La cooperativa lodigiana conta 245 soci, mentre il 99% delle realtà italiane ne ha meno di cento

Tre settimane fa, in occasione del secondo anniversario della cooperativa Comunità Solare, una realtà nata il 2 luglio 2024 da appena 11 persone, i dati raccontavano di 245 soci, 321 contatori collegati e 125 impianti fotovoltaici tra quelli già in funzione e quelli in cantiere. In un paese dove, secondo il GSE, soltanto l’1% delle comunità energetiche supera i 100 aderenti, la cooperativa fondata da attivisti di Legambiente Lodi e Piacenza si colloca in una fascia che include poche decine di sigle su oltre 900 censite.

Il gigante tra i nani

Alla fine del 2025, il GSE contava 904 CER attive in Italia, con 18.263 membri complessivi e 1.055 impianti. La media, calcolata sui totali, dice poco: circa 20 soci a comunità. Più eloquente è la distribuzione delle dimensioni: solo il 3% delle Cer arriva a superare i 50 membri, e appena l’1% oltrepassa la soglia dei 100. Comunità Solare, con i suoi 245 soci già a luglio 2026, non solo sta fuori da queste classifiche, ma le ribalta: ha più aderenti del 99% delle esperienze analoghe nel nostro Paese. La crescita non è stata improvvisa: già al primo compleanno, festeggiato lo scorso luglio, la cooperativa dichiarava 140 soci e 55 impianti per 900 kW di potenza installata, un ritmo di adesione ben superiore alla norma.

Dentro la macchina solidale

Basta guardare la genesi per capire che non è una Cer qualunque. L’atto costitutivo del 2 luglio 2024 metteva insieme undici persone con un passato in Legambiente, e nei dodici mesi successivi la compagine si è allargata fino a 140 soci. Ma la vera particolarità è scritta nello statuto: la cooperativa è obbligata a devolvere la maggior parte dell’incentivo erogato dal GSE per l’energia condivisa a un fondo solidale per progetti locali contro la povertà. Non si tratta, insomma, di un puro meccanismo di efficientamento energetico o di autoconsumo collettivo fine a se stesso. L’architrave è sociale: l’energia prodotta serve innanzitutto a finanziare interventi sul territorio. Ed è forse questo, più dell’aspetto tecnico, ad aver favorito un’adesione così rapida in due sole province. Eppure, se il segreto fosse solo la finalità sociale, ci si chiede perché così poche altre realtà riescano a emularla. Il punto, probabilmente, è che mettere in piedi una struttura cooperativa con governance trasparente e un obbligo statutario di solidarietà richiede un capitale organizzativo che poche comunità di base possiedono, specie quando la normativa premia di più l’agilità che la complessità.

Il futuro in una percentuale

Intanto, i numeri nazionali restano lontani da qualsiasi dinamismo. Sempre secondo il GSE, al 31 dicembre 2025 la capacità installata complessiva di tutte le CER italiane aveva raggiunto 174,5 MW. Una cifra modesta se spalmata sui 904 soggetti: meno di 200 kW per comunità, la taglia tipica di un piccolo impianto condominiale o di una media azienda agricola. Comunità Solare, con i suoi 125 impianti e investimenti dichiarati per oltre 4 milioni di euro in due anni, concentra probabilmente una potenza ben superiore alla media. Ma la vera domanda non è quanti megawatt in più possa accumulare un singolo caso di successo, bensì se il sistema di incentivi premierà la taglia o la replicabilità. Al momento, la normativa favorisce la prossimità e la piccola scala: eppure, se l’asticella della soglia dei 100 aderenti iniziasse a essere superata da un numero crescente di Cer, il modello di Comunità Solare smetterebbe di apparire un’eccezione per diventare un benchmark. Da tenere d’occhio nei prossimi mesi: la percentuale di CER che supera i 100 aderenti. Se quel numero salirà in modo significativo, vorrà dire che la cooperativa nata da undici persone non è stata solo un esperimento.