La società Axle Energy coordina batterie e colonnine già installate per oltre 2GW di capacità flessibile
Hai una batteria domestica, un caricatore per auto elettrica o una pompa di calore? Allora potresti già guadagnare circa 10 sterline al mese senza accorgertene — e qualcuno sta costruendo una centrale elettrica usando proprio il tuo box auto. Lo scorso 16 agosto, un’intervista a Karl Bach pubblicata da Sustainability Magazine ha raccontato la storia di Axle Energy, società britannica co-fondata nel 2023 da Karl Bach e Archy de Berker, e della sua rete di oltre 300.000 dispositivi domestici connessi.
Il box auto che fattura 10 sterline al mese
È esattamente la scommessa di Axle Energy. La rete dell’azienda, stando a quanto riportato nell’intervista, supera i 2GW di capacità flessibile: una scala paragonabile, con le dovute approssimazioni, a quella di una centrale nucleare. Non si tratta di impianti costruiti dal nulla, ma di batterie domestiche, colonnine per auto elettriche e pompe di calore già installate e coordinate come un’unica risorsa.
Per chi partecipa, il guadagno medio indicato è di circa 10 sterline al mese, poco più di 13 dollari. Non è una cifra che cambia la vita, ma è un reddito quasi invisibile, ottenuto senza modificare le proprie abitudini. Stando alla stessa fonte, nei programmi gestiti con i partner di Axle i pagamenti hanno sommato milioni di sterline soltanto lo scorso anno. E la società ha raccolto 25 milioni di dollari in nuovi finanziamenti per allargare questo modello.
Ma perché questo settore attira capitali? La risposta non sta nei singoli dispositivi, ma nel conto che il Regno Unito deve far quadrare.
Da 13 GW nel 2023 a 50 GW entro il 2030: il conto da far quadrare
Il passaggio da 13 a 50 GW è la ragione per cui una piattaforma come Axle Energy interessa agli investitori. Secondo i dati di Energy UK, la flessibilità del sistema elettrico britannico deve passare da circa 13 GW registrati nel 2023 a 50 GW entro il 2030: un aumento di quasi quattro volte. Servono risorse in grado di assorbire o restituire energia quando la rete lo chiede, minuto per minuto.
Il motivo è la natura stessa della rete: domanda e offerta vanno tenute in equilibrio, e i dispositivi domestici possono essere accesi, spenti o modulati su richiesta. È la logica della risposta della domanda, o demand-side response. Axle Energy non è sola in questa corsa. La piattaforma Kraken di Octopus Energy ha superato il traguardo di 2 GW di dispositivi energetici gestiti, e Octopus si presenta come il più grande impianto virtuale di energia residenziale al mondo.
In questo quadro, un caricatore fermo in un box auto smette di essere soltanto una spesa. Diventa una risorsa per il sistema. Il punto non è produrre più energia, ma spostarla nel momento giusto: e per farlo servono anche le case.
Il caricatore fermo in garage vale più di quanto pensi
La risposta è meno intuitiva di quanto sembri. Chi possiede una batteria domestica, un caricatore EV o una pompa di calore può aspettarsi di essere coinvolto in programmi di flessibilità, o di dover chiedere al proprio fornitore se ne esistono. Il guadagno medio non è alto: circa 10 sterline al mese. Ma è una remunerazione per non fare nulla, o per lasciare che un software sposti di qualche minuto l’accensione di un dispositivo.
Non conviene a tutti, e non sempre. Se il proprio fornitore non offre programmi di questo tipo, o se i termini sono vincolanti, il beneficio può restare trascurabile. Però vale la pena verificare: quella che sembra una normale batteria o pompa di calore è, di fatto, un nodo di una centrale diffusa.
Se hai una batteria, un caricatore EV o una pompa di calore, non è solo un elettrodomestico: è un nodo di una centrale diffusa. Vale la pena verificare con il proprio fornitore se partecipa a programmi di flessibilità — per guadagnare qualcosa oggi e per rendere il sistema elettrico sostenibile entro il 2030.




