Calo del 37% nelle installazioni sposta la competizione sui costi di posa, mercato atteso a 10,5 miliardi.

Le nuove installazioni di solare distribuito in Brasile sono calate del 37% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati dell’Aneel. Il calo riguarda la nuova potenza connessa, non i ricavi, ma anche questi seguono la stessa direzione: per il settore si stima un passaggio da oltre 13 miliardi di reais nel 2025 a circa 10,5 miliardi nel 2026. In questo quadro va letta una novità presentata lo scorso agosto, più di due mesi fa, all’Intersolar South America 2026. Lì, come ha raccontato pv magazine nel suo resoconto dalla fiera, il produttore brasiliano Solar Group ha presentato Fibro+, un sistema di montaggio per moduli fotovoltaici pensato per i tetti in fibrocemento. Non è una notizia dell’ultima ora, ma un segnale utile per capire come si muovono i fornitori in un mercato che si restringe.

Meno 37%: il distribuito brasiliano frena

I due numeri misurano cose diverse. Il primo, il meno 37%, riguarda i volumi, cioè quanta nuova capacità di generazione distribuita viene aggiunta alla rete. Il secondo riguarda il denaro: secondo le analisi sul rallentamento del solare, il fatturato del comparto potrebbe ridursi di almeno 2,5 miliardi di reais in un anno, quasi un quinto del totale. Indicano però la stessa cosa: la fase di crescita rapida del fotovoltaico sui tetti brasiliani si è interrotta. Se i volumi calano, la domanda per installatori e fornitori diventa dove recuperare margine. Una risposta, a giudicare da quanto visto in fiera, non riguarda il pannello ma il tetto su cui viene montato.

La competizione si sposta sul tetto in fibrocemento

All’Intersolar South America, Solar Group non ha puntato su moduli più potenti o più efficienti. Ha presentato un prodotto che interviene su una voce meno visibile ma molto concreta del costo di un impianto: il tempo e il lavoro necessari per fissare la struttura sulla copertura. Fibro+ è descritto come una mini-guida in alluminio, corta, da installare sulla cresta della lamiera ondulata e da fissare alla struttura portante sottostante. Il principio è semplice: invece di lunghe guide continue, un elemento ridotto che si ancora direttamente dove la copertura offre il punto di appoggio più solido.

Il valore dichiarato sta tutto nei numeri del cantiere. Secondo Solar Group, il sistema può ridurre i tempi di installazione fino al 30% e i costi di manodopera fino al 25%. Sono percentuali fornite dall’azienda e vanno lette come tali: si tratta di massimi («fino a»), non di risparmi medi verificati da terzi, e dipendono dal tipo di tetto e dall’organizzazione della squadra di posa. Il prodotto è stato sviluppato in partnership con WEG, produttore brasiliano di inverter, e secondo i materiali forniti dall’azienda è coperto da una garanzia di 12 anni.

Il contrasto con la fase precedente del mercato è evidente. Quando la domanda cresceva, la competizione si giocava su prezzo dei moduli e capacità di consegna. Con volumi in calo, chi produce componenti cerca di rendere ogni singolo impianto più economico da realizzare, intervenendo sulla parte del costo che dipende dalle ore di lavoro sul tetto. È una leva che non richiede nuovi clienti: migliora l’economia dei progetti che si fanno comunque. Resta da capire se riduzioni dichiarate del 25-30% sulla posa bastino a compensare un mercato che perde quasi un quinto dei ricavi.

Il numero da guardare: 10,5 miliardi

Il confronto aiuta a mettere le cose in proporzione. Il risparmio promesso da Fibro+ riguarda una sola componente del costo di un impianto, il montaggio e la manodopera, e una sola tipologia di copertura, quella in fibrocemento. Il calo dei ricavi atteso riguarda invece l’intero settore. Un taglio del costo di installazione può rendere più convenienti alcuni progetti e proteggere i margini degli installatori, ma da solo non dice nulla su quanti nuovi impianti verranno effettivamente realizzati. È più facile che soluzioni di questo tipo servano a difendere la redditività di chi resta sul mercato che a invertire la tendenza dei volumi.

Il dato da tenere a mente è quindi uno: circa 10,5 miliardi di reais di ricavi attesi nel 2026, contro gli oltre 13 del 2025. Quando arriverà il consuntivo di fine anno, sarà quello il metro per capire se l’efficienza sul cantiere, di cui Fibro+ è un esempio, ha contribuito a sostenere il solare distribuito brasiliano. Oppure se ne ha soltanto accompagnato il ridimensionamento, rendendo meno costoso montare impianti in un mercato che ne chiede di meno.