Certificato arrivato dopo premio e accordo in Canada, ma il nodo resta la capacità produttiva
C’è qualcosa di curioso nella cronologia della E-175 EP5 E2, la turbina di punta di ENERCON. Era già stata eletta “Turbine of the Year 2025” da WindPower Monthly e aveva già un accordo quadro per oltre 440 MW in Canada. Eppure solo in un secondo momento è arrivato il documento che, sulla carta, ne attesta la solidità tecnica: il certificato di tipo definitivo. Lo ha comunicato il produttore tedesco in una nota pubblicata sul sito di ENERCON il 24 agosto 2026, quindi circa due mesi fa. Non è una notizia dell’ultima ora, ma vale la pena riprenderla. Il timbro, infatti, non apre il mercato a questa macchina. Lo chiude, in un certo senso, sul piano della conformità, e sposta la domanda altrove: su quante turbine ENERCON riuscirà a consegnare, e quando.
Prima l’applauso, poi il timbro
Conviene mettere in fila gli eventi. Il premio di WindPower Monthly appartiene al 2025 ed è ormai contesto. In precedenza, durante una presentazione allo stand fieristico dell’azienda, ENERCON aveva ricevuto il certificato di tipo IECRE per la E-175 EP5 E1, rilasciato da TÜV Süd Industrie Service GmbH, l’ente tecnico di ispezione tedesco. Nella stessa occasione era stato consegnato anche un certificato IECRE per la nuova E2, ma solo provvisorio. La versione finale è arrivata dopo la conclusione della fase di validazione: TÜV SÜD ha confermato la conformità allo standard internazionale IECRE e ha consegnato ufficialmente la documentazione.
La differenza tra provvisorio e definitivo non è un cavillo. Come spiega un articolo di WindPower Monthly sulla E1, il certificato di tipo conferma che il progetto teorico della turbina corrisponde ai valori misurati sul campo. In altre parole, separa la promessa ingegneristica dalla prova. Resta però la domanda di fondo: se la macchina era già premiata e già in vendita, che cosa cambia concretamente con il timbro finale? La risposta, più che nei laboratori, va cercata negli ordini.
440 MW e un portafoglio chiuso fino al 2028
Il certificato serve soprattutto a chi compra: banche, assicuratori, sviluppatori che devono giustificare un investimento pluriennale. E qualcuno ha già comprato parecchio. I numeri della E-175 EP5 E2 sono quelli di un modello di fascia alta: 7,0 MW di potenza nominale e un rotore da 175 metri di diametro, che secondo l’azienda ne fanno la turbina con la resa più alta del catalogo ENERCON. Accanto alla versione principale, la gamma è stata ampliata con una variante da 6 MW pensata sia per il mercato internazionale sia per quello tedesco, dove vincoli di rete e autorizzativi spesso rendono più utile una potenza ridotta che una massima.
Poi c’è il Canada. ENERCON ha firmato un accordo quadro per oltre 440 MW di turbine E-175 EP5 E2, con le prime consegne previste a partire dal 2027. Va letto per quello che è: un accordo quadro, non una serie di ordini fermi già in produzione. Stabilisce un perimetro, non garantisce che ogni megawatt diventi una torre installata nei tempi indicati. Ma dà la misura dell’interesse.
Il dato che pesa di più, però, è un altro. «I nostri portafogli ordini sono pieni fino al 2028», ha dichiarato il CEO Udo Bauer. È una frase che suona come un successo commerciale, e in parte lo è. Ma detta così, rovescia il problema: il vincolo per ENERCON non è più tecnico, perché la certificazione è arrivata, ma industriale. Un portafoglio saturo per i prossimi due anni abbondanti significa che la capacità produttiva è già impegnata. Per uno sviluppatore che oggi cerca turbine per un parco da avviare a breve, una macchina eccellente ma non disponibile vale poco. Chi non è già in fila, insomma, deve guardare altrove?
La stessa classe, altri cantieri
Le alternative esistono, e si muovono nella stessa finestra temporale. Già a marzo 2026 Nordex Group aveva ricevuto il primo ordine per la turbina N175/6.X con un mozzo a 199 metri di altezza. Con quel progetto, ha spiegato l’azienda, installerà nel corso del 2027 la turbina di serie più alta attualmente prodotta. Stesso diametro di rotore della concorrente di ENERCON, potenza nella fascia dei 6 MW, consegne nello stesso anno in cui partono le prime macchine per il Canada.
Vestas, dal canto suo, propone la V172-7.2 MW della piattaforma EnVentus, progettata per siti a vento medio-basso e con potenze nominali flessibili che ne ampliano l’applicabilità. È la stessa logica della variante da 6 MW di ENERCON: una macchina grande, adattabile ai vincoli locali più che al massimo teorico di produzione.
Il 2027, quindi, si presenta come l’anno in cui più produttori portano in cantiere turbine di questa classe. E a quel punto la gerarchia delle variabili cambia. Il premio di settore è un buon argomento nelle presentazioni commerciali; il certificato è un requisito necessario, ma da solo non basta a far nascere un parco eolico. Quello che conta, per chi deve chiudere un progetto, è il posto in coda: quando arriva la turbina, a che prezzo, con quali garanzie di consegna. Su questo punto, le note aziendali non dicono molto.
La partita delle grandi turbine onshore, a giudicare da questi elementi, non si gioca più su chi certifica per primo. Si gioca su chi riesce a produrre e consegnare. Per chi sviluppa progetti adesso resta una domanda molto concreta, e per niente teorica: se ENERCON è piena fino al 2028, quali scelte restano a chi arriva oggi?




