VSL PowerHive lancia il P261 mentre la capacità BESS in India cresce da 98,4 MWh a 8,2 GWh.

Da 98,4 MWh a 8,2 GWh: un mercato moltiplicato per 83

Ottantatré volte in dodici mesi: tra la prima metà del 2025 e la prima metà del 2026 la capacità di accumulo BESS installata in India è passata da 98,4 MWh a 8,2 GWh, secondo i dati raccolti da Mercom India. La fotografia risale al 30 giugno 2026 e va letta per quello che è: non energia prodotta, ma capacità installata, cioè la potenza di accumulo che il sistema può immettere o assorbire. Il punto di partenza era molto basso, e anche questo spiega il multiplo impressionante. Detto questo, il salto di scala aiuta a leggere con occhi diversi il lancio del P261, annunciato da VSL PowerHive lo scorso 27 agosto: non è solo una notizia di prodotto, ma il segnale di una domanda che cerca offerta.

Il P261 è un sistema raffreddato a liquido da 125 kW/261 kWh, pensato per consumatori industriali e commerciali in India e nei mercati internazionali. Integra una batteria LFP da 261 kWh con tensione nominale di 832 V e celle da 314 Ah. Può operare tra -30°C e 50°C e ha una classificazione IP52S. La combinazione di potenza e capacità, 125 kW di erogazione e 261 kWh di accumulo, è pensata per i picchi di consumo, non per una generazione continua. Ma prima delle specifiche, la domanda è un’altra: chi è pronto a servire una domanda cresciuta a questo ritmo?

P261: un prodotto nuovo, un’azienda del 2024 e un ordine già da 100 MWh

La risposta non arriva dai nomi storici dell’energia indiana, ma da una controllata al 100% di Vikram Solar fondata nel 2024. VSL PowerHive ha scelto il P261 come primo lancio ufficiale del proprio marchio: un dettaglio non banale, perché a meno di due anni dalla fondazione l’azienda presenta un sistema con caratteristiche industriali. Secondo la stampa specializzata, un ordine da 100 MWh di sistemi BESS risultava già acquisito. Significa che il marchio entra sul mercato con una commessa già in portafoglio, non con un semplice prototipo da testare.

Le specifiche raccontano un prodotto pensato per l’uso commerciale e industriale: raffreddamento a liquido per gestire carichi intensivi, chimica LFP, un intervallo operativo esteso e una protezione IP52S contro polvere e infiltrazioni d’acqua. Non è un oggetto dimostrativo, ma una macchina destinata a essere collegata a stabilimenti, magazzini e reti locali. Il target è chiaro: chi consuma energia in modo continuativo e vuole ridurre la dipendenza dalla rete o dai picchi tariffari.

Il paradosso dello storage indiano: la domanda cresce, ma il prezzo resta cinese

Il P261, però, entra in un campo già affollato. Iconiq Energy commercializza un sistema di accumulo ICE da 125 kW/261 kWh che abbina celle LFP a un armadio a raffreddamento liquido. Renon India ha installato un’unità da 261 kWh a raffreddamento liquido presso un impianto tessile. L’offerta locale si moltiplica e le capacità promesse sono ingenti: Waaree Energies si è impegnata a sviluppare 20 GWh di capacità BESS entro l’anno fiscale 2028. Nello stesso perimetro, le aziende indiane devono fare i conti con una forte concorrenza sui prezzi da parte dei produttori cinesi consolidati.

Anche la capogruppo Vikram Solar ha in programma un programma di produzione di celle da 7,5 GWh a partire dal 2028. Sommando i piani di Waaree e di Vikram Solar, il 2028 diventa il vero banco di prova. Quando quelle capacità arriveranno davvero sul mercato, si capirà se la crescita indiana dello storage è strutturale oppure destinata a scontrarsi con la pressione sui prezzi imposta dai produttori cinesi. La competizione non si gioca solo sulla chimica o sul raffreddamento, ma sul costo per kilowattora. Su questo terreno, i produttori cinesi consolidati hanno economie di scala difficili da eguagliare. Fino a quel momento, il numero da tenere d’occhio non è soltanto l’andamento delle installazioni, ma il divario tra capacità annunciata e capacità realmente disponibile.