Il progetto di Orica a Kooragang Island sostituirà il gas naturale con idrogeno rinnovabile in un impianto esistente

Mentre il mercato globale dell’idrogeno verde accumula progetti fantasma e fughe improvvise, il 1° luglio qualcosa si è sbloccato: Orica ha preso la decisione finale di investimento per l’Hunter Valley Hydrogen Project, un impianto da circa 4.700 tonnellate all’anno di idrogeno rinnovabile a Kooragang Island, nel New South Wales. Non è soltanto una cifra: è il segnale che l’idrogeno verde, quando nasce dentro un sito industriale esistente, con un acquirente certo e una filiera già rodata, può diventare bancabile.

Un sì che pesa: il FID in un deserto di progetti

L’annuncio arriva in un momento in cui molti progetti idrogeno globali sono stati cancellati o accantonati, e in Australia i dubbi sui progetti di idrogeno verde si erano fatti palpabili già a marzo 2025, con iniziative in serio affanno in diversi stati. In questo deserto, il via libera di Orica ha un peso specifico raro. L’impianto produrrà circa 26.600 tonnellate all’anno di ammoniaca a basse emissioni di carbonio e ridurrà le emissioni di circa 35.000 tonnellate di CO₂ equivalente, grazie anche a un finanziamento di 432 milioni di dollari dall’Australian Renewable Energy Agency tramite il programma Hydrogen Headstart. Ma come ha fatto un progetto che sembrava destinato a spegnersi a diventare realtà?

La ricetta chimica: idrogeno al posto del gas

Riavvolgiamo il nastro. Il sito di Kooragang Island, aperto nel 1969 come produttore di fertilizzanti, produce ammoniaca da più di cinquant’anni. Oggi lo fa con una differenza sostanziale: l’idrogeno che alimenta il processo non arriverà più dal reforming del gas naturale, ma da un elettrolizzatore alimentato da energia rinnovabile. L’idrogeno rinnovabile andrà a sostituire direttamente il gas naturale come feedstock per la sintesi dell’ammoniaca, azzerando le emissioni dirette di quel passaggio. È un intervento chirurgico sulla catena chimica esistente, non una rifondazione: il resto dell’impianto — reattori, unità di purificazione, logistica — resta in funzione. I numeri aiutano a capire la scala: circa 4.700 tonnellate di idrogeno all’anno alimentano una produzione di circa 26.600 tonnellate di ammoniaca a basse emissioni, con un taglio stimato di circa 35.000 tonnellate di CO₂ equivalente. L’efficacia sta nella precisione del punto di innesto: non si produce idrogeno per un mercato astratto, lo si produce per un consumo interno già garantito.

Sopravvissuti: cosa insegna Orica al mercato

Mentre l’HVHH ottiene il via libera, il cimitero dei progetti idrogeno si allunga. Origin Energy, partner originario dell’iniziativa, ha annunciato l’abbandono nell’ottobre 2024, cessando ogni attività di sviluppo sull’idrogeno. Non è un caso isolato: Fortescue ha ridimensionato le proprie ambizioni, e a marzo 2025 il futuro dell’idrogeno verde appariva nero per molti progetti australiani. Orica invece è rimasta, e ha portato il progetto fino al traguardo del FID. La differenza non è tecnologica, ma strutturale: l’HVHH vive dentro un sito che già compra idrogeno, che già produce ammoniaca, che già ha un mercato. L’ammoniaca a basse emissioni non ha bisogno di crearsi una domanda dal nulla: si inserisce in una catena commerciale che esiste da decenni, con un vantaggio di costo legato alla sostituzione diretta del feedstock fossile. È lo stesso principio che altrove è mancato: molti progetti puntavano sull’esportazione di idrogeno o ammoniaca verso mercati ancora ipotetici, senza un acquirente captive.

L’Hunter Valley Hydrogen Hub non è un miracolo dell’ingegneria né una scommessa visionaria: è un manuale pratico di sopravvivenza. Dimostra che la decarbonizzazione industriale, per essere bancabile, deve ancorarsi alla realtà fisica degli impianti esistenti, dove l’elettrolisi non è una promessa da esportare ma un pezzo di ricambio per un processo che già funziona. La domanda non è se l’idrogeno verde funzioni, ma dove e per chi. E per ora, funziona dove serve davvero, lontano dai sogni di esportazione e vicino ai tubi di un impianto che ha cinquant’anni di storia alle spalle.