Mentre Bruxelles stanzia fondi record per la produzione verde, le aziende del settore chiudono e la Spagna proroga il nucleare
Ottantaquattro milioni alla Danimarca per produrre componenti cleantech: la Commissione europea ha approvato il regime di aiuti di Stato danese da 84 milioni. Ventitré miliardi all’Italia per dispiegare 37,15 GW di rinnovabili: stessa Commissione, il regime italiano da 23 miliardi. E in Francia, dal 2024, il credito d’imposta C3IV ha sostenuto 73 progetti per 3,6 miliardi di investimento.
Poi guardi le fabbriche. Carbon ha abbandonato la fabbrica integrata da 5 GW a Fos-sur-Mer nel maggio 2026. EDF Renewables ha spento le linee produttive di Photowatt a Bourgoin-Jallieu nel gennaio 2025. Systovi è entrata in una procedura di liquidazione nell’aprile 2024, dopo non aver trovato un acquirente.
Il paradosso è servito. Mentre Bruxelles firma assegni per la produzione verde, le aziende che dovrebbero usarli chiudono i battenti. E a Madrid, venerdì 14 agosto, la Spagna ha formalizzato il rinnovo dell’autorizzazione per Almaraz, pubblicato sul Bollettino Ufficiale dello Stato, valido fino all’8 giugno 2030.
La retromarcia che nessuno ammette
Il Ministero per la Transizione Ecologica l’ha definita una proroga limitata e di breve termine, che lascia invariato l’obiettivo del 2035 per la chiusura della flotta nucleare. Ma il governo ha anche spiegato che la decisione riflette il contesto energetico internazionale, segnato dal conflitto in Medio Oriente e dalla guerra in Ucraina, e il loro impatto su prezzi, volatilità e incertezza nei mercati globali del gas.
Secondo il ministero, mantenere temporaneamente la capacità di generazione nucleare di Almaraz potrebbe ridurre l’esposizione del sistema elettrico spagnolo a periodi di prezzi elevati, mentre rinnovabili e stoccaggio continuano a espandersi. E l’estensione di Almaraz non comporterà costi aggiuntivi per i consumatori, ha assicurato il ministero.
La sicurezza energetica contro il green deal
Il protocollo precedente aveva stabilito una chiusura scaglionata della flotta nucleare tra il 2027 e il 2035, con Almaraz prima della lista. L’estensione ha raccolto il sostegno di partiti politici, comuni e proprietari in Estremadura. Non un dettaglio: significa che la politica locale ha già scelto da che parte stare.
I ricercatori della Barcelona School of Economics e del Catalonia Institute for Energy Research hanno concluso che estendere la vita delle centrali nucleari spagnole renderebbe il target PNIEC al 2030 irraggiungibile. Se i numeri sono giusti, la Spagna sta barattando l’obiettivo rinnovabile del piano nazionale energia e clima con la stabilità della rete.
Il target 2030 è già carta straccia?
La domanda non è se Almaraz resterà aperta fino al 2030: è già stato deciso.
La domanda è cosa succede a chi aveva scommesso su fotovoltaico, eolico e stoccaggio come unica via. In Francia, i sussidi non hanno impedito i fallimenti. In Italia, 23 miliardi di aiuti non bastano a convincere le imprese che il green deal regga. In Spagna, il governo ha scelto la sicurezza energetica, architetando il target come un optional. E ora? Per i consumatori, il prezzo non cambierà. Per le imprese cleantech, la strada è più stretta. E per il 2030, c’è poco da festeggiare.




