L’impianto autorizzato a Edison potrà caricarsi quando l’elettricità è abbondante e rilasciarla nella rete quando la domanda sale
Una giornata di sole. I pannelli sul tetto lavorano a pieno ritmo e producono più di quanto la casa consumi: il frigorifero ronza, il router è acceso, poco altro. Poi arriva la sera. Si rientra, si accendono le luci, parte il forno, magari una lavatrice. Il sole però è tramontato. Viene spontaneo chiedersi che fine abbia fatto tutta l’energia prodotta nel pomeriggio e non usata. Una parte della risposta si trova in un comune calabrese, Simeri Crichi, in provincia di Catanzaro. Lo scorso 7 settembre, circa sette settimane fa, il Decreto Direttoriale n. 228 del ministero ha autorizzato un impianto pensato proprio per conservare l’energia e restituirla quando serve.
Una batteria grande come un quartiere, firmata a settembre
Il decreto autorizza Edison S.p.A. a realizzare un impianto di accumulo elettrochimico chiamato “Simeri Crichi”. In gergo si dice BESS, sigla di Battery Energy Storage System: un sistema di batterie, molto più grande di quelle che si possono installare in un garage ma simile nel principio. Si carica quando l’elettricità è abbondante e la rilascia nella rete quando la domanda sale. La potenza nominale è di 80 MW, e l’impianto con le relative opere connesse ricade interamente nel territorio comunale di Simeri Crichi.
Il permesso arriva al termine di un percorso avviato dalla stessa azienda: secondo il testo dell’autorizzazione pubblicato dal MASE, Edison aveva presentato istanza ai sensi del DL 7/2002 per il “BESS Simeri Crichi”, da 80 MW. Va però chiarito un punto che spesso si perde nei titoli: un decreto di autorizzazione chiude l’iter burocratico, non accende l’impianto. Il via libera significa che si può costruire, non che le batterie siano già collegate. E poi resta la domanda di fondo: 80 MW sembrano tanti, ma quanto pesano rispetto a ciò che serve al Paese?
Il conto che l’Italia deve pagare in accumuli
Per rispondere bisogna prima distinguere due unità di misura che si confondono di continuo. I megawatt (MW) e i gigawatt (GW) indicano la potenza, cioè quanta energia un impianto può erogare in un dato istante: è un po’ come la larghezza di un rubinetto. I gigawattora (GWh) indicano invece la capacità, cioè quanta energia si può immagazzinare: la grandezza del serbatoio. Per Simeri Crichi il decreto riporta solo la potenza, 80 MW. Non è noto per quante ore l’impianto potrà erogarla, quindi tradurlo in GWh sarebbe un esercizio di fantasia.
Fatta questa premessa, i numeri nazionali aiutano a capire la scala. Secondo un’analisi di Euronews sul mercato italiano degli accumuli, i sistemi di stoccaggio già installati in Italia disponevano di 7,4 GW di potenza e 17,9 GWh di capacità. Terna, il gestore della rete, stima che entro il 2030 il Paese avrà bisogno di circa 72 GWh di capacità di stoccaggio. Il serbatoio complessivo, in altre parole, dovrebbe diventare circa quattro volte più grande di quello rilevato.
Messi accanto a questi numeri, gli 80 MW calabresi fanno capire due cose insieme. Da un lato, nessun singolo impianto risolve il problema: rispetto ai 7,4 GW di potenza già installati, Simeri Crichi è una frazione piccola. Dall’altro, è esattamente così che si colma un divario di queste dimensioni: un’autorizzazione dopo l’altra, un comune dopo l’altro. Ogni progetto è poco, ma senza molti progetti di questo tipo l’obiettivo indicato da Terna resterebbe sulla carta.
Batterie, dighe e chi paga la bolletta
Se la strada è così lunga, basteranno le batterie? Probabilmente no, ed è la stessa Edison a muoversi anche su un altro fronte. Come ha raccontato un approfondimento di Repubblica sui progetti del gruppo, l’azienda ha in sviluppo cinque progetti di pompaggio idroelettrico nel Sud Italia, in Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia, e considera questi grandi impianti infrastrutture strategiche per la stabilità del sistema elettrico. Il principio è semplice: quando c’è energia in eccesso si pompa acqua verso un bacino più in alto, quando serve la si lascia scendere attraverso le turbine. Batterie e pompaggi, insomma, si dividono il lavoro.
Non è nemmeno una partita solo meridionale né di un solo operatore. Già nell’agosto 2024 la società REC 003 S.r.l. aveva presentato istanza di autorizzazione unica per un impianto di accumulo elettrochimico chiamato “Cumiana”, da 267,84 MW, tra i comuni di Cumiana e Piossasco, in provincia di Torino, come risulta dalla documentazione ministeriale sul progetto piemontese. Un precedente che mostra come l’interesse per gli accumuli attraversi l’intero Paese.
Cosa cambia, allora, per chi paga la bolletta o gestisce un’impresa? Nel breve, onestamente, nulla di visibile: la batteria di Simeri Crichi non comparirà nella fattura del mese prossimo, perché un decreto è un permesso e non un impianto in funzione. Quello che ci si può aspettare nei prossimi anni è un sistema con più “serbatoi”, in cui l’energia prodotta di giorno, anche dai pannelli sul proprio tetto, venga sprecata meno e resti disponibile la sera. Chi vive o lavora vicino a questi progetti potrà seguirne l’avanzamento sul territorio, dai cantieri agli allacciamenti. E chi sta valutando un accumulo per casa o per l’azienda può leggere in questa tendenza nazionale una conferma: la transizione non passa solo dal produrre energia pulita, ma sempre di più dal saperla conservare.




