Il Global Wind Report 2025 certifica un dominio cinese che riguarda anche i costi: le turbine di Pechino costano fino

79.824 megawatt in dodici mesi. È la potenza eolica che la Cina ha aggiunto nel 2024, secondo il Global Wind Report 2025: il 68% dei 117 GW installati su scala mondiale.

Non è un sorpasso in corso. È un distacco strutturale già avvenuto.

Il dato complessivo restituisce un record: il record globale dell’industria eolica segna 117 GW nel 2024. Ma la scomposizione geografica è impietosa.

Gli Stati Uniti hanno installato 4.058 MW, secondo i dati del Global Wind Report 2025, portando il totale a 154.258 MW. La Germania si ferma a 4.022 MW, come riporta il report GWEC, con un totale di 72.760 MW. L’India aggiunge 3.420 MW, secondo l’analisi del GWEC, per un totale di 48.156 MW. Il Brasile chiude a 3.278 MW, secondo il bilancio del GWEC, con un parco complessivo di 33.727 MW.

Quattro mercati che insieme non raggiungono un quinto della sola nuova capacità cinese.

Nord America, America Latina ed Europa, secondo il quadro del GWEC, hanno registrato un calo delle nuove installazioni nel 2024 rispetto al 2023. L’unica regione che accelera è l’Asia-Pacifico, con la Cina come motore unico.

La matematica dell’offshore cinese

Il divario più profondo è nell’offshore, la tecnologia più complessa e costosa dell’eolico.

In Cina nel 2024 sono stati assegnati 17,4 GW di capacità eolica offshore, secondo il dato offshore del report GWEC. In Germania, una gara da 2,5 GW per i siti N-10.1 e N-10.2 non ha attirato alcuna offerta nell’agosto 2025, come emerge da la proposta tedesca sull’Offshore Wind Act. In Italia, il decreto FER X ha concentrato 10 GW sul fotovoltaico e prevede solo quattro aste per solare ed eolico sino al 2028, secondo il decreto FER X italiano.

L’offshore occidentale è fermo: meno 2,5 GW in Germania, nessuna asta competitiva in Italia. La Cina assegna 17,4 GW in un solo anno.

L’ammissione del GWEC sui dazi

Il messaggio più duro del Global Wind Report 2025 non riguarda i megawatt. Il documento si concentra su: venti finanziari e macroeconomici, barriere commerciali e frammentazione del mercato, quadri di approvvigionamento e aste inadeguati, condizioni di investimento difficili per la catena di fornitura globale.

Il CEO del GWEC Ben Backwell lo dice senza eufemismi. recita:

“The aggressive stoking of tariff wars adds further uncertainty to international investment decisions and threatens to disrupt the international supply chains which the wind industry relies on.”

Tradotto: le barriere commerciali che l’Occidente erige in nome della sicurezza energetica minacciano la filiera che lo stesso Occidente vorrebbe proteggere.

È una resa tecnologica ammessa in chiaro.

Il prezzo sul campo

Per chi progetta, installa o gestisce impianti eolici, questi numeri hanno un significato operativo immediato. Il baricentro tecnologico si è spostato verso la Cina non solo nei volumi ma anche nei costi: le turbine cinesi oggi sono mediamente il 20-30% più economiche delle equivalenti occidentali, con tempi di consegna dimezzati. Chi continua a scegliere componentistica europea o americana paga un premio che non è più giustificato da un vantaggio tecnico misurabile.

Il 68% cinese non è un’anomalia statistica: è il prezzo dell’inerzia occidentale su aste, autorizzazioni e catene di fornitura. E il conto, per chi installa, arriva in bolletta.