Il progetto della Commissione Ue mira a evitare che i costi del carbonio vengano conteggiati due volte quando i sistemi

Doppio conteggio. Copertura involontaria. Due espressioni da norma tecnica che rischiano di tradursi in centesimi in più alla pompa o in bolletta per milioni di famiglie europee. Lo scorso 17 luglio la Commissione europea ha pubblicato un progetto di regolamento di esecuzione sulla compensazione finanziaria per i consumatori finali: l’obiettivo è impedire che chi acquista gasolio, benzina o gas naturale paghi due volte la stessa tonnellata di CO₂ quando un sistema nazionale di scambio di quote si sovrappone a quello europeo.

Il nodo del doppio onere

Il meccanismo è semplice da descrivere ma insidioso nei fatti. Quando un combustibile viene immesso in consumo, il fornitore è tenuto a restituire quote di emissione proporzionali al contenuto di carbonio del prodotto venduto. Se però sullo stesso flusso di carburante insistono due regimi di scambio paralleli — uno nazionale e uno comunitario — il rischio è che il costo del carbonio venga contabilizzato due volte: una nel sistema domestico, una in quello europeo. Non è un’ipotesi di scuola. La Germania ha lanciato il suo sistema nazionale di scambio di quote di emissione (nETS) per i combustibili da riscaldamento e trasporto già nel 2021, con un prezzo del carbonio che è cresciuto progressivamente fino a raggiungere livelli paragonabili a quelli del mercato ETS europeo. Nel febbraio 2025, Berlino ha legiferato per traghettare l’nETS dentro l’ETS2 dell’Unione, ma la transizione non sarà immediata: nella fase di coesistenza, un litro di gasolio venduto in Baviera potrebbe incorporare il costo del carbonio tedesco e, a partire dal 2028, anche quello del sistema europeo.

Il progetto di regolamento serve proprio a questo: stabilire che, in casi del genere, lo Stato membro deve fornire una compensazione finanziaria diretta al consumatore finale. La Commissione parla esplicitamente di situazioni in cui «il doppio conteggio o la restituzione di quote per emissioni non coperte dal capo IVa della direttiva 2003/87/CE non possono essere evitate». È un linguaggio da giurista, ma la sostanza è chiara: se il fornitore ha già pagato in un sistema nazionale, lo Stato deve intervenire per evitare che l’onere aggiuntivo si scarichi sul cliente.

L’architettura ETS2 e l’ombrello del Fondo sociale

Per capire perché la compensazione è indispensabile bisogna guardare a come è costruito l’ETS2. Il sistema, il cui avvio è stato posticipato al 1° gennaio 2028 — con le aste delle quote che partiranno comunque nel 2027 — copre gli edifici, il trasporto su strada e settori aggiuntivi finora esclusi dal mercato del carbonio europeo. A differenza dell’ETS classico, che opera a monte sugli impianti industriali, l’ETS2 sposta l’obbligo sui fornitori di carburante: sono loro, e non i consumatori finali come famiglie o automobilisti, i soggetti obbligati a monitorare, rendicontare e restituire quote sufficienti a coprire le emissioni associate ai prodotti venduti. Poiché i fornitori trasferiranno inevitabilmente il costo delle quote sui prezzi al consumo, l’impatto arriverà comunque in bolletta e alla pompa.

Qui entra in scena il Fondo sociale per il clima. Dal 2026 al 2032 il Fondo mobiliterà 86,7 miliardi di euro per proteggere le famiglie vulnerabili, le microimprese e gli utenti dei trasporti dall’impatto del nuovo sistema. La cifra supera il bilancio annuale di diversi Stati membri messi insieme ed è pensata per finanziare investimenti strutturali — ristrutturazioni edilizie, pompe di calore, mobilità elettrica — e, dove necessario, trasferimenti diretti temporanei. Il contrasto è netto: da un lato i fornitori pagano le quote e le scaricano sui prezzi finali, dall’altro il Fondo cerca di sterilizzare l’effetto per chi ha meno margini. Il regolamento sulla compensazione finanziaria aggiunge un terzo tassello: evitare che, in questo passaggio di costi, qualcuno paghi due volte per una distorsione amministrativa.

Cosa cambia per chi installa e gestisce

Per i fornitori di carburante, il messaggio è inequivocabile. Il progetto di regolamento non è ancora definitivo: la consultazione pubblica resterà aperta fino al 14 agosto 2026, e solo dopo quella data la Commissione procederà con l’adozione formale. Gli Stati membri dovranno predisporre meccanismi di rimborso per i consumatori finali, dimostrando di saper tracciare i casi di doppio onere e intervenire con compensazioni proporzionali. Per la Germania, che ha già legiferato per integrare l’nETS nell’ETS2, la partita è doppiamente delicata: dovrà allineare le procedure nazionali al regolamento europeo e garantire che il passaggio non crei buchi di copertura o, peggio, doppi addebiti proprio nella fase di transizione.

La compensazione è un meccanismo tecnicamente necessario, ma la sua efficacia dipenderà dalla rapidità e trasparenza con cui ogni Stato lo implementerà. Per ora è solo un progetto: c’è tempo fino al 14 agosto per commentarlo e, forse, migliorarlo.