Il limite dello 0,8% sulla superficie agricola utile frena gli obiettivi di 8,766 GW entro il 2030
0,8% contro 1,5%. Le due percentuali bastano a raccontare la divergenza tra le politiche energetiche di Lombardia ed Emilia-Romagna. Lo scorso maggio la Lombardia ha approvato la legge regionale sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili, fissando un tetto dello 0,8% alla superficie agricola occupabile. Quasi in contemporanea, l’Emilia-Romagna metteva nero su bianco un limite dell’1,5% sulla Superficie agricola utilizzata, con un obiettivo di 6,3 GW entro il 2030, come previsto dalla legge regionale emiliano-romagnola. A due mesi dall’approvazione, la normativa lombarda viene già definita punto di partenza secondo Italia Solare, non un punto di arrivo — un giudizio che condensa il nodo irrisolto. Con un target di 8,766 GW di nuova potenza da installare entro il 2030, la regione più industrializzata d’Italia ha scelto la via più prudente. Resta da capire se sia anche percorribile.
Il tetto che sorprende
Il dato salta all’occhio: la Lombardia si è data un obiettivo più ambizioso dell’Emilia-Romagna — 8,766 GW contro 6,3 GW — ma si è imposta un vincolo sul suolo agricolo quasi dimezzato. Lo limite dello 0,8% della superficie agricola complessiva è stato uno dei punti più contestati del provvedimento, approvato il 12 maggio con il voto favorevole della maggioranza di centrodestra e l’astensione di Pd e Italia Viva, mentre Alleanza Verdi-Sinistra, Patto Civico e Movimento 5 Stelle hanno votato contro.
Il problema non è solo di aritmetica. Il fabbisogno di energia elettrica è destinato a crescere nei prossimi anni, trainato dallo sviluppo dei data center, dall’elettrificazione dei consumi e dalla progressiva introduzione del mercato elettrico zonale, come ha ricordato Italia Solare nel convegno promosso in collaborazione con il consigliere regionale Riccardo Pase. In questo scenario, un tetto stringente sul suolo agricolo rischia di comprimere l’offerta futura proprio mentre la domanda accelera. La Lombardia, che da sola genera oltre un quinto del Pil nazionale, non può permettersi un deficit di potenza disponibile senza ripercussioni sui prezzi dell’energia per famiglie e imprese. Ma dietro a queste percentuali c’è una partita più ampia, che coinvolge il mondo agricolo e gli equilibri politici regionali.
Agricoltura vs fotovoltaico: la partita politica
Partire dal limite dello 0,8% e chiedersi: a chi giova? Da un lato, il mondo agricolo preme per proteggere la propria capacità produttiva e chiede che lo sviluppo degli impianti non eroda la superficie coltivabile. L’esigenza del mondo agricolo, ribadita durante il confronto con le istituzioni, è che i progetti agrivoltaici vedano l’imprenditore agricolo come soggetto attivo, non come spettatore passivo di uno sviluppo calato dall’alto. Dall’altro lato, le imprese del settore solare vedono nel vincolo un possibile freno a investimenti già in fase di pianificazione, con il rischio concreto che alcuni progetti vengano ridimensionati o abbandonati prima ancora di entrare nella fase autorizzativa.
Il quadro normativo avrebbe dovuto trovare un equilibrio già due anni fa. Il D.M. 21 giugno 2024 era stato pensato come snodo tra la fonte primaria statale e le legislazioni regionali, ma nella pratica ogni Regione ha tracciato la propria rotta, con velocità e sensibilità molto diverse. La Lombardia ha scelto la cautela, spinta anche da una maggioranza di centrodestra che nella tutela del suolo agricolo ha trovato un punto di convergenza con le associazioni di categoria. Le opposizioni si sono divise tra astensione e voto contrario — segno che la posta in gioco andava oltre la mera regolazione tecnica e toccava nervi scoperti sul modello di sviluppo regionale. In questo scenario, la proposta di un tavolo permanente potrebbe rappresentare una via d’uscita, o un nuovo terreno di scontro.
Un tavolo per il futuro (o un rinvio?)
Dalla contrapposizione si passa alla proposta concreta. Nei giorni scorsi Italia Solare, insieme al consigliere regionale Riccardo Pase, ha promosso un convegno da cui è emersa la richiesta di istituire un tavolo permanente di confronto presso la Regione Lombardia. L’obiettivo è mantenere aperto un canale tra istituzioni, operatori del fotovoltaico e rappresentanti del mondo agricolo, per monitorare l’applicazione della legge e, se necessario, correggerne il tiro prima che i vincoli si traducano in un freno insormontabile allo sviluppo della potenza installata.
La domanda, a questo punto, non è se il tavolo verrà convocato, ma se avrà reale capacità di incidere sui numeri. La potenza installata nei prossimi mesi dirà se l’attuale normativa è sufficiente a mettere la Lombardia sulla traiettoria dell’8,766 GW o se il limite dello 0,8% finirà per strozzare uno sviluppo di cui la regione, con i suoi consumi elettrici in crescita strutturale, ha un bisogno concreto e immediato. L’asticella è a 8,766 GW. La distanza da quel numero, nei prossimi trimestri, misurerà l’efficacia del dialogo annunciato.




