Il divario con Francia e Spagna è strutturale e legato all’uso del gas nel mix produttivo

Nei giorni scorsi è stato reso noto che il Veneto si è confermato la seconda regione italiana per rincari energetici. A maggio 2026, secondo un’analisi di Confartigianato Imprese, i prezzi di elettricità e gas hanno segnato un balzo del 12,2% rispetto a febbraio. Un’inversione di tendenza improvvisa che aggrava una condizione già pesante, ma che in realtà non è affatto un fulmine a ciel sereno: è il sintomo di un problema strutturale che si trascina da anni.

Il problema ha radici profonde. Nel 2025 il Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità in Italia ha raggiunto una media di 115,9 euro al Megawattora, il valore più elevato tra le principali economie europee. Un dato che riflette la dipendenza dal gas del nostro sistema di generazione. Il PUN italiano è strutturalmente superiore a quello della Francia, fermo a 61,1 euro/MWh, e della Spagna, a 65,3 euro/MWh. Non è un divario occasionale: è una tassa invisibile che il Paese paga ogni giorno per il modo in cui produce la sua energia.

Per capire perché, basta guardare il mix di produzione. Nel 2025 il gas fossile ha coperto il 47,3% della produzione elettrica nazionale. In Spagna la quota è stata del 21,5%, in Francia appena del 5%. Questa è la ragione tecnica: quando il mercato imposta il prezzo marginale, è quasi sempre una centrale a gas a fare il prezzo per tutti. Più gas c’è nel parco di generazione, più il sistema resta esposto alla volatilità di una commodity che l’Italia non produce. Ed ecco spiegato perché il PUN italiano sia quasi il doppio di quello francese e spagnolo: non siamo meno efficienti di loro, siamo solo più legati alla fonte più costosa.

Nell’Italia del Nord-Est, dove la densità industriale è altissima, queste cifre astratte si trasformano in costi reali immediati. Per le micro e piccole imprese del Veneto, l’ extracosto annuo dell’energia elettrica ammonta a 563 milioni di euro, secondo le stime di Confartigianato. Il Veneto è la seconda regione italiana per questa voce di spesa, dopo la Lombardia, con un impatto che incide per lo 0,31% del PIL regionale. In pratica, una PMI veneta paga l’elettricità molto di più di un concorrente spagnolo o francese non solo per ragioni di mercato, ma per la composizione fisica delle centrali che entrano in rete ogni ora.

Allora come si esce da questa trappola? Una possibile via è la generazione distribuita, quella che avvicina i punti di produzione ai punti di consumo. Ad oggi il Veneto è la seconda regione italiana per potenza installata nelle Comunità Energetiche Rinnovabili, con 9.119 kilowatt. Non si tratta di cifre capaci di ribaltare i fondamentali del sistema, ma indicano un tessuto di piccoli produttori già attivo. Per sostenerlo, la Regione ha attivato il Fondo Veneto Energia, un bando con una dotazione di 23 milioni di euro per investimenti in efficienza energetica e impianti alimentati da fonti rinnovabili realizzati da imprese e professionisti. L’obiettivo è ridurre le emissioni e abbassare la bolletta là dove il margine operativo è più fragile.

Tuttavia, la risposta nazionale sembra muoversi in direzione opposta. Il Governo ha ridotto le risorse del PNRR per le Comunità Energetiche Rinnovabili da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro, come rilevato da Confartigianato. Un taglio di oltre il 60% che azzoppa la diffusione di un modello che, sul territorio, si è già dimostrato efficace. Mentre un bando regionale prova a tamponare con qualche decina di milioni, la sottrazione di oltre un miliardo di euro a livello centrale allontana il momento in cui il mix di generazione potrà diventare meno dipendente dal gas.

Il quadro che emerge è quello di un Paese che conosce la diagnosi ma non segue la terapia. I dati parlano chiaro: meno gas significa meno volatilità, meno extracosti, meno vulnerabilità. E mentre il Veneto mostra con le sue CER che il modello della generazione distribuita funziona, le scelte di politica energetica nazionale remano contro, perpetuando un divario competitivo che nessuna innovazione di processo potrà colmare finché la componente materia prima continuerà a pesare per quasi metà del mix.