove arriverà l’energia necessaria a sostenere questa crescita. Non è un dettaglio da libro di statistica: è il punto politico della vicenda.
La domanda che resta aperta è semplice da formulare e complicata da chiudere: come intende l’Italia alimentare questo aumento record della domanda? Con la transizione, accettando che eolico e solare facciano da perno? Oppure tornando alle fonti che l’Europa ha appena superato? Il comunicato di Terna fotografa i consumi. Non risponde a questa domanda.
La vera partita non è quanta elettricità consumiamo, ma da dove arriva. E su questo il dato di giugno tace. Offre numeri, non scelte. Dice che il 29 giugno la domanda ha toccato una punta di 57,4 GW; non dice con quali impianti l’ha soddisfatta, né cosa succederà se la tendenza industriale iniziata nel novembre 2024 dovesse proseguire.
Il rischio è che il record diventi un alibi: crescita dei consumi come giustificazione per rinviare decisioni scomode sulle fonti. Finché i numeri della domanda restano separati da quelli dell’offerta, ogni mese record sarà soltanto un’altra cifra da archiviare.




