Il governo spagnolo proroga Almaraz fino al 2030, confermando la chiusura del nucleare nel 2035

Lo scorso 14 agosto il Boletín Oficial del Estado ha pubblicato la Orden TED/864/2026, de 12 de agosto, con la quale si concede la rinnovazione dell’autorizzazione di esercizio della centrale nucleare di Almaraz, unità I e II. Due mesi dopo, quella pubblicazione sembra un paradosso: prolunga due reattori fino all’8 giugno 2030, ma giura di non toccare il 2035. Quanto vale una data, se può essere aggirata mese per mese?

Una proroga a orologeria

I numeri sono nel testo integrale dell’ordinanza: l’estensione concessa è di circa 31 mesi per l’Unità I e di 19 mesi per l’Unità II. La scadenza unica diventa l’8 giugno 2030. La precedente autorizzazione, fissata con l’Ordinanza TED/773/2020 del 23 luglio 2020, indicava come date di cessazione il 1° novembre 2027 per la prima unità e il 31 ottobre 2028 per la seconda.

La richiesta era stata presentata da Centrales Nucleares Almaraz-Trillo, AIE (CNAT) il 30 ottobre 2025, facendo leva su una Revisione Periodica di Sicurezza valida proprio fino alla nuova data. Il 16 luglio 2026 il Consiglio di Sicurezza Nucleare ha emesso un parere favorevole, condizionato al rispetto dei limiti e delle condizioni indicati nell’allegato. Lo stesso CSN ha segnalato di aver svolto un seguito e una supervisione continui durante il periodo di validità dell’autorizzazione precedente.

Il punto politicamente più delicato è un altro: l’estensione non modifica il resto del calendario e, precisa il ministero, non altera la data di chiusura dell’intero parco nucleare spagnolo nel 2035. La proroga è stata adottata ponderando la congiuntura energetica segnata dall’incertezza nei mercati internazionali, provocata dal conflitto in Medio Oriente e dalla continuità della guerra in Ucraina. Ma dietro queste date ci sono interessi e numeri più grandi.

Chi guadagna dalla centrale dei record

A rendere decisiva questa proroga non sono solo i mesi, ma il peso specifico della centrale. Almaraz fornisce più del 7% dell’elettricità consumata in Spagna, equivalente a 4 milioni di case, e impiega circa 4.000 persone. È di proprietà di Iberdrola (53%), Endesa (36%) e Naturgy (11%): una composizione azionaria che rende la proroga rilevante per i principali gruppi elettrici del paese.

Secondo il Foro Nuclear, l’estensione delle operazioni contribuirà a ridurre la generazione elettrica da gas naturale di circa il 7% rispetto allo scenario di riferimento. La stessa associazione sostiene che la misura non mette a rischio gli obiettivi nazionali sulle energie rinnovabili né i traguardi europei di decarbonizzazione, e aiuta a ridurre l’esposizione del sistema elettrico alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili.

La posta in gioco si capisce meglio guardando il perimetro nazionale: nel 2025, secondo Enerdata Global Energy Research, la Spagna aveva una capacità nucleare installata di 7 GW, pari a circa il 5% della capacità elettrica totale e al 18% del mix energetico. Un volume che rende ogni mese aggiuntivo di Almaraz rilevante non solo per la bilancia del gas, ma anche per il dibattito sulla transizione. Resta da chiedersi se questa logica d’emergenza possa diventare la regola.

Oltre il 2035: la porta socchiusa

La lobby nucleare europea ha già letto la proroga come un segnale. Per nucleareurope, la decisione della Spagna di estendere la vita operativa della centrale di Almaraz è in linea con le raccomandazioni di prolungare il più a lungo possibile la vita di tutti i reattori nucleari. E, sempre secondo il gruppo con sede a Bruxelles, dovrebbe aprire la strada a una più ampia riconsiderazione del ruolo dell’energia nucleare in Spagna oltre il 2035.

Il governo ha dichiarato che l’estensione non modificherà il piano di eliminazione progressiva del nucleare entro il 2035. Ma la domanda non è se Almaraz chiuderà nel 2030, è se il 2035 è ancora un punto fermo. Il calendario sembra meno blindato di quanto dica il governo, e i prossimi mesi diranno se si tratta di una scadenza o di una variabile.