Il Fondo Tre Mari mira a quadruplicare Bioforce entro il 2032, ma i dati polacchi restano lontani dai target Ue.
Più di 380 autobus del trasporto pubblico di Tallinn hanno percorso oltre 31 milioni di chilometri nel 2025 usando biometano prodotto da Bioforce, il gruppo estone che detiene circa il 40% del mercato. È il dato con cui, lo scorso 5 agosto, il fondo Three Seas Initiative Investment Fund (3SIIF) ha ufficializzato il proprio ingresso nel capitale dell’azienda, secondo l’annuncio di Amber Infrastructure. L’obiettivo dichiarato è moltiplicare per quattro la capacità produttiva entro il 2032 e spingere Bioforce oltre i confini baltici, in Polonia e Lettonia. Ma la strada è lunga, e i numeri europei la misurano impietosamente.
Un leader con il 40% del mercato e 380 autobus a Tallinn
Bioforce è già un operatore fisico, non una promessa. Ha tre impianti operativi in Estonia e un quarto in fase di commissioning: a regime, l’azienda punta a una produzione combinata di oltre 250 GWh. In prospettiva, equivale a 0,25 TWh: pochi, se si pensa che il piano di 3SIIF vuole portare la capacità a 1 TWh entro il 2032. Non è un balzo da poco: significa quadruplicare macchinari, digestori, contratti di fornitura delle biomasse e collegamenti alla rete.
Il mercato domestico, però, è reale. A Tallinn il biometano è già routine urbana: più di 380 autobus lo usano nel trasporto pubblico, coprendo oltre 31 milioni di chilometri nel solo 2025. Dietro c’è una politica statale esplicita: l’Estonia ha adottato un sistema di tariffa feed-in e ha investito in autobus a metano per dare sbocco al biogas e al biometano. Non manca concorrenza: Green Genius investirà 35 milioni di euro per modernizzare il più grande portafoglio di biogas nei Paesi Baltici. Ma essere leader nei Paesi Baltici non basta: il salto a 1 TWh e la costruzione di almeno dieci impianti in Polonia richiedono capitali che difficilmente possono arrivare soltanto dalla domanda locale.
Dietro la promessa: capitali geopolitici e sesto investimento 3SIIF
Il passaggio da leader locale a piattaforma regionale ha un prezzo, e quel prezzo arriva in parte da fuori. L’operazione Bioforce è il sesto investimento del fondo 3SIIF, lo strumento dell’Iniziativa dei Tre Mari. Lo Stato estone ha investito 20 milioni di euro nel fondo. E a monte c’è un ancoraggio americano: già nel giugno 2022 la U.S. International Development Finance Corporation aveva concordato un term sheet per un finanziamento fino a 300 milioni di dollari al fondo, con un mandato esplicito su sicurezza energetica e contrasto all’aggressione russa. Bioforce diventa così non solo un’azienda del gas rinnovabile, ma un tassello in un’architettura di sicurezza energetica regionale. Resta da capire se questa architettura finanziaria basterà a colmare il divario tra le promesse di capacità e i target europei.
35 miliardi di metri cubi al 2030: il paradosso dei 53 impianti da 2,8 MW
Bioforce e 3SIIF non operano nel vuoto. L’Unione europea ha messo sul tavolo un obiettivo enorme: raggiungere una produzione di biometano di 35 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030, con un investimento stimato in 37 miliardi di euro. Si tratta di una sostituzione vera del gas fossile, non di un dimostratore. Ma quando si scende alla scala dei progetti, il quadro cambia.
La Polonia, destinazione chiave dell’espansione di Bioforce, mostra la distanza tra ambizione e cantieri. Il sistema di supporto proposto contribuirà all’installazione di circa 53 impianti di biometano con una capacità media di 2,8 MW entro il 2030, secondo la valutazione d’impatto normativa citata da Bird & Bird. In termini di prodotto finito, questi impianti produrranno fino a 300 milioni di metri cubi all’anno: meno dell’1% del target Ue da 35 miliardi di metri cubi. Altro che economie di scala: si tratta di progetti distribuiti, con taglie da impianto medio-piccolo, il cui valore non sta nella singola potenza ma nella ripetibilità dei cantieri e nella vicinanza ai bacini di raccolta della materia prima.
Per chi installa e gestisce impianti, la differenza è concreta. Bioforce parte da una base di 250 GWh e vuole arrivare a 1 TWh entro il 2032; il sistema polacco, nel suo insieme, parla di 53 impianti da 2,8 MW di media. Numeri che miglioreranno se arriveranno i progetti industriali, ma che oggi descrivono una filiera ancora lontana dai volumi promessi a Bruxelles. Henry Uljas ha fissato il primo test sul campo: «Puntiamo ad avviare la costruzione del nostro primo impianto di biometano in Polonia nel 2027 e prevediamo di costruire e mettere in servizio almeno 10 impianti nel Paese nei cinque anni successivi». Il prossimo dato concreto arriverà lì, a cantiere aperto.
Così il biometano non è più soltanto un esperimento baltico, ma la sua scalabilità resta tutta da dimostrare. La promessa di 3SIIF è chiara — quadruplicare la capacità di Bioforce e portare il biometano estone in Polonia — ma il banco di prova sarà la costruzione del primo impianto polacco nel 2027 e la capacità di trasformare i target europei in progetti bancabili sul campo. Fino ad allora, restano i 380 autobus di Tallinn a ricordare che il biometano funziona: manca solo la scala.




