Il coefficiente di correzione della disponibilità per lo stoccaggio è sceso dal 95% al 13,39%, riducendo la quota remunerata.
Il numero da cui partire è 13,39%. È il fattore di correzione della disponibilità, il KWD, fissato per lo stoccaggio di energia nel mercato della capacità polacco. In precedenza superava il 60%, e prima ancora era al 95%. Accanto a questo valore c’è un risultato aziendale: lo scorso 4 settembre R.Power ha ottenuto contratti per 76 MW all’asta del mercato della capacità in Polonia. La notizia ha ormai qualche settimana. La domanda che pone, però, non riguarda solo R.Power: che cosa significa vincere un’asta in un mercato in cui la regola che decide i ricavi è stata ridimensionata così tanto?
Il coefficiente che si è sgonfiato
Il mercato della capacità paga gli operatori perché tengano a disposizione potenza da offrire alla rete quando serve. In Polonia, come ricostruisce un’analisi di Energy-Storage.news, questo meccanismo è il fondamento del business case per lo stoccaggio su larga scala. Le batterie si sono diffuse nel paese soprattutto perché l’asta garantiva loro un ricavo prevedibile. Per questo il KWD non è un dettaglio tecnico. Il coefficiente incide direttamente sui ricavi dei contratti di capacità, perché stabilisce quanta parte della potenza installata viene riconosciuta come disponibile.
Passare dal 95% al 13,39%, con un passaggio intermedio sopra il 60%, cambia il conto per chi sviluppa progetti. A parità di megawatt costruiti, la quota che il sistema considera utile, e quindi remunera, si riduce di molto. Formalmente la norma non vieta niente e non esclude nessuno. Nella pratica, però, ridefinisce quanto vale ogni batteria.
Vincere metà della propria capacità
Il caso di R.Power mostra cosa significa tutto questo nei numeri di un’azienda. Secondo quanto comunicato dalla società e riportato da il portale polacco nrgplus, i suoi impianti di accumulo, con una capacità complessiva di 159,5 MW, hanno ottenuto un’obbligazione di capacità di 75,994 MW. In altre parole, meno della metà della potenza installata si è tradotta in impegni remunerati. Sempre secondo R.Power, i ricavi dei contratti di capacità annuali saranno di almeno 24,74 milioni di złoty. È una cifra concreta, ma è legata a una base più stretta di quella fisica degli impianti.
Il confronto con le aste precedenti chiarisce la traiettoria. Nelle aste del 2022, 2023 e 2024 i progetti di batterie avevano ottenuto obblighi rispettivamente per 165 MW, 1,7 GW e 2,5 GW. È stata una crescita molto rapida, che ha reso la Polonia uno dei mercati più osservati per lo stoccaggio in Europa. In quella fase R.Power si è costruita una posizione solida. Come ricorda un altro approfondimento della testata specializzata, l’azienda detiene 1,7 GW/6,3 GWh di obblighi di capacità e ha ceduto alcuni asset, tra cui Tursko Wielkie, venduto a Engie. È un operatore che sviluppa, vende e porta capitali nei progetti. La stessa fonte cita co-investimenti con EDF, Eurus, Eiffel ed Ergy.
Il progetto Herby mostra come cambia la costruzione dei ricavi. Secondo Energy Global, l’impianto si regge su due contratti distinti: uno di lungo termine nel mercato della capacità, ottenuto a dicembre 2024, e uno supplementare, organizzato a settembre 2026. Non c’è più un unico contratto pluriennale che copre tutto. Il ricavo si ottiene sommando strumenti diversi, ottenuti in momenti diversi e a condizioni diverse. Per chi ha un portafoglio ampio è un lavoro di incastri che si può gestire. Per chi ha uno o due progetti in coda il margine d’errore è molto più piccolo.
Dieci, venti gigawatt in attesa
Guardando l’intero sistema, la sproporzione è evidente. Nelle quattro aste del mercato della capacità polacco sono stati assegnati circa 5 GW di obblighi a progetti di batterie. I progetti effettivamente in sviluppo, secondo la stessa ricostruzione, valgono tra 10 e 20 GW. La pipeline è quindi da due a quattro volte più grande di quanto l’asta abbia remunerato. Nel frattempo i grandi gruppi continuano a investire: la statale PGE sta costruendo una delle batterie più grandi d’Europa, da 262 MW/981 MWh, con una spesa di 1,5 miliardi di złoty.
Con un coefficiente al 13,39% e una coda di progetti così lunga, il mercato della capacità non può più sostenere da solo tutta la crescita dello stoccaggio. Chi ha già ottenuto i contratti nelle aste più generose ha un vantaggio difficile da recuperare. Gli altri dovranno cercare ricavi altrove, tra servizi di rete, arbitraggio sui prezzi e accordi bilaterali, con meno certezze rispetto a quelle offerte finora dall’asta.
Il mercato della capacità ha fatto nascere lo stoccaggio in Polonia, e il risultato di R.Power dimostra che l’asta resta uno strumento utilizzabile per chi ha dimensioni e capitali. La regola, però, è cambiata in corsa, e il valore riconosciuto a ogni megawatt di batteria si è ridotto a una frazione di quello di partenza. Restano aperte due domande: chi finanzierà le batterie che l’asta non remunera più, e con quali contratti?




