La fragilità finanziaria delle associazioni di categoria rischia di minare gli ambiziosi piani europei sul gas rinnovabile
“Made in Europe: Biomethane at the Core of EU Energy Independence”. Bruxelles ha già coniato lo slogan per l’European Biomethane Week, in programma dal 12 al 16 ottobre prossimi. Tre parole d’ordine — made in Europe, indipendenza energetica — che profumano di campagna elettorale e rilancio industriale. Ma a scorrere i lavori dell’ultima tavola rotonda delle associazioni nazionali del biogas, tenutasi a Birmingham lo scorso 9 luglio, l’impressione è che tra la linea dei commissari e la trincea delle associazioni che dovrebbero realizzare la transizione corra una distanza che nessuno slogan riesce a colmare.
Il tema dell’European Biomethane Week, “Made in Europe: Biomethane at the Core of EU Energy Independence”, non potrebbe essere più ambizioso. L’Unione europea scommette sul biometano prodotto internamente per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas. Un’idea che ha senso, sulla carta. Ma dietro le dichiarazioni e gli eventi fieristici, il tessuto operativo della bioenergia mostra crepe meno nobili. Già nel maggio 2025, durante la seconda riunione della Tavola Rotonda delle Associazioni Nazionali di Bioenergia convocata dalla World Bioenergy Association, un punto era emerso senza giri di parole: «la sostenibilità finanziaria rimane una preoccupazione chiave». Non un dettaglio tecnico. La preoccupazione centrale.
Il miraggio di Bruxelles e la realtà dei bilanci
Il contrasto è quasi brutale. Da un lato, la Commissione europea e l’European Biogas Association spingono il biometano come pilastro dell’autonomia energetica del continente. Dal 12 ottobre, per cinque giorni, l’European Biomethane Week metterà in vetrina il settore. Dall’altro, le associazioni nazionali — quelle che riuniscono i produttori, dialogano con i regolatori, seguono le pratiche autorizzative — si chiedono come tenere i conti in ordine. La sostenibilità finanziaria non è un orpello: è la condizione per esistere. Senza associazioni solide, non c’è coordinamento. Senza coordinamento, gli obiettivi europei restano numeri su un foglio Excel.
Il dato è lì, nero su bianco, nel resoconto dell’incontro della World Bioenergy Association del maggio 2025. Non si parla di fallimenti imminenti, ma di una fragilità cronica che attraversa il settore. Le associazioni nazionali di bioenergia — e per estensione quelle del biogas — vivono di quote associative, sponsorizzazioni, commesse per studi e consulenze. In un mercato dove i margini degli impianti sono spesso risicati e la regolazione cambia con la stessa rapidità con cui cambiano le maggioranze politiche, la stabilità delle entrate è tutto meno che garantita. E se l’associazione che dovrebbe fare da interfaccia con il governo annaspa, chi spiega al ministero che quella norma rischia di bloccare dieci progetti?
Ma dietro gli slogan dell’European Biomethane Week, cosa si è detto davvero all’ultima tavola rotonda della World Biogas Association? I verbali ufficiali sono un capolavoro di diplomazia associativa.
Tavola rotonda: una rete che cerca soluzioni, non solo networking
Lo scorso 9 luglio, la World Biogas Association ha riunito a Birmingham la sua 17ª tavola rotonda delle associazioni nazionali. L’incontro ha seguito la tradizione: la riunione trimestrale è stata fatta coincidere con il World Biogas Summit & Expo, in modo da permettere ai partecipanti di unire la discussione interna alla presenza in fiera. Si è cominciato con un pranzo di networking gratuito, aperto ai membri WBA — un’occasione per allargare i contatti prima di entrare nel vivo.
Gli obiettivi dichiarati dell’incontro sono quelli di sempre, e sono obiettivi sensati: promuovere l’apprendimento tra pari, condividere aggiornamenti di mercato — cosa funziona, cosa no — e individuare strumenti che possano aiutare le associazioni nazionali e i loro membri a essere più efficaci nei rispettivi paesi. Parole misurate, da comunicato stampa. Ma chi ha dimestichezza con il gergo del settore sa che “individuare strumenti per supportare le associazioni” è spesso un eufemismo per “stiamo cercando di capire come tenerle in piedi”.
A Birmingham, lo scorso luglio, il pranzo di networking e i panel dell’Expo hanno offerto la vetrina. Ma la domanda che resta senza risposta è se quelle associazioni, una volta smontati gli stand e spenti i riflettori, abbiano la solidità necessaria per fare il lavoro sporco della transizione: negoziare con i regolatori, assistere i produttori nella giungla delle autorizzazioni, tenere i rapporti con i gestori di rete. Perché la transizione energetica non si fa con i comunicati stampa. Si fa con le competenze, le relazioni, la presenza costante. E tutto questo costa.
E mentre l’associazione mondiale del biogas festeggia il decimo anniversario, la domanda sorge spontanea: la rete regge o è solo apparenza?
Dieci anni di World Biogas Association: la festa e le crepe
L’8 e il 9 luglio, negli stessi giorni della tavola rotonda, il World Biogas Summit & Expo 2026 ha riunito a Birmingham la comunità globale del biogas. È stato anche il momento per celebrare il decimo anniversario della World Biogas Association, lanciata alla COP22 di Marrakesh nel novembre 2016. Dieci anni di lobbying, coordinamento, presenza internazionale. Un traguardo che merita applausi, e che l’associazione ha rivendicato con orgoglio.
Ma un anniversario è anche il momento in cui ci si guarda indietro e ci si chiede cosa si è costruito davvero. La World Biogas Association ha messo in piedi una rete di associazioni nazionali che si incontrano, si parlano, condividono. È un risultato. Resta da capire se quella rete sia abbastanza robusta da reggere l’urto di una transizione energetica che Bruxelles vuole accelerare ma che, sul territorio, procede al ritmo delle riunioni trimestrali e dei bilanci in pareggio precario.
Il biometano promette molto. Promette indipendenza dal gas russo, decarbonizzazione, economia circolare. Ma chi garantirà la resilienza di chi lo produce e lo rappresenta? La transizione non si regge solo sugli slogan. E tra lo slogan dell’European Biomethane Week e il verbale di una tavola rotonda dove ci si chiede come pagare le bollette dell’associazione, c’è tutta la distanza che separa la politica-spettacolo dalla realtà operativa. Colmare quella distanza non è compito dei commissari europei. È compito dei governi nazionali, che finora hanno riempito di annunci i convegni ma hanno lasciato le associazioni di categoria a fare i conti con la precarietà.




