Il processo a due stadi combina idrogeno verde e forno elettrico, cambiando la reazione chimica alla base della produzione dell’acciaio

A quasi due settimane dall’annuncio COFIDES dello scorso 5 agosto, il punto da osservare a Puertollano non sono i 150 milioni di euro: è la chimica. Hydnum Steel si presenta come il primo impianto siderurgico pulito della Penisola Iberica, ma la promessa di un acciaio senza anidride carbonica si regge su una scelta di processo molto concreta. Nel forno a riduzione diretta, il minerale di ferro non incontra carbone ma idrogeno verde. È lì che l’anidride carbonica smette di esistere.

DRI + forno elettrico: la chimica che elimina il carbonio

Alla base dell’impianto di Puertollano c’è una catena produttiva a due stadi. L’azienda spiega che l’impianto produrrà acciaio laminato di alta qualità utilizzando idrogeno verde per produrre ferro ridotto diretto, il DRI, che viene poi lavorato con rottame riciclato in un forno ad arco elettrico.

La differenza rispetto a un altoforno classico sta nel reagente. In una siderurgia tradizionale è il carbonio del coke a separare il ferro dall’ossigeno; qui quel ruolo è affidato all’idrogeno verde, che toglie il carbonio dall’equazione. Per questo l’azienda può affermare che il suo processo produttivo non emette anidride carbonica. Non è un dettaglio: è esattamente il passaggio in cui, di norma, nasce la CO2 di uno stabilimento siderurgico. Il ferro ridotto entra poi in un forno elettrico insieme al rottame riciclato, e l’intero ciclo è alimentato al 100% da energia rinnovabile. Sono due mosse combinate: si elimina il carbonio dalla riduzione del minerale e si affida la fusione all’elettricità da fonti pulite.

La chimica, però, non costruisce un impianto. Servono capitali, debito e un consenso istituzionale capace di reggere un progetto di questa dimensione.

Cifre e appoggi: 1,65 miliardi, 150 da COFIDES, PERTE II

Come si passa dal processo chimico alla cassa? La risposta è in una filiera finanziaria che mette insieme capitale proprio, debito e sostegno pubblico. L’investimento complessivo di Hydnum Steel è vicino a 1,65 miliardi di euro e genererà più di 500 posti di lavoro diretti nelle fasi I e II, tra il 2026 e il 2029, che saliranno a oltre 1.100 nelle espansioni successive. L’azienda stima complessivamente 1.100 posti di lavoro diretti e 5.000 indiretti.

Lo scorso 5 agosto, COFIDES ha annunciato un impegno da 150 milioni di euro attraverso il Fondo di Co-investimento FOCO, che secondo COFIDES serviranno a costruire il primo complesso industriale di acciaio verde della penisola iberica a Puertollano, in Spagna. Il piano finanziario mobilita oltre 1,5 miliardi di euro: di questi, circa 600 milioni arrivano in capitale proprio e circa 1 miliardo in debito. Il progetto gode di un forte sostegno istituzionale da parte di COFIDES e del PERTE II per la decarbonizzazione industriale, ed è guidato dalla società promotrice Russula insieme a un gruppo di partner industriali e finanziari.

A che punto siamo davvero: Puertollano vs Boden

Il quadro spagnolo è solido, ma per capire se Puertollano è un punto di svolta o un primo passo serve un metro europeo: l’impianto Stegra di Boden, in Svezia. Secondo CINEA, punta a 5 milioni di tonnellate di acciaio verde entro il 2030. Puertollano parte da 1,5 milioni di tonnellate di acciaio laminato all’anno, per salire nelle fasi successive a 2,6 milioni: poco più della metà dell’obiettivo svedese a fine corsa.

Non è una promessa minore, ma una scala diversa. Boden è pensata come impianto di grande serie, Puertollano come apripista iberico. La penisola iberica ha il suo primo impianto verde; ora la variabile decisiva è la velocità con cui si porta la produzione da 1,5 a 2,6 milioni di tonnellate, mentre Boden corre verso i 5.

Per chi installa e gestisce impianti siderurgici, il trade-off concreto non è ideologico: disponibilità di idrogeno verde, scala dell’impianto e tempi di permitting. Puertollano apre la partita iberica; Boden segna il ritmo.