La Commissione vuole portare l’elettrificazione al 46% entro il 2040, ma servono 800 miliardi di euro per le reti

Aprendo una bolletta della luce, le voci “trasporto dell’energia” e “gestione del contatore” sembrano dettagli tecnici da ignorare. Nei prossimi anni potrebbero diventare la prima riga a crescere. Il motivo è nei numeri: la Commissione europea vuole portare l’elettrificazione dal 23% attuale del consumo energetico al 46% entro il 2040 e, secondo le stime di ENTSO-E, servono 800 miliardi di euro di investimenti entro il 2050 per le reti transfrontaliere, ibride e offshore. Da dove arriveranno quei soldi? La risposta è in una proposta di regolamento sul futuro delle bollette elettriche nell’Unione. A fine settembre, ENTSO-E — l’associazione dei 40 gestori di rete che rappresentano 36 paesi e gestiscono il più grande sistema elettrico interconnesso al mondo — ha pubblicato la propria posizione sulla proposta della Commissione europea. Ed è da lì che è partito lo scontro.

Il conto della rete del futuro

Per capire quanto peserà tutto questo in bolletta, bisogna guardare ai numeri della transizione. Il piano d’azione per l’elettrificazione presentato dalla Commissione europea non è solo un obiettivo ambientale: è anche un calcolo economico. Se l’UE riuscisse a portare l’elettrificazione al 46% entro il 2040, secondo la Commissione potrebbe risparmiare 260 miliardi di euro all’anno in importazioni di combustibili fossili. Ma per arrivarci servono reti nuove, interconnessioni più forti e infrastrutture offshore: investimenti che qualcuno dovrà finanziare e che, in ultima istanza, finiranno sulle bollette.

ENTSO-E ha risposto con cinque raccomandazioni. La più rilevante per chi paga la bolletta chiede di garantire ai gestori di rete (TSO) quadri di remunerazione con profili rischio-rendimento adeguati, capaci di attrarre il capitale necessario per gli investimenti. In pratica: chi investe nelle reti vuole certezze sul recupero in tariffa. Tra le altre raccomandazioni, ENTSO-E chiede che qualsiasi quadro europeo di scambio dati di rete resti volontario, sicuro, mirato e sostenuto da finanziamenti adeguati. Ma la domanda vera è un’altra: chi decide come ripartire questi costi tra famiglie, imprese e Stati?

Regolatori sotto pressione

La risposta non è solo tecnica: riguarda chi ha il potere di dire quanto un investimento può essere recuperato in tariffa. ENTSO-E raccomanda di affidare alle autorità nazionali di regolamentazione (NRA) la valutazione dei quadri di performance, in cooperazione con i gestori di rete, invece di imporre all’ACER confronti di efficienza uniformi. Sembra una questione di metodo: in realtà decide se i criteri li stabiliranno i regolatori di ogni paese o un’agenzia europea.

Qui si apre lo scontro. Il CEER, l’organismo che rappresenta i regolatori nazionali dell’energia, avverte che la stessa proposta accolta favorevolmente da ENTSO-E rischia di erodere l’indipendenza delle NRA nella definizione delle tariffe. Il CEER riconosce che la proposta riafferma principi esistenti, ma teme che nell’attuazione si perda il margine di manovra dei regolatori nazionali.

Anche i gestori delle reti di distribuzione esprimono dubbi. Secondo la DSO Entity, la proposta non offre ancora ai gestori una base sicura per recuperare gli investimenti che la resilienza, la sicurezza e i tempi delle connessioni richiedono. Sia ENTSO-E sia la DSO Entity mettono in guardia sulla “bancabilità” del recupero degli investimenti e si oppongono a un’armonizzazione “one-size-fits-all” a livello europeo, preferendo la sussidiarietà. Resta la domanda: basterà questa architettura a garantire investimenti “bancabili” senza sacrificare la stabilità delle tariffe?

Cosa aspettarsi (e cosa no)

Tradotto per chi paga la bolletta o aspetta un allacciamento, il messaggio è duplice. Da un lato, i regolatori nazionali resteranno centrali nel decidere quanto un investimento può pesare in tariffa: le differenze tra paesi — e tra famiglie e imprese — continueranno a contare. Dall’altro, i tempi e i costi delle connessioni dipendono da quadri remunerativi che la proposta non definisce ancora in modo completo: chi progetta un impianto o chiede un allacciamento non sa con certezza come quei costi verranno riconosciuti. Nei prossimi mesi si capirà se Bruxelles ascolterà i regolatori o i gestori.

Per chi apre la bolletta, il punto di fondo è che la spesa dei prossimi anni non dipenderà solo dal prezzo dell’energia sul mercato, ma da una scelta regolatoria in corso. Seguire il negoziato è il primo passo per capire se la transizione sarà distribuita in modo equo o scaricata sui consumatori.