Nel 2025 sono stati registrati 24 incidenti su 634 GWh installati, ma il 22% degli eventi resta non pubblico
Nel 2025 gli impianti di accumulo agli ioni di litio hanno fatto registrare 24 incidenti a fronte di 634 GWh installati nel mondo: il tasso di guasto per GWh si è dimezzato rispetto all’anno precedente ed è diminuito del 98% tra il 2018 e il 2025. Lo indica il report Risk Factors and Failure Statistics of Lithium-Ion BESS, diffuso lo scorso 1° ottobre dall’EPRI. Nel 93% degli incidenti registrati non sono state segnalate lesioni o vittime.
Un crollo del 98%: lo storage diventa noioso
Il database EPRI raccoglie 150 incidenti globali avvenuti tra il 2018 e il 2025 in sistemi di accumulo agli ioni di litio. Nel 2025 gli eventi registrati sono stati 24, con una capacità installata globale pari a 634 GWh. Il risultato è un tasso di guasto per GWh che si riduce del 50% rispetto al 2024 e del 98% rispetto al 2018. La stragrande maggioranza degli episodi non ha avuto conseguenze sulle persone: nel 93% dei casi non risultano lesioni né decessi.
Il dato indica che la tecnologia ha imboccato una fase più matura: meno fuochi spettacolari, più eventi contenuti e gestiti. Ma un calo del 98% non equivale a rischio zero. Dietro l’aggregato restano eccezioni, buchi informativi e sistemi che continuano a fallire in modo diverso.
I dettagli che il report non mette in prima pagina
Il dato aggregato è potente, ma gli stessi autori del report avvertono che il quadro è più sfumato. Un primo limite riguarda la trasparenza: dei 150 incidenti analizzati, 33 erano incidenti non pubblici, pari al 22% del totale. Significa che oltre un quinto degli eventi che alimentano la statistica non è accessibile al pubblico, e il quadro reale potrebbe essere più ampio di quello documentato.
Un secondo elemento è l’età degli impianti. Secondo EPRI, i sistemi più vecchi tendono a guastarsi più spesso di quelli recenti, costruiti secondo codici e pratiche di progettazione più severi. Il tasso in calo è quindi trainato soprattutto dalle nuove installazioni, mentre il parco esistente richiede attenzione specifica.
EPRI non è riuscita a isolare la chimica delle batterie come fattore di rischio per i guasti a livello di sistema. Ne deriva che le dichiarazioni di sicurezza dei fornitori di chimiche concorrenti sono difficili da sostanziare: il confronto tra tecnologie non può basarsi su una metrica di incidente aggregata, perché il dato non distingue il contributo della chimica da quello del progetto, dell’integrazione o della manutenzione.
A complicare il quadro, lo scorso settembre batterie danneggiate si sono riaccese durante le operazioni di bonifica. L’episodio mostra che anche dopo un evento iniziale la gestione dei moduli danneggiati può generare nuovi rischi. Come termine di paragone, il CIGRE Working Group A2.33 stima per i trasformatori una probabilità di incendio dell’ordine dello 0,1% per anno di servizio. Non è un confronto diretto con il tasso per GWh dei BESS: la prima è una probabilità per unità di servizio, la seconda una frequenza per capacità installata. Il calo del 98% resta reale, ma il paragone tra metriche diverse può trarre in inganno.
Sul campo: cosa cambia per installatori e gestori
Quanto vale un calo del 98% se un quinto degli incidenti resta fuori dai radar? È la domanda che dovrebbe guidare la due diligence di chi progetta, installa o assicura un impianto di accumulo. Se il dato aggregato migliora perché le nuove installazioni rispettano codici più severi, la verifica sul campo non può fermarsi alla chimica scelta dal fornitore.
I sistemi recenti, costruiti secondo pratiche di progettazione più robuste, falliscono meno di quelli più vecchi. Ne consegue che l’attenzione di installatori e gestori dovrebbe concentrarsi su età dell’impianto, qualità dell’integrazione e piano di manutenzione, non sulla presunta superiorità di una chimica rispetto all’altra. La quota di incidenti non pubblici, inoltre, impone più trasparenza nei database: se il 22% degli eventi non viene raccontato,
ogni confronto statistico rischia di restare incompleto.
Il miglioramento è reale e misurabile, ma la sicurezza di un impianto non si misura solo con un tasso di guasto aggregato. Per chi installa o gestisce, la domanda vera è se il proprio sistema appartiene alla statistica che migliora o a quella che non viene raccontata.




