Senza contratto vincolante, l’impianto da 1,2 GW slitta al 2027.

Il dato da cui partire è un rapporto: tre gigawatt di generazione rinnovabile per ogni gigawatt di elettrolisi. Su questo equilibrio si regge il progetto di Hive Hydrogen South Africa (HHSA) nella Zona Economica Speciale di Coega, dove dovrebbe sorgere un impianto da circa un milione di tonnellate l’anno di ammoniaca verde. A riportare l’attenzione sul progetto è stata l’aggiudicazione dell’ingegneria di base a Técnicas Reunidas, resa pubblica da HHSA durante l’Africa Green Hydrogen Summit di Città del Capo, secondo la fonte pubblicata il 16 settembre 2026. Più che come notizia del giorno, quell’annuncio serve come chiave di lettura per capire come è fatto l’impianto e dove si trova davvero il progetto.

Tre gigawatt di sole e vento per ogni gigawatt di elettrolisi

Secondo la scheda pubblicata da Climate Fund Managers, il complesso integrerà 3,6 GW di generazione rinnovabile, di cui 2,4 GW eolici e 1,2 GW fotovoltaici, al servizio di un elettrolizzatore da 1,2 GW. Il sovradimensionamento è la scelta progettuale più interessante. Vento e sole non producono in modo costante, mentre un elettrolizzatore rende al meglio quando lavora il più a lungo possibile vicino alla sua potenza nominale. Mettere tre volte tanta generazione a monte serve a tenere occupato l’impianto di elettrolisi per più ore e a distribuire il costo del capitale su più tonnellate di prodotto. Il prezzo è una centrale rinnovabile molto grande, e quindi costosa. HHSA stima l’investimento complessivo in 1.800 milioni di dollari, circa 1.616 milioni di euro.

Lo scopo del FEED (Front-End Engineering Design, la progettazione di base che precede la decisione d’investimento) affidato al gruppo spagnolo descrive bene la catena di processo. Ci sono gli elettrolizzatori, che scindono l’acqua e producono idrogeno. Ci sono le unità di separazione dell’aria, che estraggono l’azoto, cioè l’altro ingrediente dell’ammoniaca. Poi c’è il circuito di sintesi vero e proprio, dove i due gas si combinano. A monte serve un impianto di dissalazione, perché l’elettrolisi richiede acqua di alta qualità. A valle sono previsti sistemi di stoccaggio da oltre 100.000 tonnellate e condotte che portano il prodotto fino al porto di Ngqura.

La posizione è coerente con la logistica. L’impianto sorgerà vicino a quello scalo, nell’area di Nelson Mandela Bay, nella provincia del Capo Orientale. L’ammoniaca sarà destinata sia al mercato sudafricano sia a clienti internazionali. Sulla carta l’architettura tiene: rinnovabili sovradimensionate, processo integrato, serbatoi capienti e banchina a portata di tubo. Resta da capire quanto costerà davvero una tonnellata di quell’ammoniaca, una volta caricata sulla nave.

650 dollari a tonnellata, con la Namibia alle spalle

Hive ha messo un numero sul tavolo. Secondo quanto riportato da Ammonia Energy Association, l’azienda indica un prezzo FOB di 650 dollari per tonnellata, cioè il valore della merce caricata a bordo nel porto di partenza. Il prezzo CIF, che include anche nolo e assicurazione fino a destinazione, sarebbe inferiore a 700 dollari. Il direttore commerciale John Nutt ha ribadito che l’obiettivo resta produrre ammoniaca verde al costo più basso al mondo. È un’ambizione dichiarata dal promotore, non un costo verificato su un impianto in esercizio: oggi Coega è un progetto in fase di ingegneria, non un’installazione commerciale.

Il confronto più diretto è a nord, in Namibia. Il progetto di Hyphen Hydrogen Energy punta a 2 milioni di tonnellate l’anno di ammoniaca verde da esportare, il doppio di Coega. L’African Development Bank ha approvato un prestito da 10 milioni di dollari a sostegno di un’iniziativa valutata oltre 10 miliardi, una somma pensata anche per finanziare il FEED. I due progetti si rivolgono agli stessi acquirenti asiatici ed europei e si contendono gli stessi investitori e la stessa capacità ingegneristica. A quel punto conta sapere chi ha già firmato con qualcuno.

Un memorandum non è un contratto

Per Coega la risposta è semplice: nessuno, almeno in forma vincolante. L’impianto progettato da Técnicas Reunidas non ha un offtake confermato. Le sue prospettive di export si basano sulla domanda attesa in Asia e nell’Unione Europea e su un Memorandum di Cooperazione firmato con il conglomerato giapponese ITOCHU Corporation. Il documento prevede un suo possibile coinvolgimento come investitore strategico nel capitale e come acquirente. Gli aggettivi contano: è un coinvolgimento “potenziale”, messo nero su bianco in un memorandum e non in un contratto di acquisto pluriennale, che è il documento su cui le banche finanziano impianti di questa taglia.

Il calendario va letto in questa luce. Hive punta alla decisione finale d’investimento (FID) entro il terzo trimestre 2027. Da quella decisione dipendono anche le ricadute promesse sul territorio: oltre 20.000 posti di lavoro tra costruzione ed esercizio, concentrati nella regione di Nelson Mandela Bay. Il FEED definisce taglia degli elettrolizzatori, volumi di stoccaggio e tracciato delle condotte. Ma senza un offtake firmato, quegli impianti esistono soltanto nei disegni.

Per chi progetta e installa, Coega resta comunque un riferimento tecnico concreto. Mostra un rapporto rinnovabili/elettrolisi di tre a uno, stoccaggi oltre le 100.000 tonnellate e una logistica portuale integrata fin dalla fase di ingegneria. Il limite però è altrettanto chiaro. Il FEED riduce il rischio ingegneristico, non quello commerciale. Fino alla FID del 2027 e a un contratto d’acquisto vincolante, avere un progetto pronto da costruire non garantisce che l’impianto verrà costruito.