Il Comune non crea una nuova comunità ma aderisce a una già esistente, dove le adesioni contano più delle fondazioni

Il Comune di Savigliano non ha scelto di costruire la propria comunità energetica rinnovabile. Ha pubblicato invece un avviso pubblico di manifestazione di interesse finalizzato all’adesione a una C.E.R. «già costituita». La pagina del Comune che lo riporta è datata 3 agosto 2026, e a tre mesi di distanza la scelta dice qualcosa che va oltre il singolo municipio. In provincia di Cuneo, dall’inizio del 2023, sono nate 11 comunità energetiche con 93 soci fondatori in tutto. Una sola di queste realtà, la CER Roero, dichiara sul proprio sito 388 soci. Sono numeri che raccontano un territorio in cui la fase delle fondazioni sembra lasciare spazio a quella delle adesioni. A novembre, però, la domanda non è più tanto se entrare in una comunità, ma con quali tempi.

Entrare in una casa già costruita

A prima vista sembra un paradosso. Un ente pubblico, che potrebbe promuovere una propria comunità, preferisce bussare alla porta di altri. Il meccanismo che rende possibile questa strada è però scritto nelle regole. Come spiega il GSE nella sua scheda sulle comunità energetiche rinnovabili, ogni CER è un soggetto giuridico con un atto costitutivo e uno statuto. L’adesione di un consumatore di energia o di un produttore da fonti rinnovabili può avvenire al momento della costituzione legale. Ma può avvenire anche dopo, «secondo le modalità previste negli atti e negli statuti delle stesse CER».

In pratica il Comune non deve affrontare la parte più onerosa del percorso: scrivere lo statuto, mettere insieme i fondatori, dare forma giuridica al soggetto. Può limitarsi a scegliere una comunità esistente e accettarne le regole. È una scorciatoia amministrativa, legittima e prevista. Sposta però il problema altrove. Se aderire è più semplice che fondare, resta da capire a quale comunità conviene unirsi e chi ci guadagna davvero.

Undici comunità, una che pesa più delle altre

La scelta di Savigliano va letta su una mappa, quella delle comunità a cui un Comune del Cuneese può rivolgersi. Secondo un comunicato della Fondazione CRC, le CER costituite in provincia di Cuneo a partire dall’inizio del 2023 sono 11, con il coinvolgimento di 93 soci fondatori. Divisi per undici fanno una media di otto o nove fondatori a comunità. È il profilo di realtà nate piccole, spesso attorno a un promotore locale. Tra queste c’è proprio una comunità saviglianese, la CER Oasi Giovani, promossa da Oasi Giovani Onlus di Savigliano: un esempio di come il terzo settore abbia giocato un ruolo nella prima ondata.

Accanto a questo quadro frammentato c’è la CER Roero, che lavora su un’altra scala. Secondo quanto la comunità riporta in un aggiornamento sulla propria crescita, i soci sono 388: privati, imprese, associazioni, parrocchie, case di riposo. I punti di scambio attivi, i POD, sono 640, e i Comuni coinvolti 40. Sul sito della CER Roero si legge inoltre che la comunità distribuisce ai soci almeno il 90% degli incentivi generati dallo scambio di energia su ogni cabina primaria. Non va confuso un numero di soci con un numero di impianti, né un incentivo distribuito con un risparmio garantito in bolletta. Il confronto resta comunque eloquente: una singola comunità conta più di quattro volte i soci fondatori di tutte e undici le CER censite dalla Fondazione CRC.

Chi vince, in un mercato così concentrato? Con ogni probabilità le comunità che hanno già raggiunto una massa critica. Più soci e più punti di prelievo significano più energia condivisa e quindi più incentivi da redistribuire, purché produzione e consumo cadano sotto la stessa cabina primaria. Vincono anche i soci, se la quota di incentivi che torna loro è alta e trasparente. Il rischio, rovesciato, riguarda le comunità piccole: faticano ad attrarre nuovi membri proprio quando gli enti locali, come Savigliano, cominciano a guardarsi intorno per aderire. L’avviso non dice quale comunità verrà scelta, e non è detto che la più grande sia la più adatta. Le comunità, per funzionare, devono essere vicine, nel senso elettrico del termine. La scala conta, ma conta anche il calendario.

Il conto alla rovescia del 2027

Qui il discorso passa dalla geografia al tempo. Sulla pagina del GSE dedicata alla misura PNRR per le comunità energetiche sono fissate due date. La prima: entro il 31 agosto 2026 il GSE avrebbe stipulato gli accordi di concessione con i beneficiari, fino a esaurimento della dotazione finanziaria. Quella scadenza è alle spalle da oltre due mesi. La seconda: le iniziative ammesse devono entrare in esercizio entro 24 mesi dalla comunicazione dell’accordo di concessione, «e comunque non oltre il 31 dicembre 2027».

È questa la clausola che conta. Il limite dei 24 mesi è solo apparente: il tetto vero è la fine del 2027. Da oggi mancano circa 14 mesi. In quel lasso di tempo un impianto deve passare dalla carta all’esercizio: progettazione, autorizzazioni, allacci, lavori. Per un Comune che ad agosto ha appena avviato la ricerca di una comunità a cui aderire, il margine non è ampio. Questo non significa che l’adesione sia inutile. Le comunità esistono anche al di là di quella misura, e gli statuti consentono di entrare in qualsiasi momento. Significa però che i benefici legati a quel contributo seguono una scadenza precisa, che non si sposta con l’aumento dei soci.

Restano allora due domande che l’avviso, da solo, non risolve. Le adesioni come quella di Savigliano allargano le comunità già costituite e ne rafforzano i numeri. Basteranno però 14 mesi, fino al 31 dicembre 2027, a trasformare nuovi soci in nuovi impianti? E chi resterà fuori da quel termine, che cosa otterrà davvero dall’essere entrato in una comunità energetica?