La domanda globale di celle LFP è al 60%, ma fuori dalla Cina la produzione resta limitata a pochi impianti
Il 60% nascosto nella tua bolletta
Lo scorso anno le chimiche LFP hanno rappresentato circa il 60% della domanda globale di celle agli ioni di litio, circa 1,0 TWh, secondo Benchmark Mineral Intelligence. In pratica, sei celle su dieci usano questa chimica. Ma il dato che conta per le aziende occidentali è un altro: la domanda annua di LFP al di fuori della Cina è prevista raggiungere 2,1 TWh entro il 2035, equivalenti a circa 168 nuovi impianti di catodo LFP da 25.000 tonnellate annue ciascuno, sempre secondo Benchmark. Non è un numero astratto: nello stoccaggio energetico l’LFP rappresenta oltre il 90% delle installazioni, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia.
Un altro segnale arriva dall’Europa: nella prima metà del 2026 le immatricolazioni di auto elettriche a batteria in 17 mercati europei sono cresciute del 33,7%, secondo E-Mobility Europe, New Automotive e FIER Automotive. Per il 2026 BloombergNEF stima il mercato LFP indirizzabile fuori dalla Cina a 8-10 miliardi di dollari annui, con una previsione di crescita a circa 40 miliardi entro il 2035. Ma se la domanda cresce così, chi è in grado di produrre questa chimica fuori dalla Cina?
Il paradosso canadese che vale miliardi
La risposta sorprendente è che l’unico impianto in Nord America in grado di produrre quantità significative di litio ferro fosfato non è né in Georgia né in Arizona: è la fabbrica di Nano One Materials a Montreal, commissionata originariamente nel 2012. Nano One produce materiale catodico LFP da molto più tempo della maggior parte degli operatori occidentali e il suo impianto in Quebec è stato per anni l’unico sito di produzione LFP significativo in Nord America.
Il nodo, però, è normativo. Il National Defense Authorisation Act ha posto restrizioni sulle batterie provenienti da entità straniere proibite a partire dal 2028, mentre il credito manifatturiero 45X è mantenuto a 35 dollari per kWh. Negli ultimi anni, come ricorda l’Agenzia internazionale dell’energia, si è verificata una proliferazione di controlli sulle esportazioni di materiali e tecnologie chiave; nuove restrizioni sulle catene di fornitura delle terre rare e delle batterie agli ioni di litio evidenziano ancora una volta vulnerabilità e rischi. Ma un vantaggio non è mai solitario: chi altro si sta muovendo per presidiare lo stesso mercato?
La corsa è già partita (e la scadenza è il 2028)
Dall’anomalia del Quebec si allarga lo sguardo. L’israeliana ICL Group ha annunciato in ottobre piani per costruire una fabbrica di polvere catodica LFP in Missouri, e l’azienda taiwanese Aleees fornirà la tecnologia di processo per l’impianto da 400 milioni di dollari in Missouri. La start-up norvegese Freyr Battery e American Battery Factory, con sede nello Utah, pianificano di produrre materiale catodico LFP negli Stati Uniti per le loro fabbriche di batterie in Georgia e Arizona, rispettivamente.
La scadenza è il 2028: da quell’anno negli Stati Uniti entrano in vigore le restrizioni sulle batterie provenienti da entità straniere proibite, mentre il credito manifatturiero 45X è mantenuto a 35 dollari per kWh. Il risultato è una corsa silenziosa tra impianti pianificati e una domanda che al di fuori della Cina è destinata a moltiplicarsi.
Per chi sceglie batterie per la casa o un’auto elettrica, il 2028 non è una data lontana: è il momento in cui le catene di fornitura occidentali potrebbero non bastare. Conviene verificare oggi se il proprio fornitore ha capacità produttiva reale fuori dalla Cina, prima che i prezzi e i tempi di consegna cambino. Non è una questione ideologica: è una questione di tempi di consegna e listini.




