AcegasApsAmga si aggiunge alle sperimentazioni di Areti, Unareti ed e-distribuzione, un distributore alla volta.
C’è un piccolo paradosso nella presentazione di LiveGrid. Lo scorso 9 settembre AcegasApsAmga ha presentato il progetto pilota dedicato alla flessibilità della rete elettrica di Trieste, rivendicando di essere «tra i primi distributori in Italia nel settore». Nello stesso testo l’azienda riconosce però che LiveGrid nasce «in continuità con analoghe esperienze già realizzate» da altri tre distributori: Areti a Roma, Unareti a Milano ed e-distribuzione con il progetto EDGE. Arrivare quarti ed essere comunque tra i primi è possibile. Dice però qualcosa sul ritmo del sistema elettrico italiano, più che su Trieste. A due mesi dall’annuncio conviene quindi leggere LiveGrid per ciò che rappresenta: un altro tassello di una sperimentazione nazionale che procede un distributore alla volta.
Quarti, eppure tra i primi
Per capire la sequenza bisogna tornare al 2023. Secondo la stessa AcegasApsAmga, Roma è stata la prima città a far funzionare un mercato della flessibilità, con la piattaforma tecnologica RomeFlex. Il comunicato congiunto di Areti e GME descriveva Areti come «il primo distributore italiano (DSO) ad avviare un progetto di mercato locale della flessibilità gestito dal GME», cioè il Gestore dei mercati energetici. Nello stesso anno e-distribuzione, il più grande distributore del Paese, ha avviato il suo pilota EDGE dopo una delibera dell’autorità di regolazione ARERA. Nella nota con cui e-distribuzione annunciava EDGE, l’azienda si definiva «uno dei primi DSO in Europa e in Italia a inaugurare il mercato dei servizi di flessibilità locale».
La formula del primato, insomma, circola da tempo e la usano un po’ tutti. Poi è arrivata MindFlex a Milano, con Unareti, e ora Trieste. Enel, che sul proprio blog racconta di accompagnare i clienti nei tre programmi di flessibilità locali RomeFlex, Edge e MindFlex, li presenta come «progetti pilota attualmente attivi». La parola chiave resta «pilota». Viene allora spontaneo chiedersi quanta flessibilità si sia davvero scambiata da quando, ormai tre anni fa, Roma ha aperto la strada.
Il peso dei numeri: 26 milioni e 61 aste
I numeri disponibili aiutano a dare la misura, e sono di due ordini molto diversi. Da una parte c’è l’investimento pubblico. LiveGrid è un frutto del più ampio progetto SmartGrid sull’infrastruttura elettrica di Trieste, finanziato dal PNRR con oltre 26 milioni di euro, che comprende anche alcuni interventi a Gorizia. Secondo la scheda del progetto pubblicata dal Gruppo Hera, di cui AcegasApsAmga fa parte, il piano prevede il potenziamento della rete triestina e la costruzione di nuovi impianti, tra cui quelli destinati ad alimentare i terminal portuali. È denaro speso soprattutto in cavi, cabine e impianti: infrastruttura fisica, con tempi e vincoli tipici dei fondi europei.
Dall’altra parte c’è il mercato vero e proprio. Stando ai dati del GME citati nella presentazione di settembre, nei primi due progetti pilota, RomeFlex e MindFlex, erano state organizzate fino a quel momento 61 aste a termine. Vi hanno partecipato i diversi Balance Service Provider iscritti alla piattaforma del Gestore, cioè gli operatori che aggregano impianti e consumatori capaci di modulare prelievi e immissioni. AcegasApsAmga ha accompagnato il dato con un «ben», ma 61 aste distribuite su due città e su un arco di circa tre anni descrivono un meccanismo che funziona, non un mercato maturo.
La struttura, sulla carta, è pronta a crescere. Già il comunicato del 2023 su RomeFlex precisava che il Mercato della Flessibilità era costruito per accogliere altri DSO, oltre ad Areti, interessati ad avviare progetti analoghi. Trieste è appunto uno di questi ingressi. Ma una porta aperta non vuol dire una sala piena. Con quattro distributori coinvolti in tutto il Paese, ciascuno con un proprio progetto e un proprio perimetro, il quadro di settembre restava quello di un insieme di sperimentazioni parallele. La regola generale per tutta la distribuzione elettrica non c’era. Intanto il fabbisogno che queste reti devono gestire cresce, indipendentemente dal numero di aste.
Una rete che deve imparare a muoversi
La posta in gioco concreta sta qui. Secondo la pagina dedicata a LiveGrid, il pilota sposta la rete di Trieste da un modello a flusso fisso a uno dinamico, capace di assorbire più elettrificazione e più generazione distribuita. Detto in modo meno tecnico: finora l’elettricità scendeva dalle grandi linee verso le case seguendo percorsi prevedibili. Ora la rete deve gestire tetti che producono energia nelle ore di sole e auto che si ricaricano tutte la sera. Lo stesso progetto SmartGrid nasce per rispondere a un fabbisogno spinto da case full-electric, mezzi pubblici e privati elettrici e fotovoltaico su abitazioni e imprese, oltre alla domanda dei terminal portuali.
La flessibilità serve a questo. Invece di dimensionare ogni cavo per il picco massimo, il distributore paga chi è disposto a spostare consumi o produzione nei momenti critici. È una soluzione sensata e potenzialmente meno costosa del solo rafforzamento fisico. Il punto è se la logica del progetto pilota, con le sue aste numerate e i suoi perimetri circoscritti, possa reggere una pressione che non procede per sperimentazioni. Le case si elettrificano, i porti spostano le navi sulla rete di terra, le flotte cambiano motore. Tutto questo segue i propri tempi, non quelli delle delibere.
Resta così aperta la domanda che la presentazione di settembre non ha affrontato. Quando la flessibilità smetterà di essere un pilota e diventerà il modo normale di gestire la rete? E chi lo deciderà: i distributori, che continuano a dirsi tra i primi, ARERA, che i pilota li autorizza, o gli operatori che in quelle aste dovrebbero trovare un mercato abbastanza grande da giustificare l’investimento?




