Un modello che combina un contratto PPA con la condivisione comunitaria, replicato già da un grande operatore energetico

Quasi otto comunità energetiche su dieci, in Italia, non arrivano a dieci membri. La media nazionale, secondo i dati pubblicati dal GSE a marzo 2025, si ferma a 8,2 membri a CER. Poi arriva Vallarsa, 1.400 abitanti in provincia di Trento, e sfonda il muro: 89 membri già convalidati dal GSE, più di dieci volte la media. La CER Energia Nuova ETS ha ottenuto di recente l’abilitazione dal Gse, e il dato è ancora più notevole se si considera che il 77% delle comunità energetiche italiane è composto da meno di dieci membri.

Sono numeri che fanno rumore non per la cifra assoluta — 89 non è un record irraggiungibile — ma per lo scarto rispetto a un panorama fatto quasi interamente di iniziative minuscole, spesso familiari, che faticano a superare la soglia della decina di adesioni. Come ha fatto un comune di montagna a moltiplicare per undici la taglia tipica di una CER italiana, per giunta senza un euro di finanziamento pubblico?

Il segreto di Vallarsa

Dietro il numero record non c’è un bando vinto né un contributo regionale: il progetto è stato realizzato interamente con capitale locale, senza accesso a contributi pubblici e senza consumo di territorio. Il cuore produttivo è un impianto fotovoltaico da 403,26 kWp, 858 moduli installati sulla copertura della Conceria della Vallarsa, storico insediamento manifatturiero della valle. La produzione annua stimata supera i 370 MWh, equivalente a un risparmio di 70 tonnellate di petrolio e a oltre 170 tonnellate di CO₂ evitate ogni anno.

Ma il vero meccanismo che ha reso possibile la scala è un altro. Il proprietario della superficie su cui insiste l’impianto non era in grado di sostenere l’investimento. È qui che subentra un terzo investitore — Vallarsa Energia Srl Benefit — che finanzia la realizzazione su una superficie non propria. Sotto il tetto fotovoltaico, intanto, c’è un’industria che consuma: la Conceria acquista l’energia tramite un contratto di somministrazione on site, un PPA da circa 220 MWh annui. È un’architettura a due livelli: da un lato il PPA che garantisce alla CER un acquirente stabile e una remunerazione prevedibile, dall’altro la comunità che redistribuisce i benefici tra i suoi membri — 84 nuclei familiari e 16 soggetti tra imprese, enti religiosi, consorzi e attività commerciali, per oltre cento adesioni raccolte complessive.

Come ha spiegato Valerio Palella a Renewable Matter, coniugare il PPA con la comunità energetica è possibile proprio quando il proprietario della superficie non può investire direttamente. La presenza di un’industria sotto l’impianto non è un dettaglio: è la condizione che rende bancabile il progetto, perché genera un flusso di cassa certo prima ancora che scattino gli incentivi del GSE. Il resto — le adesioni dei cittadini, la partecipazione degli enti locali — si innesta su una struttura economica già solida. Non è un caso che la CER, come ha dichiarato Geremia Gios, destinerà parte degli incentivi alla lotta alla povertà energetica: quando la base economica regge, si può anche redistribuire.

I giganti scalano la montagna

Un modello nato in una valle laterale del Trentino non è rimasto confinato lì. Sorgenia lo ha già replicato una quarantina di volte nell’ambito dei bandi PNRR, stando a quanto riportato da Renewable Matter. E non si è fermata ai singoli progetti territoriali: sta lavorando a una comunità energetica nazionale che metterà in rete impianti di proprietà su tutto il territorio, con l’obiettivo dichiarato di stimolare attivamente la nascita di CER progettando soluzioni su misura.

Il passaggio non è banale. Se un operatore verticalmente integrato come Sorgenia — produzione, trading, vendita al dettaglio — decide di investire su decine di comunità energetiche con lo stesso schema visto a Vallarsa, significa che il modello ha raggiunto una taglia minima efficiente che lo rende replicabile su scala industriale. Non più l’iniziativa artigianale di un gruppo di vicini di casa, ma un prodotto finanziario e contrattuale standardizzato, dove il PPA on site fa da architrave e la CER da meccanismo di condivisione del valore.

Il dato da tenere d’occhio, nei prossimi mesi, non è tanto quanti membri ha la CER più grande d’Italia. È quante comunità energetiche supereranno quota dieci. Perché se Vallarsa ha dimostrato che si può fare, e Sorgenia ha già industrializzato il processo, allora la vera anomalia potrebbe diventare proprio quel 77% di CER sotto i dieci membri che oggi rappresenta la norma. Un’inefficienza di scala che il mercato, se troverà la convenienza, tenderà a correggere.