Il confronto con gli Stati Uniti e la Cina mostra un divario enorme: un singolo sviluppatore americano ha in pipeline

Più 3.000 per cento. Il dato sull’assorbimento di energia da accumuli stand-alone a gennaio 2025 fa quasi impressione: 45 GWh contro poco più di 1 GWh dello stesso mese dell’anno prima. Poi leggi il volume in termini assoluti e la meraviglia si raffredda. Quarantacinque gigawattora sono una quantità modesta se paragonata non solo ai colossi della transizione, ma perfino alla pipeline di singoli sviluppatori.

È una percentuale che grida, ma in watt suona ancora piano.

A spiegare l’esplosione su base annua è più l’esiguità del punto di partenza che una reale accelerazione strutturale. Gennaio 2024 era praticamente un deserto per gli accumuli stand-alone. Oggi il sistema inizia a muoversi, spinto dalla necessità di dare un minimo di flessibilità a una rete dove il fotovoltaico installato, secondo Terna, a marzo aveva già quasi raggiunto i 45 GW di capacità. Ma il ritmo resta quello di un inseguimento, non di un aggancio.

Il paradosso del pieno e del vuoto

La dinamica del mercato elettrico di quel mese racconta una storia ancora più precisa. La domanda è cresciuta dell’1% sull’anno precedente, toccando 26.936 GWh, mentre la produzione da fonti rinnovabili è calata del 4,6%. Come si è colmato il buco? Con un balzo della produzione termoelettrica, salita dell’11,5%, e con una spinta decisa dell’export, a +37,3%. È lo schema classico: quando vento e sole non bastano, in Italia si torna al gas. E si esporta energia a prezzi che i vicini trovano convenienti.

In quel contesto, con rinnovabili in flessione e termoelettrico in accelerazione, lo spread tra prezzi di acquisto e vendita sul Mercato del Giorno Prima si è attestato a 114 €/MWh: in calo del 5% sul mese precedente ma in rialzo del 33% su gennaio 2024. Un differenziale ampio, che segnala tensione e volatilità nelle ore in cui la domanda deve incontrare un’offerta intermittente.

La prospettiva capovolta

Per capire quanto sia ancora fragile il nostro perimetro basta guardare fuori. Gli Stati Uniti, che pure non mancano di contraddizioni energetiche, a fine 2025 avevano in esercizio 43,6 GW di capacità di accumulo a batteria, con una media di crescita del 70% negli ultimi tre anni. E attenzione: è potenza, non energia. Se prendiamo il parametro più corretto per fare confronti — l’energia accumulabile — la Cina svetta senza discussione: la strategia cinese per lo stoccaggio a batteria ha portato a fine 2025 a 351 GWh operativi, un volume cresciuto di 40 volte in cinque anni.

Il dato più spiazzante, però, arriva dal mercato privato statunitense. Un singolo sviluppatore, Avantus, ha annunciato di recente una pipeline di sviluppo che include 44 GWh di batterie abbinate a impianti solari. Quasi esattamente quanto l’intero sistema italiano ha assorbito in un mese con il suo +3.000%. Il finanziamento da un miliardo di dollari per i progetti di Avantus ci dice che altrove gli investitori scommettono massicciamente sulla capacità di spostare elettroni nel tempo. Qui da noi, il contatore si muove ancora con i decimali.

Il prezzo che fa da sveglia

A rendere più urgente la questione è il segnale che arriva dai prezzi all’ingrosso. Il PUN Index di giugno ha chiuso a 131 €/MWh, in rialzo dell’11% su maggio. L’andamento del prezzo dell’elettricità resta inchiodato su valori che scontano la dipendenza dal gas e la scarsità di strumenti per assorbire i picchi. Più sole sulle celle significa più elettroni nelle ore centrali della giornata, che spesso vanno a zero o sottozero; meno storage disponibile significa che quegli elettroni li regaliamo o li paghiamo per farli prendere, e la sera paghiamo il gas a caro prezzo per coprire la rampa della domanda.

In questo schema, il +3.000% dello storage non è un primato da rivendicare ma la spia di un ritardo che comincia appena a essere scalfito. Il numero da guardare nei prossimi bollettini Terna non sarà la percentuale di crescita, ma quanti dei 45 GW di fotovoltaico in campo riusciranno a trovare una sponda solida negli accumuli, invece di scaricare frustrazione su un mercato che il pomeriggio si spegne e la sera si infiamma. Il PUN di agosto, con i condizionatori accesi e il sole ancora alto, sarà il primo test.