L’obiettivo globale è di 1.500 GW entro il 2030, ma le previsioni sulle sole batterie arrivano già a 1.200 GW
Si può raccontare tutto con tre cifre. A metà ottobre, l’analisi di Ember ha sommato gli obiettivi nazionali di stoccaggio al 2030: la somma è di 822 GW in 99 paesi e nell’Unione europea, con un aumento del 190% rispetto a quanto valutato alla COP29. Sembra un successo. Peccato che l’impegno globale sia di 1.500 GW. E peccato, soprattutto, che il mercato stia già correndo più veloce delle promesse: Bloomberg New Energy Finance (BNEF) prevede circa 1.200 GW di sole batterie entro il 2030. Allora perché i governi restano indietro?
La rincorsa dei target: 822 GW non bastano
Quegli 822 GW non nascono dal nulla. L’impegno globale ha un’origine precisa: il COP29 Global Energy Storage and Grids Pledge, lanciato nel dicembre 2024. Oltre 170 paesi, governi subnazionali e attori non statali si sono impegnati a dispiegare 1.500 GW di stoccaggio energetico e 25 milioni di chilometri di infrastrutture di rete entro il 2030. Numeri enormi, sia per l’energia da accumulare sia per i cavi da posare.
Con 822 GW dichiarati, il conto resta sotto l’impegno: manca circa il 45 per cento. Ma la parte più interessante è un’altra. Bloomberg New Energy Finance (BNEF) stima che entro il 2030 verranno installate circa 1.200 GW di sole batterie, senza contare l’idroelettrico di pompaggio. In altre parole, i governi promettono meno di quanto le aziende stiano già pianificando.
Poi arriva il dato che smonta il quadro. Secondo Ember, le aggiunte globali di stoccaggio hanno segnato un record di 118 GW nel 2025, più di quanto servirebbe per centrare gli obiettivi nazionali se il ritmo fosse mantenuto fino al 2030. L’analisi di Ember aggiunge un dettaglio imbarazzante per i negoziatori: il ritmo potrebbe rallentare di cinque volte e l’impegno globale di 1.500 GW sarebbe comunque raggiunto. Il problema non è la velocità del mercato. È la timidezza della carta.
La Cina fa il pieno, l’UE insegue, gli USA aspettano
Dietro la media globale ci sono tre velocità. Secondo Ember, il 15° piano quinquennale cinese ha portato l’obiettivo al 2030 da 130 a 460 GW, tra nuovo stoccaggio energetico — in gran parte batterie — e idroelettrico di pompaggio: è il target nazionale più grande e dettagliato di qualsiasi mercato. E non è solo carta. Nel 2025, la capacità totale di accumulo a batteria della Cina ha superato quella del resto del mondo messo insieme.
L’Unione europea insegue. A giugno 2026, secondo i dati di Ember, ha concordato il suo primo obiettivo di stoccaggio a livello di blocco, pari a 200 GW. Per arrivarci deve passare da 55 GW attuali a 200 GW entro il 2030, e 22 Stati membri hanno promesso di aggiungere circa 30-35 GW di nuova capacità entro il 2028. A luglio Euronews ha ricostruito l’accordo: il 26 giugno i ministri dell’energia dell’UE hanno firmato il primo accordo tripartito per aumentare la capacità di stoccaggio del blocco.
Gli Stati Uniti, secondo Ember, hanno installato circa 52 GW di batterie su scala utility. Tre aree, tre velocità: la Cina costruisce e promette 460 GW, l’UE ha appena promesso 200 GW partendo da 55, gli Stati Uniti hanno 52 GW già a terra.
A chi servono davvero questi target?
La domanda, a questo punto, non è tecnica ma politica. Se nel 2025 si è costruito più di quanto servisse per centrare gli obiettivi, e se anche rallentando di cinque volte l’impegno di 1.500 GW resterebbe a portata, qual è il valore dei target nazionali? Servono a rassicurare i capitali, a dare un segnale agli investitori, a distribuire responsabilità fra Stati. Ma tra annuncio politico, atto vincolante e attuazione reale il solco resta largo.
Il caso europeo è esemplare. L’obiettivo dei 200 GW al 2030 è stato fissato a giugno 2026, ma si parte da 55 GW e gli impegni aggiuntivi promessi da 22 Stati membri ammontano a 30-35 GW entro il 2028. Nel frattempo la Cina, con i suoi 460 GW promessi e una capacità di batterie che nel 2025 ha già superato quella del resto del mondo messo insieme, detta il ritmo industriale della filiera. È qui che si sposta la partita vera.
Se le installazioni reali viaggiano a ritmi che rendono superflui i target, il vero nodo è chi controllerà la filiera dello stoccaggio: Pechino o Bruxelles. Per ora la carta promette, i cantieri cinesi costruiscono. I governi dovranno decidere se aggiornare i target o lasciare che sia il mercato a decidere per loro.




