Il premio EPO riconosce un processo cinese che recupera il 99,6% dei metalli critici

Il premio che misura un divario

Il dato che conta non è il premio in sé, ma il volume che lo accompagna. Secondo i dati diffusi dall’azienda, la tecnologia di riciclo direzionale sviluppata da Brunp recupera il 99,6% di nichel, cobalto e manganese e il 96,5% di litio. Umicore, il principale concorrente europeo, dichiara tassi di recupero superiori al 95% per cobalto, rame e nichel e superiori al 90% per il litio: percentuali rispettabili, ma inferiori su ogni voce, e con un ordine di grandezza completamente diverso per quanto riguarda la scala. I 7.000 tonnellate annui di capacità di Umicore contro le 200.000 tonnellate processate da Brunp nel 2025 segnano un rapporto di quasi trenta a uno. Non è un divario tecnologico marginale: è una forbice industriale che si allarga ogni anno.

Già nel 2024 Brunp aveva processato oltre 120.000 tonnellate di batterie usate, insieme a 17.100 tonnellate di sali di litio riciclati. La traiettoria è inequivocabile: 120.000 tonnellate nel 2024, 200.000 nel 2025, con un obiettivo dichiarato di un milione di tonnellate all’anno entro il 2030. Numeri che raccontano come il premio EPO non sia soltanto un riconoscimento alla qualità di un’invenzione, ma un indicatore di chi sta conquistando il mercato.

Cosa rende unico il processo Brunp

Se il divario di capacità è impressionante, lo è ancora di più la tecnologia che lo alimenta. Il processo di riciclo direzionale messo a punto da Yu Haijun e Xie Yinghao non si limita a estrarre metalli dalle batterie esauste: lo fa con un’efficienza che riduce del 73% l’uso di acidi e alcali e taglia del 61% l’impronta di carbonio rispetto alla produzione tradizionale di catodi. In pratica, non solo recupera più materiale, ma lo fa consumando meno risorse chimiche ed emettendo meno CO₂.

Le origini della tecnologia risalgono ai primi anni Duemila, quando il team ha riconosciuto la crescente sfida della gestione delle batterie esauste e la dipendenza della Cina dalle materie prime importate. Il salto di qualità è arrivato nel 2015, con l’acquisizione di Brunp da parte di CATL, il colosso cinese delle batterie. È stato quel passaggio a permettere alla tecnologia di passare dalla fase di laboratorio alla scala industriale, integrandola nelle catene di fornitura globali. Brunp è entrata a far parte dell’ecosistema CATL esattamente quando la domanda di batterie al litio iniziava la sua curva di crescita più ripida, e questo tempismo ha fatto la differenza tra un brevetto interessante e una capacità produttiva reale.

I tassi di recupero dichiarati da Brunp – 99,6% per il gruppo nichel-cobalto-manganese, 96,5% per il litio – sono dati aziendali, non verificati da terzi indipendenti. Ma anche prendendoli con la cautela che si deve a qualsiasi autodichiarazione industriale, restano superiori a quanto comunicato da Umicore, che per il litio si ferma sopra il 90%. In un mercato dove ogni punto percentuale di recupero si traduce in tonnellate di materiale reimmesso nel ciclo produttivo, la differenza non è accademica.

Il mercato a due velocità

Il premio a Brunp non è solo un trofeo: è uno spartiacque che obbliga a guardare agli equilibri globali. Mentre l’azienda cinese accelera verso il milione di tonnellate annue, il panorama occidentale mostra segnali di consolidamento sotto pressione. L’8 agosto 2025 Li-Cycle, una delle promesse nordamericane del riciclo delle batterie, è stata acquisita da Glencore Plc. L’operazione racconta un settore dove la scala conta più della tecnologia isolata, e dove l’accesso al capitale e alle reti di fornitura fa la differenza tra crescere ed essere assorbiti.

L’Europa si trova in una posizione delicata. Da un lato, ha istituito un premio che riconosce l’eccellenza tecnologica ovunque provenga – un segnale di apertura e pragmatismo. Dall’altro, i numeri dicono che il Vecchio Continente sta perdendo terreno nella corsa alle materie prime critiche recuperate. Il processo Brunp non è solo più efficiente: è già industrializzato su scala che nessun operatore europeo è in grado di eguagliare al momento. E poiché il riciclo riduce la dipendenza dalle importazioni di materie prime vergini – esattamente la motivazione che spinse il team cinese a sviluppare la tecnologia nei primi anni Duemila – chi controlla il riciclo controlla una quota crescente della filiera delle batterie.

La domanda aperta è se Brunp riuscirà a toccare il milione di tonnellate entro il 2030. Se lo farà, il rapporto con Umicore e gli altri operatori occidentali non sarà più di trenta a uno, ma di oltre cento a uno. E a quel punto non sarà più una questione di chi ricicla meglio, ma di chi può permettersi di non passare da Brunp per rifornirsi di nichel, cobalto e litio. Il premio EPO è un campanello d’allarme per l’Europa: la corsa alle materie prime critiche si vince anche – e forse soprattutto – nei centri di riciclo. Il numero da tenere d’occhio è quel milione di tonnellate. Se Brunp ci arriva, il mondo delle batterie avrà un nuovo padrone.