Indice tarato su batterie a due ore: 592.000 euro per MW all’anno, terzo mese sopra mezzo milione
Il dato che scotta: mezzo milione nel Sud Italia
€592.000 per MW all’anno. È quanto ha incassato a giugno una batteria da quattro ore nella zona SUD italiana, secondo il Battery Profitability Index di Clean Horizon, l’indicatore dei ricavi potenziali nei mercati europei per i sistemi di accumulo a due ore, diffuso lo scorso 12 agosto. Il dato è ancora più sorprendente se si considera che l’indice è tarato su batterie a due ore: quella da quattro ore, nel Mezzogiorno, ha fatto decisamente meglio. E non è un picco isolato: è il terzo mese consecutivo sopra quota mezzo milione.
Il boom, del resto, non è solo italiano. In Belgio l’indice ha raggiunto €340.000/MW/anno, il livello più alto da luglio 2015, spinto dalla ripresa della generazione solare ed eolica che ha fatto salire i prezzi dell’energia. In Spagna i ricavi per una batteria a due ore sono aumentati del 18,9% su base mensile fino a €252.000/MW/anno, grazie soprattutto al mercato infragiornaliero continuo e ai margini migliori sui contratti aFRR e day-ahead. In Estonia il balzo è stato dell’84% rispetto a maggio, a €322.000/MW/anno, con il mercato mFRR a rappresentare il 58% del totale. Dal Sud Italia all’Estonia, insomma, le batterie corrono. Numeri che dovrebbero accendere più di una domanda su chi paga, alla fine, la flessibilità.
Quei ricavi non nascono dal nulla. Hanno radici precise. In parte nella politica energetica italiana, in parte nella metodologia con cui quei numeri vengono calcolati. Ed è qui che serve il fiuto del giornalista, non solo la calcolatrice.
Il laboratorio Italia: target, mercati ancillari e un indice appena ricalibrato
A maggio i ricavi risultavano già notevoli in tutte le zone di mercato italiane, con le zone centrali e meridionali — CNOR, CSUD e SUD — a segnare record da quando Clean Horizon ha iniziato ad analizzarle. Non è un caso, quindi, che giugno confermi la traiettoria. L’Italia, del resto, è in testa alla classifica di Aurora Energy Research sull’attrattività degli investimenti in batterie, un ranking che copre 28 paesi europei.
Per Aurora, a rendere l’Italia attraente per chi investe nel BESS sono due fattori. Il primo è un target di 50 GWh di capacità di batterie online entro il 2030. Il secondo è l’apertura dei mercati ancillari agli asset di stoccaggio. Un obiettivo ambizioso, certo. Ma quando si annuncia un target del genere, la domanda da fare è sempre la stessa: con quali risorse e con che tempi? La classifica fotografa l’appeal di un mercato in un determinato momento, non la sua tenuta nel tempo. E la tenuta, per un settore che dipende da decisioni regolatorie, è tutto.
Poi c’è la metodologia, che va maneggiata con cautela. L’indice di Clean Horizon non è un dato di mercato neutro: è una simulazione dei ricavi passati di un progetto di stoccaggio nei vari mercati europei. Lanciato a gennaio 2025, lo strumento ha cambiato pelle a gennaio 2026, quando la società ha rivisto la metodologia di calcolo dell’indice per riflettere meglio i ricavi medi realistici delle batterie nei diversi mercati. In altre parole: i numeri di giugno non sono del tutto confrontabili con quelli precedenti, e andrebbero letti tenendo conto del ricalcolo. Un dettaglio tecnico, ma non secondario per chi usa questi indici come bussola per decidere dove investire.
La bancabilità in bilico: chi finanzia il boom?
Se i ricavi record sono il presente, la domanda è cosa succederà quando la finanza dovrà scommetterci sopra. Secondo Michael Salomon, CEO di Clean Horizon, l’indice potrebbe aiutare a costruire fiducia tra proprietari e trader di progetti BESS merchant e ad aumentare la bancabilità, rendendo i progetti più attraenti per i finanziatori. Ma il condizionale è d’obbligo. La fiducia non si costruisce con un solo trimestre di numeri brillanti, e i ricavi dipendono in larga parte da scelte regolatorie che possono essere riviste. Se la flessibilità rende mezzo milione per megawatt, la vera domanda resta: chi la paga, e per quanto ancora? E cosa succederà quando il mercato si saturerà o le regole cambieranno?




