Blackout iberico 2025: ENTSO-E lancia nuova strategia in cinque aree

Il 28 aprile 2025 la penisola iberica restò al buio: un’interruzione senza precedenti della fornitura di energia elettrica in Spagna e Portogallo, l’evento più grave per il sistema elettrico europeo in oltre due decenni. Diciotto mesi dopo, il 22 ottobre scorso, ENTSO-E — l’associazione dei gestori di rete europei — ha lanciato a Bruxelles la sua nuova Strategia, costruita su tre obiettivi generali: sicurezza, competitività e accessibilità economica, decarbonizzazione. Il sistema elettrico europeo, si legge nell’annuncio, è al centro delle sfide che definiscono il nostro tempo.

In mezzo ci sono i numeri: 1,5 milioni di impianti domestici a rischio di non ottenere accesso alla rete entro il 2030, oltre la metà dei progetti di trasmissione in attesa di permessi, e 4.000 miliardi di yuan che la Cina ha pianificato per la sua rete. La strategia promette sicurezza e decarbonizzazione; i numeri raccontano un’altra storia.

La strategia che arriva dopo il buio

La Strategia ENTSO-E individua cinque aree di lavoro prioritarie: la sicurezza del sistema — comprese la sicurezza degli approvvigionamenti, la sicurezza fisica e la cybersicurezza —, lo sviluppo della rete e le connessioni, l’adeguatezza e la flessibilità, l’operatività del sistema elettrico del futuro e l’integrazione del mercato con la relativa trasparenza. È una mappa ampia, quasi onnicomprensiva.

Non tutto il quadro è fermo. Dal 2010, anno di pubblicazione del primo Piano decennale di sviluppo della rete (TYNDP), 25 Stati membri dell’UE hanno realizzato almeno un’interconnessione in più con un paese confinante: è il dato citato da Sonya Twohig, segretaria generale di ENTSO-E. Ma la Strategia arriva diciotto mesi dopo il blackout del 28 aprile 2025, indagato da un panel di 45 esperti. Il rapporto fattuale completo dell’indagine, pubblicato nell’ottobre 2025, lo definisce il più grave guasto del sistema elettrico europeo in oltre due decenni.

La promessa europea si accende quando l’evento più grave degli ultimi vent’anni è già alle spalle. Ma una strategia vale quanto la rete che promette di costruire: cosa dicono i numeri?

Il conto delle code: 120 GW in attesa

A metà 2026, almeno 16 paesi dell’UE presentavano code di connessione alla rete elettrica, secondo la Commissione europea. È la distanza crescente tra le promesse di decarbonizzazione e la capacità reale della rete di assorbire nuova generazione.

Il conto più pesante riguarda le rinnovabili. Circa 120 GW di progetti maturi — di cui 1,5 milioni di installazioni domestiche — rischiano di non ottenere accesso tempestivo alla rete entro il 2030. Non sono progetti in fase di studio: sono impianti pronti, abitazioni e imprese che hanno già investito e che ora aspettano un allacciamento che potrebbe non arrivare in tempo.

Poi c’è il collo di bottiglia delle autorizzazioni. Oltre il 50 percento dei progetti di trasmissione necessari entro il 2030 risulta in attesa di permessi, come riportato da ENTSO-E. In altre parole, la metà delle infrastrutture che dovrebbero rendere possibile la transizione non ha ancora superato la fase burocratica. Il vero collo di bottiglia non è tecnologico: è la velocità.

Il sorpasso cinese e la domanda aperta

Fuori dall’Europa, il piano cinese parla con cifre che ridimensionano la strategia appena lanciata. State Grid Corporation of China, il colosso elettrico statale, prevede di investire fino a 4.000 miliardi di yuan — circa 574 miliardi di dollari — in asset fissi di rete durante il 15° Piano quinquennale, che copre il periodo 2026-2030. Secondo il regolatore statale cinese degli asset, il budget di rete è superiore del 40 percento rispetto al piano quinquennale precedente.

Il confronto è impietoso. Mentre l’Europa discute di autorizzazioni e code di connessione, la Cina ha già programmato un piano quinquennale di investimenti in rete che cresce del 40 percento. Non è una gara di cifre: è una questione di chi, alla fine del decennio, avrà la rete fisica per collegare nuova generazione e nuova domanda.

Per famiglie e imprese con 1,5 milioni di impianti a rischio di restare senza connessione, la vera questione non è se la strategia ENTSO-E sia giusta. È se arriverà prima della prossima emergenza di rete.